Zimmermann
Teatro
dei Rozzi Siena
15
Marzo 2002

15 marzo 2002. A Siena, al
Teatro dei Rozzi, era in programma un concerto del pianista Krystian
Zimmerman.
Ho chiesto al mio Editore se
poteva trovarmi un biglietto e egli, efficientissimo, me lo ha procurato, ma,
ipocondriaco com'è, è rimasto a casa, non volendo frequentare luoghi
affollati, per paura di contrarre qualche virus che, oltre ad arricchire
il suo già copioso quadro clinico
,
avrebbe rischiato di impedirgli di affrontare la imminente trasferta a
Salisburgo, per il Festival di Pasqua.
Lo abbiamo compreso essendo
la sua presenza nella città austriaca di fondamentale importanza per ben due
motivi: da una parte doveva ascoltare il Parsifal e tre concerti sinfonici per
cui aveva già i biglietti, pagati a peso d'oro, dall' altra doveva
incontrare il Maestro Damiano per essere personalmente testimone delle
sue gesta, di cui è il cantore.
Sono andato perciò da solo
al concerto dove ho incontrato peraltro molti "compagni di merende",
tra i quali una nota mecenate protagonista del Festival Musica e Rossi
Toscani"
.
Ma veniamo al Concerto.
In programma musica di Brahms: i 6
Klavierstucke op. 118 e le due sonate op. 2 e op. 5.
I kalvierstucke fanno parte di
quelle raccolte (op. 116, 117, 118 e 119) di pezzi brevi che Brahms
compose nell'ultimo periodo della sua vita, quasi un testamento spirituale,
caratterizzati da un tono intimo, introspettivo, assorto.
Le due sonate si collocano invece
all'inizio della carriera del compositore amburghese: sono appassionate,
vibranti, e furono apprezzate da Schumann, cui l'autore le sottopose.
Quanto all'esecuzione essa mi
ha lasciato una perplessità: in genere mi è molto piaciuta. Zimmerman suona
con una varietà di fraseggio e con una sensibilità di tocco che
rendono le sue esecuzioni estremamente originali ma al tempo stesso
rigorose.
Il problema si poneva quando
affrontava i ff e fff: in quei casi il volume del suono appariva
eccessivamente alto e fastidioso (questa sensazione mi è stata confermata
da amici che hanno ascoltato il concerto da posti diversi). Che dire? Che
Zimmerman, pianista che mi è sempre piaciuto molto, sia diventato un
"pestone"? E difficile crederlo. Poiché anche nell'altro
concerto per pianoforte che ho ascoltato al Teatro dei Rozzi, di Maurizio
Pollini, ho avuto le stesse sensazioni (anzi, amplificate, ma ero seduto -
ahimè - in prima fila) mi è sorto un dubbio: che lo Steinway
della Chigiana non sia eccessivo per quel piccolo teatro?
Si tratta di un'ipotesi che vede scettico
il Nostro Editore ma che terrei in considerazione e che vedrò di
verificare alla prossima occasione.
