Turandot

Staatsoper unter den Linden

Berlino

30 Settembre 2003

 

Lo scorso maggio facemmo una cosa che non avevamo mai fatto: recensimmo un' opera, La BOHEME rappresentata alla Staatsoper Unter der Linden di Berlino, senza averla vista: pensavamo di aver toccato il fondo, anche se a nostra parziale scusante avevamo il fatto che in essa recitava la grande JKK-GiuGI.
Non era così. Stavolta faremo di peggio: recensiremo la Turandot rappresentata al medesimo teatro, non solo senza averla vista, ma anche senza che JKK vi abbia recitato; la recensiremo solo per la ragione che Ella avrebbe dovuto recitarvi, anche se, per i motivi che elencheremo, ha dato forfait ed è stata sostituita.
 
Ma veniamo ai fatti:
1) Nel maggio 2003 JKK esordisce come attrice (in un ruolo muto) in Boheme riscuotendo uno strepitoso successo; di conseguenza le viene proposta una parte, anch'essa muta, per Turandot del settembre 2003: la moglie di Ping, Pong o Pang [avremmo preferito di tutti e tre contemporaneamente ma la regista Doris Dorrie non ha immaginato le molteplici soluzioni sceniche che avrebbe consentito un'intuizione del genere].
 
2) La Nostra prima nicchia, per paura che le prove interferiscano sulle sue vacanze in Toskana, poi, visto anche che è l'unico lavoro per il quale fino a quel momento sia stata pagata, accetta.
 
3) Nel giugno 2003 iniziano le prove. Il ruolo della Nostra è estremamente impegnativo: recitato tutto in ginocchio. Che cosa faccia in quella posizione non è dato conoscere, nè noi riteniamo opportuno indagare. Vi basti sapere che la scomoda postura le provoca i lividi documentati in questa foto che Ella sopporta eroicamente, senza un lamento
 
 
Povera GiuGi: una martire!
Per la cronaca: con Lei prova anche un' altra attrice che dovrà alternarsi nelle recite e il cui fascino non si avvicina nemmeno lontanamente a quello della Nostra: meno bella, meno alta, meno tutto....
 
4) Il 12 agosto lo scrivente La incontra nei pressi di Siena e Le chiede se sarà la moglie di Ping, Pong o Pang. "Non lo so." è la risposta.
Ora capiamo perché il Maestro Damiano non se la sposa. Uno degli esemplari più rappresentativi del Maschio Latino non potrebbe mai sopportare l'umiliazione di una risposta del genere se il marito fosse Lui!
 
5) Il giorno 6 settembre il Maestro Damiano cade rovinosamente di bicicletta e si rompe il dito mignolo della mano sinistra con interessamento del tendine (come meglio descritto nella relativa pagina web).
I lettori sono sgomenti: c'è il rischio concreto che la fulgida carriera di uno dei massimi concertisti dei nostri giorni possa interrompersi: un dito per un fagottista è molto importante: si fosse rotto il pisello... chi se ne frega! ma la frattura al dito con interessamento al tendine è quanto di peggio possa esserci.
Gli ammiratori del Maestro, costernati, inviano al Nostro Editore petizioni di ogni genere: da quelle che chiedono che il Maestro venda il pericoloso mezzo di trasporto (che tra l'altro gli procurò nel 2001 la frattura del piede) a quelli che chiedono almeno l'installazione delle ruotine laterali.
Gli unici che sembrano non preoccuparsi sono proprio il Maestro stesso e JKK che intravedono nell'incidente da una parte l'occasione di fare un mese e mezzo di vacanza aggiuntiva, buona parte della quale in Toskana, dall' altra la possibilità di lucrare sulle assicurazioni principesche del Maestro in modo da poter pagare almeno una piccola parte dei copiosi debiti contratti per acquistare e ristrutturare la casa di Orgia.
C'è un problema però: come fare con gli impegni teatrali di JKK?
Il Nostro Editore (IL NUOVO INCIDENTE E L'AUTUNNO TOSKANO 2003  DEL MAESTRO DAMIANO: 11 settembre 2003) comunica che Ella farà le prove di settembre ma non le recite: Noi, che avevamo sempre ritenuto che i tedeschi fossero seri e gli italiani dei peracottari riscopriamo improvvisamente l'orgoglio per la nostra identità nazionale.
Poi però veniamo a sapere che i tedeschi sono rimasti seri; è JKK che è una tedesca-napoletana: non solo è riuscita a scaricare le recite sulla collega; non solo è riuscita a far credere che si assenterà per gravi motivi familiari, inventandosi un' operazione alla mano che il Maestro Damiano non dovrà mai subire; non solo sarà comunque pagata per aver provato, pur avendo dato buca alle recite...; ma è riuscita addirittura a rigirare la frittata, a protestare col il regista colpevole di aver assegnato la parte per la "prima" alla collega e solo per due repliche a Lei: figuriamoci se un'attrice del calibro della GiuGi rimane a Berlino per recitare solo in due repliche; che se le facesse tutte l'altra! Lei però si è  riservata la possibilità di salire sul palcoscenico quando l'opera sarà ripresa, sempre che ne abbia voglia naturalmente...
 
6) la Turandot va in scena tra la delusione del pubblico: nessuno si accorge  di Sylvie Valayre (Turandot), di Dario Volontè (Calaf) e di Elena Kelessidi (Liù); nessuno riesce a concentrarsi sulla regia di Doris Dorrie o sulla direzione di Kent Nagano; ma tutto il pubblico percepisce che l'assenza di JKK-GiuGI ha impedito allo spettacolo di decollare, scadendo nella più trita routine.
 
Rimane l'attesa per la ripresa nella speranza che al Nostra Grande Attrice decida di esserci.
Ma - ci chiediamo noi - la regia così come è stata impostata è adatta per esaltare le straordinarie doti recitative della Nostra? 
Non ne siamo convinti.
Il primo atto, passato recitando in ginocchio, può andare ancora bene: tra l'altro - narra la leggenda - pare sia stato il Maestro Damiano a suggerire alla regista questa posizione sottomessa, a scopo didattico.  
Ma è il terzo atto a far acqua.
 
A questo punto, abusando della pazienza dei miei numerosi lettori, sono costretto ad aprire una dotta parentesi musicologica.
Tutti sanno che Turandot è un opera rimasta incompiuta, perché Puccini morì prima che fosse riuscito a musicare il duetto finale: la musica di Puccini si ferma quindi al funerale di Liù .
L'attuale finale venne composto da Alfano (in realtà li compose addirittura due); più di recente Luciano Berio ha proposto a sua volta un altro finale che, ad oggi, non sembra sia riuscito a scalzare quello tradizionale di Alfano.
Quello che forse non tutti sanno è che Puccini ebbe a disposizione ben un anno di tempo (dal novembre 1923 al novembre 1924, quando morì) per risolvere il duetto finale Calaf-Turandot ma non venne a capo di nulla: quella musica proprio non gli usciva fuori!
Perché?
Ovviamente ciascun musicologo può cercare di dare a questa domanda una risposta, che sarà sempre soggettiva, personale, passibile di critiche.
Molto immodestamente anch'io ho una teoria che espongo senza alcuna vergogna: Puccini non riuscì a comporre la musica del duetto finale perché trovava quel duetto inadeguato. In piena temperie novecentesca (Berg all'epoca aveva già scritto il Wozzeck) un duetto d'amore come concepito dai librettisti Adami e Simoni era quanto di più banale potesse esserci. Ma non seppero trovare di meglio, nè Puccini, che pure siamo sicuri che nel suo inconscio sapesse quale fosse il finale adatto, non seppe esprimere ciò che voleva. 
E qual'è questo finale?
Ping, Pong e Pang, come tutti sanno, fanno di tutto perché Calaf riveli il proprio nome (in caso contrario Turandot li sottoporrebbe ai più feroci supplizi): gli offrono enormi ricchezze e donne bellissime ma questi rifiuta. A questo punto si inserisce il vero unico finale che renderebbe l'opera un capolavoro:
di fronte all'ennesimo rifiuto di Calaf, Ping Pong e Pang ormai disperati, giocano la loro ultima carta: "non vuoi ricchezze? non vuoi le donne più belle del regno? allora ti offriamo nostra moglie!".
La moglie di Ping, Pong e Pang viene portata al centro del palcoscenico e le vengono strappati gli abiti di dosso di modo che rimanga completamente nuda.
Davanti a tanta bellezza concentrata ella stessa persona Calaf, estasiato, esclama: "...affanculo Turandot! Voglio la moglie di Ping, Pong e Pang!".
Scena di sesso torrido.
Sipario.
Applausi scroscianti, standing ovation e richieste di bis.
Bis dell'intera ultima scena (sempre che il tenore ce la faccia). 
 
Ecco il vero unico finale di Turandot, quello che Puccini non ha mai composto ma avrebbe certamente composto se fosse riuscito a tirarlo fuori dalle pieghe più recondite del suo inconscio.
Ma all'epoca la psicanalisi era agli albori e - soprattutto - all'epoca non esisteva un'attrice della bellezza, dell'espressività, della sensualità di JKK-GiuGI (che - come è noto - sarebbe nata pochi anni dopo).
Con la presenza della GiuGi a Puccini si sarebbe immediatamente rivelato il finale moderno, provocatorio, dirompente: l'unico finale degno di concludere l'opera, e per il quale la musica gli sarebbe venuta di getto.
 
E allora se la regista Doris Dorrie fa delle scelte così originali quali quella di inserire nell'opera un personaggio che non esiste, quale la moglie di Ping, Pong e Pang (la qual cosa a molti potrebbe sembrare una cazzata) perché non fare delle scelte ancor più originali ma allo stesso tempo coerenti; perché non tener conto della genesi dell'opera e non rappresentarla, anziché con il finale di Alfano, con il vero ed unico finale che Puccini avrebbe voluto?
Che il regista tenga conto dei nostri suggerimenti nella ripresa dell'opera! Che valorizzi finalmente in pieno le capacità espressive della Nostra Grande Attrice! Che ritagli per JKK un ruolo da protagonista nella storia della musica e della musicologia, quale musa ispiratrice e chiave di lettura "a posteriori" della Turandot!