PAROLE SUI TEMPLARI

Una storia controversa

 

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e scorriamo a grandi linee la storia dell’Ordine del Tempio, così come è possibile leggerla, per esempio, nelle opere di Alain Demurger, di Georges Bordonove e di Régine Pernoud, attraverso le sue varie tappe fino ad assumere l’importanza che ben conosciamo, non troviamo solamente una realtà notoria come quella militare e politica in Terrasanta ed in Europa ma anche in particolare quella economica e finanziaria. Come è noto, l’attività finanziaria fu per il Tempio di fondamentale importanza dal quale creare le risorse necessarie per attuare la missione in Medio Oriente, ovverosia proteggere i pellegrini ed i luoghi santi nonché dare un contributo militare nel corso delle crociate. La sua ricchezza iniziò a formarsi fin dalla fondazione dell’Ordine in Terrasanta intorno al 1118 e fu favorita dalle varie bolle papali succedutesi dal 1139 al 1212 con le quali vennero concessi ampi privilegi all’Ordine. Lasciti e donazioni, particolarmente in Francia, paese d’origine della maggior parte dei monaci-cavalieri, furono fra i più vari come terreni, immobili, rendite, somme di denaro ed una scrupolosa e razionale amministrazione di tali beni fece si che il patrimonio sarebbe aumentato nel tempo. Il passo successivo verso la ricchezza e la potenza del Tempio avvenne con l’inizio delle attività di gestione di beni altrui e di credito dalle quali esso traeva il dovuto profitto. Ci si chiederà come la cosa si conciliasse con il dettato di povertà dei singoli componenti dell’ordine: la risposta non può essere che nella missione primaria del Tempio di cui si è detto. Esso aveva anche interesse a convertire una parte dei suoi ricavi in moneta sonante per acquistare generi d’ogni sorta come derrate alimentari, navi, armi, cavalli ecc.. In Terrasanta, dove i suoi beni consistevano essenzialmente in fortezze, il Tempio godeva di altrettanta autonomia nell’ambito del regno di Gerusalemme ed usava ricevere donazioni da crociati e pellegrini, incassare riscatti e, ovviamente, pretendere i bottini agli infedeli nel corso di azioni di guerre. Il re di Francia Luigi IX, il futuro santo, noleggiò navi genovesi e pisane. Durante la permanenza in Terrasanta il re usufruì di finanziamenti erogati da banchieri genovesi, con successivi rimborsi tramite suoi mandati di pagamento esigibili a Parigi attingendo dal Tesoro reale con la collaborazione di mercanti piacentini residenti nella capitale. Nel corso della stessa crociata, Jolanda di Borbone, con la garanzia dello stesso re Luigi IX, si fece prestare dal Tempio 10.000 bisanti d’oro che a sua volta il Tempio ritirò dai banchieri italiani con l’impegno di restituire in Francia l’equivalente di 3750 lire tornesi alla fiera di Lagny. Operazioni analoghe avvennero a favore di altri dignitari della corte francese. Nel 1249 l’imperatrice di Bisanzio, Maria Comneno, chiese alla regina madre di Francia, Bianca di Castiglia, sua parente, di provvedere a restituire 550 lire tornesi al mercante toscano Scotto, che le aveva anticipato la somma a Costantinopoli, mediante la presentazione da parte del medesimo della relativa cambiale al Tempio di Parigi dove la corona conservava i suoi averi. Il Tempio aveva una flotta personale che serviva non solo per portare i crociati in Terrasanta, ma anche per trasferire ingenti somme di denaro per conto di papi e sovrani. Nel 1261 il re Enrico III d’Inghilterra, con la collaborazione di sua cognata regina di Francia, Margherita di Provenza, usò navi templari per trasferire in Francia i gioielli della corona inglese che rimasero poi depositati presso il Tempio per dieci anni come pegno a fronte degli ingenti prestiti contratti dal re per le sue guerre. Certamente già ai primi del XIII secolo il Tempio era divenuto per papi, sovrani, principi, dignitari e grandi mercanti la banca di riferimento ed il suo tesoriere era divenuto presso le corti europee l’equivalente d’un ministro delle finanze. Nel quadro d’una generale riorganizzazione dello Stato in campo amministrativo voluta dai sovrani francesi, da Luigi IX in particolare, i Templari gestirono le finanze reali per quasi tutto il XIII secolo ed operarono sempre con onestà, prudenza e rigore, promuovendo, inoltre, una serie di misure d’ordine finanziario e fiscale che avrebbero segnato la storia delle istituzioni francesi per molti anni a venire.  

Con la definitiva perdita di Gerusalemme nel 1244, la caduta di Acri nel 1291 e la conseguente fine degli stati latini in Terrasanta, l’Ordine del Tempio aveva pressoché perduto la sua primitiva funzione militare, ad esclusione della Spagna, dove permaneva la contrapposizione diretta con l’Islam. Nel resto d’Europa era aumentata la funzione politico-finanziaria grazie alla disponibilità di risorse non più assorbite dagli impegni d’oltremare. Tuttavia, con il progressivo consolidamento del potere monarchico e statale in Francia, alcuni privilegi furono messi in discussione creando occasioni di conflitti fra lo stato laico da un lato e gli ordini monastico-cavallereschi dall’altro. Tutto questo accadeva in un clima di drastiche diminuzioni delle donazioni. Nel 1285 era intanto salito sul trono di Francia Filippo IV, detto il Bello, il cui regno sarebbe stato caratterizzato da una serie di fatti drammatici susseguitisi a ritmo incalzante così come l’acuto contrasto fra il sovrano ed il pontefice Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani; nonché l’instabilità monetaria dovuta alle frequenti mutazioni imposte da Filippo il Bello con gravi conseguenze nella società; la politica espanzionistica e le ingenti spese militari che avrebbero prosciugato le casse dello Stato comportarono la soppressione dell’Ordine templare accompagnata dalla tragica sorte di molti dei suoi membri perseguitati. Malgrado questo i Templari ebbero comunque un ruolo di comprimari nella politica economica francese di quel periodo, insieme alle compagnie commerciali dei Bonsignori, degli Scotti, degli Ugolini e dei Salimbeni, che contribuirono non poco allo sviluppo della cultura laica quale complemento di quella religiosa allora imperante.

Con l’arresto dei Templari nel 1307 ed i successivi processi a loro carico per eresia, stregoneria, negromanzia ed altre accuse infamanti, culminanti nel 1314 con la morte sul rogo del loro Gran Maestro, Jacques de Molay, giunse la fine del Tempio. Questo significò la diaspora  e la dispersione di un vasto patrimonio non solamente materiale ma anche culturale accumulato nell’arco di due secoli e l’azzeramento di quel sistema economico-territoriale e sovranazionale che aveva trovato nella vasta rete di Commanderies, la sua espressione più efficace. I Templari erano divenuti ricchi e potenti non tanto per desiderio di lucro quanto per svolgere la loro missione che imponeva anche d’essere vicini ai detentori del potere dell’epoca, ovverosia la Santa Sede ed i sovrani. Consapevoli di questo, forse, peccarono di superbia.