Trovatore

Teatro Comunale

Firenze

13 Settembre 2003

 

 

COME NASCE QUESTA RUBRICA

 
Dovete sapere che fini a poche anni fa (1999 -2000) il Nostro Editore non sapeva nulla di computer. Non solo non sapeva nulla, ma non ne voleva sapere nulla, e quando gliene parlavo snobbava l'argomento: un gioco per bambini un po' troppo cresciuti.
Poiché la nostra frequentazione era dovuta alla passione per la musica classica gli spiegai che attraverso internet si potevano conoscere con facilità ed in anticipo i programmi di tutti i Teatri del mondo e si potevano addirittura acquistare i biglietti: Lui in un primo momento continuò a mostrare sufficienza, poi comprò un computer, si collegò internet, prese lezioni ed imparò programmare, e, a partire dal maggio 2001, realizzò il presente sito web.
Già prima che nascesse il sito eravamo usi scambiarsi e-mail per lo più su argomenti di musica classica: gli mandavo per scritto le mie opinioni sugli spettacoli visti.
Con la realizzazione del sito web Egli, proditoriamente, senza dirmi nulla, cominciò a pubblicare le mie e-mail nella rubrica "Recensioni".
Io stetti al gioco, arricchii un po' i miei commenti e successivamente cominciai a dare anche delle pennellate di costume, con divagazioni sull' Editore e la sua ipocondria, sui Compagni di Merende e soprattutto sul Maestro Damiano e Signora.
Rovistando tra le mie vecchie e-mail ne ho trovata una del 7 maggio 2001 (h. 22,17) pochi giorni prima che il presente sito web nascesse (è del 20 maggio successivo la prima notizia sul Maestro Damiano: quella che annunciava che si era rotto un piede), dove commentavo IL TROVATORE che aveva inaugurato Il Maggio Musicale Fiorentino di quell'anno.
La ripropongo qui sotto per intero.
 
Finalmente il Trovatore: gran bello spettacolo, dal punto di vista musicale, incommensurabilmente superiore a quello della Scala (spettacolo del dicembre 2000, diretto da Muti: N.D.R.); sono invece perplesso sulla realizzazione scenica.
 
Direzione di Metha incandescente, senza fisime filologiche; in certi momenti l'orchestra suonava un po' forte ma... ce ne fossero.
 
Ottimo il quartetto dei cantanti; con quello che passa il convento penso che difficilmente si potrebbe chiedere di meglio.
 
Bravissima la Cedolins, che ascoltavo per la prima volta. Secondo me aveva una claque personale, ma comunque gli applausi se li è meritati tutti.
 
Bravo anche Guelfi, che si sta rivelando una sicurezza.
Tra l'altro i due italiani dimostravano di essere superiori nel fraseggio; era chiaro che capivano quello che cantavano. 
 
Ottima anche la Diadkova, anche se la dizione era poco chiara. Il Babbo (soprannome del commercialista-cantante N.d.R.) dice che ha sbagliato "Stride la vampa"; io ho avuto l'impressione che ci siano stati dei problemi nell'impianto di amplificazione (che sappiamo essere usato al Comunale) , come se avessero mutato la regolazione nel corso del brano.
 
Quanto ad Alagna rimane un gran bel tenore, anche se forse si è un po' risparmiato in attesa della "Pira", e qualche pasticcietto lo ha fatto. Mediocre la recitazione (ma forse ciò va imputato al regista).
 
Superbo il coro.
 
Quanto alla regia non mi ha dato particolari emozioni (che è quello che al regista io chiedo). Ho la sensazione che qualsiasi messa in scena oggi debba avere riferimenti e citazioni colte. Il regista sembra dire: guardate, non ho studiato solamente come far muovere i cantanti sul palcoscenico, ma conosco la pittura, il teatro ecc. Benissimo se ciò è funzionale all'impatto emotivo, ma non mi sembrato questo il caso.
Abbiamo avuto una scarsa cura nella recitazione dei cantanti (col punto più basso in Alagna che si è mosso come un sacco di patate) e ci siamo dovuti sorbire:
1) Ferrando che nella prima scena canta col maglione e i pantaloni moderni (in mezzo agli armigeri vestiti in costume). Spiegazione: narra l'antefatto ed ha quindi la funzione di "prologo". Ma in un opera che vede tutti gli altri personaggi e lo stesso Ferrando nelle scene successive vestiti tradizionalmente mi sembra una bizzarria intellettualistica e nulla più.
2) Azucena che alla fine, dopo il "Sei vendicata madre" si toglie il mantello ed esce a passo spedito dalla porta (della serie: ora che ho vendicato la mi' mamma mi posso pure toglie' da' coglioni). Spiegazione: teatro nel teatro (Pirandello: sotto questa luce va letta tutta l'impostazione registica); compiuta la propria missione e consumato il dramma, la zingara, motore del medesimo, esce di scena. Ma a vederla mi ha fatto l'effetto di comicità involontaria.
3)Quadri simil Velasquez; ma che ci sta a fare il quadro del guerriero a cavallo su un trespolino di legno all'inizio del terzo atto (con sullo sfondo due alberelli striminziti), che dopo poco viene portato via.
4)Il fuoco. E' vero che qualsiasi lettura che facciamo su quest'opera ci spiega che è il fuoco l'elemento che la pervade, però quelle fiamme che escono da appositi fori fatti sul palcoscenico (tra l'altro in modo fastidiosamente rumoroso) la prima volta affascinano, la seconda meno, la terza stuccano, le altre ti viene da dire: che palle!. 
 
Pessimo il pubblico: squilli di cellulare, colpi di tosse, molti applausi alla fine della arie e troppo pochi alla fine dell'opera (i cantanti e il direttore ne meritavano di più).
 
Ottimo il finale di serata a casa Comparini (il commercialista-cantante: n.d.r.), del quale dovresti darmi l'indirizzo E-mail.
 
Scusami per la logorrea e fammi sapere le tue impressioni.
 
Per quale motivo ho riportato i miei commenti ad un vecchio spettacolo? Perché lo stesso spettacolo, sia pur mutato in quasi tutti gli interpreti, è stato ripreso per inaugurare la stagione invernale di Firenze.
Una stagione, è il caso di dirlo, piuttosto misera: quattro titoli per l'autunno-inverno, di cui ben tre riprese, tutte di opere popolari, evidentemente per motivi di cassetta, e solo tre titoli per il Maggio (quando eravamo abituati a 4) di cui uno di Dallapiccola per il quale c'è il rischio che il teatro presenti ampi spazi vuoti.
Su tutto pesa evidentemente la crisi economica che attanaglia le fondazioni liriche (alla Scala solo un titolo su 10 quest'anno è una nuova produzione), ma che dispiace incida drammaticamente sulla produzione - di tagliare i costi fissi non se ne parla - con il rischio di innescare una spirale perversa: meno produzioni nuove, quindi meno interesse, quindi meno spettatori, quindi meno incassi, quindi meno risorse, quindi ancor meno produzioni nuove.... 
 
Tornando al Trovatore, il vero motivo per il quale ho riportato questi vecchi commenti è che Massimo Gasparon, che ha ripreso la regia di Pier Luigi Pizzi (autore anche di scene e costumi), la ha modificata eliminando tutti -dico tutti- gli inconvenienti che avevo segnalato, quasi che avesse letto l' e-mail all'Editore e mi avesse voluto accontentare (giuro che non lo conosco):
1) Ferrando canta in costume anche la prima scena.
2) Azucena alla fine dell'opera rimane in scena esultando per la vendetta consumata.
3) I quadri di Velasquez rimangono, ma sono alle pareti del palazzo del Conte di Luna e fungono da arredi: il trespolino in legno che ostenta il quadro all'inizio del terzo atto è eliminato.
4) Il fuoco che esce dal palcoscenico è limitato alla prima scena. 
Ne è risultato uno spettacolo sicuramente superiore a quello di due anni fa: una messa in scena tradizionale, privata da ogni elemento intellettualistico, senza particolare fantasia nella direzione dei cantanti, i quali però venivano intelligentemente posti, nei momenti topici, nella parte anteriore del palcoscenico in modo da rendere ben percettibili le voci.
 
Quanto ai cantanti di quello spettacolo è rimasto solo Carlo Guelfi, che si è comportato ancora meglio di allora: intonato, sicuro, espressivo, senza quegli eccessi di truculenza che talvolta penalizzano l'interpretazione del conte di Luna.
Mariane Cornetti (l'unica del secondo cast alla recita che ho sentito: il primo cast prevedeva Dolora Zajick)  ha ben cantato nel ruolo di Azucena, ponendo più l'accento sulla sete di vendetta che sull'amore materno.
Leonora era Dimitra Theodossiou che già avevo ascoltato in questo ruolo alla Scala, dove non mi era piaciuta nella prima aria e mi era apparsa migliorare nella seconda.
Qualcuno parla di questa cantante greca come della nuova Callas: francamente non sono in grado di giudicarla. In comune con la Callas ha un timbro di voce oggettivamente non bello e qui il paragone si ferma. Passa da frasi benissimo cantate ad altre che non mi convincono; come intensità espressiva era certamente la meno incisiva.
Quanto a Franco Farina (Manrico) mi è apparso dignitoso e non condivido i dissensi  che qualcuno ha espresso nei suoi confronti: è stato assai bravo ed espressivo nei recitativi, e per una parte per cui la prima aria è prevista al terzo atto non è poco; certo nell'aria ha mostrato qualche disomogeneità e nella cabaletta ha abbassato il do acuto. D'altra parte bisogna considerare che in questo ruolo il convento oggi passa assai poco
Da non trascurare un superlativo Maurizio Muraro nel ruolo di Ferrando
 
Il direttore d'orchestra era Mark Elder: da notizie confidenziali ho appreso che l'orchestra non era particolarmente soddisfatta e che i musicisti avevano una notevole difficoltà ad andare a tempo; dalla platea si percepiva una direzione senza colpi d'ala che alternava momenti incalzanti a momenti lirici ed intimi, senza particolare cura dei dettagli, ma anche senza precludere la godibilità dello spettacolo.
Il  coro ha cantato con maggior uniformità e minor sfumature del solito tendendo per lo più al "forte".
 
Assente l'Editore che, dopo aver visto lo spettacolo 2 anni fa non è tornato alla ripresa: vedremo che cosa farà con le Nozze di Figaro di ottobre, anche questa una ripresa di uno spettacolo del 1992 che Lui vide ben 4 volte nel giro di pochi giorni (non da solo..., ma di questo parleremo a tempo debito...).