Finalmente
il Trovatore: gran bello spettacolo, dal punto di vista musicale, incommensurabilmente
superiore a quello della Scala (spettacolo del dicembre 2000, diretto da
Muti: N.D.R.); sono invece perplesso sulla realizzazione scenica.
Direzione
di Metha incandescente, senza fisime filologiche; in certi momenti
l'orchestra suonava un po' forte ma... ce ne fossero.
Ottimo
il quartetto dei cantanti; con quello che passa il convento penso che
difficilmente si potrebbe chiedere di meglio.
Bravissima
la Cedolins, che ascoltavo per la prima volta. Secondo me aveva una claque
personale, ma comunque gli applausi se li è meritati tutti.
Bravo
anche Guelfi, che si sta rivelando una sicurezza.
Tra
l'altro i due italiani dimostravano di essere superiori nel fraseggio; era
chiaro che capivano quello che cantavano.
Ottima
anche la Diadkova, anche se la dizione era poco chiara. Il Babbo (soprannome
del commercialista-cantante N.d.R.) dice che ha sbagliato "Stride la
vampa"; io ho avuto l'impressione che ci siano stati dei problemi
nell'impianto di amplificazione (che sappiamo essere usato al Comunale) ,
come se avessero mutato la regolazione nel corso del brano.
Quanto
ad Alagna rimane un gran bel tenore, anche se forse si è un po' risparmiato
in attesa della "Pira", e qualche pasticcietto lo ha fatto.
Mediocre la recitazione (ma forse ciò va imputato al regista).
Superbo
il coro.
Quanto
alla regia non mi ha dato particolari emozioni (che è quello che al regista
io chiedo). Ho la sensazione che qualsiasi messa in scena oggi debba avere
riferimenti e citazioni colte. Il regista sembra dire: guardate, non ho
studiato solamente come far muovere i cantanti sul palcoscenico, ma conosco
la pittura, il teatro ecc. Benissimo se ciò è funzionale all'impatto
emotivo, ma non mi sembrato questo il caso.
Abbiamo
avuto una scarsa cura nella recitazione dei cantanti (col punto più basso
in Alagna che si è mosso come un sacco di patate) e ci siamo dovuti
sorbire:
1)
Ferrando che nella prima scena canta col maglione e i pantaloni moderni (in
mezzo agli armigeri vestiti in costume). Spiegazione: narra l'antefatto ed
ha quindi la funzione di "prologo". Ma in un opera che vede tutti
gli altri personaggi e lo stesso Ferrando nelle scene successive vestiti
tradizionalmente mi sembra una bizzarria intellettualistica e nulla più.
2)
Azucena che alla fine, dopo il "Sei vendicata madre" si toglie il
mantello ed esce a passo spedito dalla porta (della serie: ora che ho
vendicato la mi' mamma mi posso pure toglie' da' coglioni). Spiegazione:
teatro nel teatro (Pirandello: sotto questa luce va letta tutta
l'impostazione registica); compiuta la propria missione e consumato il
dramma, la zingara, motore del medesimo, esce di scena. Ma a vederla mi ha
fatto l'effetto di comicità involontaria.
3)Quadri
simil Velasquez; ma che ci sta a fare il quadro del guerriero a cavallo su
un trespolino di legno all'inizio del terzo atto (con sullo sfondo due
alberelli striminziti), che dopo poco viene portato via.
4)Il
fuoco. E' vero che qualsiasi lettura che facciamo su quest'opera ci spiega
che è il fuoco l'elemento che la pervade, però quelle fiamme che escono da
appositi fori fatti sul palcoscenico (tra l'altro in modo fastidiosamente
rumoroso) la prima volta affascinano, la seconda meno, la terza stuccano, le
altre ti viene da dire: che palle!.
Pessimo
il pubblico: squilli di cellulare, colpi di tosse, molti applausi alla fine
della arie e troppo pochi alla fine dell'opera (i cantanti e il direttore ne
meritavano di più).
Ottimo
il finale di serata a casa Comparini (il commercialista-cantante: n.d.r.),
del quale dovresti darmi l'indirizzo E-mail.
Scusami
per la logorrea e fammi sapere le tue impressioni.
Per quale motivo
ho riportato i miei commenti ad un vecchio spettacolo? Perché lo
stesso spettacolo, sia pur mutato in quasi tutti gli interpreti, è stato
ripreso per inaugurare la stagione invernale di Firenze.
Una stagione, è
il caso di dirlo, piuttosto misera: quattro titoli per
l'autunno-inverno, di cui ben tre riprese, tutte di opere popolari,
evidentemente per motivi di cassetta, e solo tre titoli per il Maggio
(quando eravamo abituati a 4) di cui uno di Dallapiccola per il
quale c'è il rischio che il teatro presenti ampi spazi vuoti.
Su tutto
pesa evidentemente la crisi economica che attanaglia le fondazioni liriche
(alla Scala solo un titolo su 10 quest'anno è una nuova produzione), ma che
dispiace incida drammaticamente sulla produzione - di tagliare i costi fissi
non se ne parla - con il rischio di innescare una spirale perversa: meno
produzioni nuove, quindi meno interesse, quindi meno spettatori, quindi meno
incassi, quindi meno risorse, quindi ancor meno produzioni nuove....
Tornando al
Trovatore, il vero motivo per il quale ho riportato questi vecchi commenti
è che Massimo Gasparon, che ha ripreso la regia di Pier Luigi Pizzi (autore
anche di scene e costumi), la ha modificata eliminando tutti -dico tutti-
gli inconvenienti che avevo segnalato, quasi che avesse letto l' e-mail
all'Editore e mi avesse voluto accontentare (giuro che non lo conosco):
1) Ferrando canta
in costume anche la prima scena.
2) Azucena alla
fine dell'opera rimane in scena esultando per la vendetta consumata.
3) I quadri
di Velasquez rimangono, ma sono alle pareti del palazzo del Conte di Luna e
fungono da arredi: il trespolino in legno che ostenta il quadro all'inizio
del terzo atto è eliminato.
4) Il fuoco che
esce dal palcoscenico è limitato alla prima scena.
Ne è risultato
uno spettacolo sicuramente superiore a quello di due anni fa: una messa in
scena tradizionale, privata da ogni elemento intellettualistico, senza
particolare fantasia nella direzione dei cantanti, i quali però venivano intelligentemente
posti, nei momenti topici, nella parte anteriore del palcoscenico in modo da
rendere ben percettibili le voci.
Quanto ai
cantanti di quello spettacolo è rimasto solo Carlo Guelfi, che si è
comportato ancora meglio di allora: intonato, sicuro, espressivo, senza
quegli eccessi di truculenza che talvolta penalizzano l'interpretazione del
conte di Luna.
Mariane Cornetti
(l'unica del secondo cast alla recita che ho sentito: il primo cast
prevedeva Dolora Zajick) ha ben cantato nel ruolo di Azucena, ponendo
più l'accento sulla sete di vendetta che sull'amore materno.
Leonora era
Dimitra Theodossiou che già avevo ascoltato in questo ruolo alla Scala,
dove non mi era piaciuta nella prima aria e mi era apparsa migliorare nella
seconda.
Qualcuno parla di
questa cantante greca come della nuova Callas: francamente non sono in grado
di giudicarla. In comune con la Callas ha un timbro di voce oggettivamente
non bello e qui il paragone si ferma. Passa da frasi benissimo
cantate ad altre che non mi convincono; come intensità espressiva era
certamente la meno incisiva.
Quanto a Franco
Farina (Manrico) mi è apparso dignitoso e non condivido i dissensi
che qualcuno ha espresso nei suoi confronti: è stato assai bravo ed
espressivo nei recitativi, e per una parte per cui la prima aria è prevista
al terzo atto non è poco; certo nell'aria ha mostrato qualche disomogeneità
e nella cabaletta ha abbassato il do acuto. D'altra parte bisogna
considerare che in questo ruolo il convento oggi passa assai poco
Da non trascurare
un superlativo Maurizio Muraro nel ruolo di Ferrando
Il direttore
d'orchestra era Mark Elder: da notizie confidenziali ho appreso che
l'orchestra non era particolarmente soddisfatta e che i musicisti avevano
una notevole difficoltà ad andare a tempo; dalla platea si percepiva una
direzione senza colpi d'ala che alternava momenti incalzanti a momenti
lirici ed intimi, senza particolare cura dei dettagli, ma anche senza
precludere la godibilità dello spettacolo.
Il coro ha
cantato con maggior uniformità e minor sfumature del solito tendendo
per lo più al "forte".
Assente l'Editore
che, dopo aver visto lo spettacolo 2 anni fa non è tornato alla ripresa:
vedremo che cosa farà con le Nozze di Figaro di ottobre, anche questa una
ripresa di uno spettacolo del 1992 che Lui vide ben 4 volte nel giro di
pochi giorni (non da solo..., ma di questo parleremo a tempo debito...).