Jansons

Teatro la Fenice

Venezia

20 Dicembre 2003

 

Come ai miei numerosi lettori è noto, il Nostro Editore ama trascorrere il proprio tempo bagordeggiando col Maestro Damiano, preferibilmente in località pregevoli dal punto di vista artistico e/o paesaggistico.
Come è altrettanto noto, il Maestro Damiano, quando non lavora (la qual cosa recentemente capita assai spesso) evita la musica come fosse la lebbra.
Come è stato possibile trovarmi ad ascoltare un concerto e a vagabondare per Venezia insieme ad entrambi (e senza che il concerto fosse della Filarmonica di Berlino)?
Diciamo che è come se si fosse verificata una di quelle congiunzioni astrali che si ripetono una volta ogni qualche secolo: con l'Editore avevamo deciso di andare ad ascoltare il concerto della Filarmonica di Vienna (acerrima rivale di quella di Berlino) che concludeva la settimana di manifestazioni per l'inaugurazione del Teatro la Fenice restaurato; il Maestro Damiano era stato invitato dal suo amico Maestro Viotti per il concerto da quest'ultimo diretto nell'ambito delle medesime manifestazioni e si era trattenuto per l' week-end.
Presenti anche altri compagni di merende tra cui il commercialista-cantante-presidente del consiglio di amministrazione cui molto deve la musica per il suo ruolo di Presidente-mecenate, e moltissimo deve il Maestro Damiano, per la preziosa opera di consulenza nell'acquisto della casa ad Orgia e per le condizioni privilegiate nei rapporti con la Banca Del Vecchio.
Capisco che la carne al fuoco è parecchia: dover scrivere di musica e nel contempo relazionarvi su  tanti personaggi e di tale importanza ci fa correre il rischio di fare confusione: quindi cerchiamo di andare per ordine.


 

IL TEATRO

 


Un Teatro costruito oggi con stucchi, specchi e dorature, senza quella patina d’antichità che viene con il tempo, può lasciare perplessi e sembrare kitsch: ma è la conseguenza inevitabile della scelta di riedificarlo “com’era e dov’era”.
Al nostro Editore non è piaciuto per nulla e lo ha paragonato alle case di tolleranza. In particolare si è lamentato della scelta di materiali troppo economici.
Poiché Egli è un rinomato esperto di antiquariato (materia sulla quale confessiamo la nostra completa ignoranza) gli cediamo al parola:
Basti solo questo: gli intagli del legno tanto sbandierati come fatti dalle sapienti mani degli artigiani veneziani sono invece stati realizzati in Cina (!) dalle certamente sapienti, ma anche più a buon mercato, mani degli 'artigiani' (speriamo almeno maggiorenni) cinesi. Le dorature invece (tutte a porporina e non a foglia d'oro come avrebbero filologicamente dovuto essere) sono state fatte da doratori fiorentini i quali, avendo chiesto ai responsabili veneziani se potevano invecchiarle con un pò di patina, si son sentiti rispondere che non era necessario ... in gergo a Firenze chiamano questo tipo di dorature: cornici da arabi...  
Quanto all’acustica era stata definita “perfetta” dai media: mi è sembrato che questi toni trionfalistici siano stati eccessivi. Dalla galleria mi è parso che il suono non si espandesse nella sua completezza e risultasse un po’ sordo; avremo comunque modo di verificare in altre occasioni.
 

 

IL CONCERTO

 


La Filarmonica di Vienna era diretta da Mariss Jansons.
In programma è iniziato con l’ouverture di Ruy Blas di Mendelssohn, suonata a mio parere senza la necessaria trasparenza.
E’ seguita la seconda sinfonia di Schumann, eseguita in crescendo. Se i primi movimenti sono volati via senza destare particolari emozioni, corrispondendo ad una agogica assai varia una dinamica del suono un po’ appiattita, nel tempo lento e soprattutto nel finale l’esecuzione è decollata  e il favoloso suono degli archi viennesi (che oggi non ha uguali) ci ha avvolto nella sua smisurata bellezza. Rimane il fatto che si è trattata di una lettura all’insegna di una sontuosa eleganza, rimanendo in secondo piano i contrasti romantici che pure caratterizzano questa composizione.
Il meglio è venuto nel secondo tempo quando sono stati eseguiti i Quadri di un’Esposizione di Mussorgski nella versione per orchestra di Ravel.
Qui il direttore lettone ha evidenziato la ricchissima varietà timbrica dando nel contempo una lettura originale e trascinante: mi limiterò a ricordare l’esecuzione lenta e malinconica del “Vecchio Castello” e la lettura di “catacombe”, attaccata con un senso di terribile ineluttabilità e distesasi nel finale.
Gran successo di pubblico e due bis.
 
A margine del concerto un increscioso episodio: durante il primo tempo la sorveglianza del teatro si è resa protagonista di un incessante e fastidiosamente rumoroso andirivieni: porte che sbattevano, pesticcìo di piedi e anche voci nelle radio ricetrasmittenti.
Ciò ha fatto imbufalire  il Nostro Editore (che per la posizione dove era seduto è stato disturbato in modo particolare) e, in misura minore il sottoscritto (seduto in un luogo un po’ più “protetto”).
Ma lasciamo di nuovo la parola all’Editore:
Considerando che i biglietti costavano più di 300 Euro l'uno e che a disturbare era il personale del Teatro credo non ci sia nulla da aggiungere.  
Sia come sia, la veemente protesta dell’Editore è stata, oltre che opportuna, fruttuosa: infatti nel secondo tempo tutto è filato per il verso giusto e non si è sentita volare una mosca.

 

 
NOTE DI COSTUME 

 


Come abbiamo anticipato il concerto è stato l’occasione per un gran ritrovo di compagni di merende che sono passati da un bagordo all’altro.
Tra i locali più apprezzati il celebre Harry's Bar, ritrovo storico di intellettuali, assurto a chiara fama per essere stato assiduamente frequentato dal commercialista-cantante Dottor Carlo Comparini, (e, in tempi meno recenti, da uno scrittore americano amante di caccia e pesca, donne ed alcool, morto suicida, di cui ora ci sfugge il nome). Il nostro camaleontico personaggio, reduce dalla perfetta organizzazione del concerto della Banca del Vecchio, di cui è presidente del Consiglio d’Amministrazione, e da più recenti successi professionali (come commercialista e non come cantante), ha impreziosito la compagnia con i suoi 103 KG di autorevolezza.
Il Nostro Editore era poi in forma smagliante; aveva superato brillantemente le erculee fatiche della costruzione del Presepe di casa sua: un’opera ciclopica alta 4 metri e realizzata in 2 giorni di lavoro con la collaborazione di 2 operai, al termine della quale rimane sovente bloccato alla schiena per settimane intere; ma soprattutto aveva messo alle spalle la patologia che più lo ha perseguitato quest’autunno: le ragadi imperiali: e tutto ciò non solo grazie alla reattività del suo fisico, ma anche  in virtù del fondamentale aiuto prestato da un “VERO AMICO”: il Maestro Damiano.
Poiché chi ci legge e non conosce i retroscena avrà difficoltà a capire, diventa necessario aprire una parentesi esplicativa.
Per meglio far fronte alla fastidiosa patologia al Nostro Editore era stato consigliato l’ uso di una pomata miracolosa. C’era però un problema: il magico unguento non è in commercio in Italia ma solo negli Stati Uniti d’America. E prendere un aereo per New York, andare in farmacia e tornare a Siena non è propriamente economico.
Il caso voleva però che il Maestro Damiano, in una delle sue molte tournee, andasse proprio nel paese a stelle e strisce: di fronte alla richiesta d’aiuto e al grido di dolore dell’Editore il MD non è rimasto insensibile e, una volta attraversato l’oceano, si è recato in una mega-farmacia ad acquistare il prezioso farmaco. Il problema si è posto nel momento in cui è apparso evidente che detto medicamento negli USA non è utilizzato per la patologia dell’Editore, bensì per facilitare la “penetrazione”. Capirete come il MD si sia trovato in imbarazzo quando ha chiesto di acquistarne 5 confezioni giganti; ne è pensabile che le cose siano migliorate quando Egli, di fronte alle domande, ai consigli e alle spiegazioni della incuriosita “manager” del negozio abbia preso tempo dicendole: “Un attimo: devo telefonare al mio amico”.
Comunque sia il MD non si è lasciato scoraggiare dalla scabrosa situazione e, a costo di diventare l’uomo più desiderato dalla comunità gay di New York, ha concluso l’acquisto ed è tornato in Italia, trionfante, con la pomata.   .
E’ stata una dimostrazione di vera amicizia a fronte della quale ci si sarebbe aspettati che l’Editore mostrasse eterna gratitudine.
Ed invece come è stato ripagato? Nel peggiore dei modi.
Durante uno dei tanti convivi veneziani parlavamo di solisti che diventano direttori d’orchestra e, a fronte della domanda del sottoscritto al MD se avesse mai pensato di dirigere l’Editore ha interloquito dicendo che Egli (il MD) non avrebbe abbastanza carisma.
A questo punto ci siano consentite le seguenti affermazioni:
1)      Il Maestro Damiano ha carisma: gli si affidi un’orchestra femminile e vedrete come le musiciste saranno pronte a seguire la sua bacchetta
(? n.d.E.).
2)      Che cosa volete che ne sappia il Nostro Editore di carisma di direttori d’orchestra, lui che non ha mai suonato in un’orchestra.
3)      Il Maestro Damiano è diventato un Mito, anche grazie alla certosina opera dell’Editore e di chi scrive, e ogni affermazione che possa sminuirne il prestigio è inopportuna.
4)      Quella sera il MD ci onorava della sua presenza a cena nonostante un forte dolore alla bocca, conseguenza dell’asportazione del dente del giudizio (quale?!) e quindi ogni posizione critica nei suoi confronti appariva ancor più inopportuna.
5)       Dopo tutto che il MD aveva messo a repentaglio la sua immagine di sciupafemmine per, salvare il culo, nel senso letterale dell’ espressione, al Nostro Editore, se questi aveva quell’opinione, era proprio il caso che la manifestasse pubblicamente? Assolutamente no!


Terminato questo duro e meritato rimbrotto nei confronti dell’Editore finiamo le notazioni di costume parlando, “dulcis in fundo” – è proprio il caso di dirlo – della nostra attrice preferita: la divina JKK, anch’ella a Venezia, sempre più devota e fedele a fianco del Maestro Damiano.
Ci ha fatto dono della sua presenza sfoggiando una minigonna dopo l’altra, sballando  definitivamente la nostra secrezione ormonale.
Purtroppo però ci ha dato una grande delusione.
Ci ha confidato che non reciterà nella Turandot (alla cui recensione rimandiamo) alla Staatsoper Unter der Linden di Berlino, pur avendo fatto le prove ed essendo stata pagata; e sapete perché? Perché la parte sarebbe troppo osé : dovrebbe recitare con un costume con uno spacco molto alto e dovrebbe simulare una scena d’amore con Pang. A detta sua avrebbe superato l’età per fare certe cose. 
Di fronte a tali affermazioni siamo rimasti sconcertati; ci siamo resi conto che abbiamo predicato al vento per mesi; nelle nostre recensioni sia sulla Boheme che sulla Turandot avevamo auspicato una regia che valorizzasse la sua bellezza senza confini e la sua sensualità debordante, lanciando anatemi verso quei registi che si ostinavano a farla recitare vestita e ora Lei ci viene a dire che non ha più l’ età per fare certe cose! Come se avesse 80 anni!
Certo, non è più un a diciottenne, ma proprio per questo possiamo sostenere che ha raggiunto ormai quell’età nella quale si assommano il culmine del rigoglio fisico e quella maturità interpretativa che consente di dare la massima pregnanza alla comunicazione corporea.
E proprio adesso che ha raggiunto il vertice delle proprie capacità espressiva vorrebbe ritirarsi dalle scene? Se non le avesse mai calcate non ce ne accorgeremmo, ma, poiché ha già dato ampia dimostrazione delle sue smisurate capacità teatrali, ha assunto delle responsabilità verso i suoi numerosissimi ammiratori che rimarrebbero orfani inconsolati ed inconsolabili  di fronte ad un suo ritiro.
Tanto più che oggi sono in circolazione registi che sono in grado di valorizzare la Nostra al meglio delle sue potenzialità.
Per caso, sfogliando il Corriere della Sera del 19 dicembre scorso, proprio durante il viaggio in treno verso Venezia, abbiamo letto una recensione di Un Ballo in Maschera, messo in scena al Teatro delle Muse di Ancona, della quale citiamo il brano che segue: 
"Amelia, secondo Cobelli [il regista n.d.r.], non è attratta da Riccardo ma dal suo potere; nutre un sentimento di forte passione erotica per lui, non d'amore disinteressato. In scena c'è un suo doppio, nudo, che dice e fa ciò che lei non osa confessare nemmeno a se stessa."
L’articolo del prestigioso quotidiano (ripeto: il Corriere della Sera; non Playboy) era accompagnato da questa fotografia:

 

 

Ora pensate un po’ che accoglienza trionfale avrebbe avuto lo spettacolo se il ruolo del “doppio” di Amelia fosse stato ricoperto da JKK.
E invece Lei, a fronte delle brillanti prospettive che le si schiudono,  parla di “ritiro”!
Imploranti supplichiamo: “RIPENSACI JKK !”.

 

POST SCRIPTUM

Concludiamo queste poche righe con i consueti auguri di Buone Feste: li rivolgiamo innanzi tutto all' Editore e ai nostri numerosi e fedeli lettori; ma anche a quei musicisti e a quelle attrici che, protagonisti di queste pagine, non ci hanno ancora querelato.

Un augurio particolare va poi ad un musicista che non ha la più pallida idea dell'esistenza di questa rubrica: il maestro Stefan Schweigert, l' "altro" primo fagotto della Filarmonica di Berlino, il quale, mentre il Maestro Damiano sarà a Positano con il Nostro Editore a fare il Capodanno, rimarrà nella ridente Berlino, per il terzo anno consecutivo (o forse è il quarto?) a suonare per il concerto di San Silvestro.

 

BUON ANNO MAESTRO!