L'ARTE DELLA GUERRA NELL'ANTICA ROMA

 

 

 A nord del Foro. a Roma, c'era un tempio dedicato a Giano bifronte la cui porta era tenuta aperta in tempo di guerra, serrata in tempo di pace. Fino alla fine del I secolo avanti Cristo, era talmente raro che si trovasse chiusa che l'imperatore Augusto fu orgoglioso di averla fatta sbarrare per ben tre volte durante il suo regno.

Eppure i Romani consideravano la guerra un fattore vitale per la loro società. Per questo impararono a farla in un unico modo: estremamente bene. Per secoli le legioni furono il mezzo attraverso cui si compì la politica espansionistica romana. La loro forza non stava nel numero, sempre molto limitato in rapporto all'ampiezza del territorio sottomesso, ma nella disciplina ferrea, nell'addestramento minuzioso, nella rapidità di manovra e nell'efficacia dell'armamento.

In epoca repubblicana l'esercito era costituito da cittadini-soldato. Per la maggior parte piccoli proprietari terrieri, gli unici che si potevano procurare un armamento e mantenere a proprie spese durante le campagne militari. L'esercito costituito in questo modo era totalmente fedele allo Stato, in cui soldati e ufficiali si identificavano. La presenza delle legioni, inoltre, fu il principale veicolo di romanizzazione nelle provincie più lontane; così se è vero che gli eserciti romani utilizzavano le armi per conquistare, fu, però, nei periodi di pace ce ottennero le maggiori vittorie, costruendo strade, acquedotti e ponti.

L’esercito romano si basava su un unità fondamentale: la legione.

La legione era comandata da un tribuno militare. Fino alle guerre sannitiche, le legioni erano due, composte da tremila fanti e trecento cavalieri ciascuna. Con il III-II secolo a. C., i generali romani abbandonarono lo schieramento compatto a falange, ereditata dagli eserciti ellenistici del periodo, per basarsi su unità più mobili e facilmente comandabili quali erano i manipoli. In seguito a causa della crescente complessità e lunghezza delle guerre, il numero delle legioni fu portato a quattro. Cellula fondamentale della legione era la centuria, comandata da un centurione, che assommava a cento uomini; due centurie costituivano un manipolo, tre manipoli una coorte, composta, quindi, da seicento uomini. Con la riforma di Mario e per tutta la successiva storia romana, la legione si baserà su dieci coorti, ovverosia trenta manipoli e sessanta centurie.

Ogni legione aveva come unità di appoggio trecento cavalieri suddivisi in dieci squadroni detti turmæ; questi operavano con azioni di fiancheggiamento, esplorazione o d’inseguimento del nemico sconfitto.

Le forze dei popoli alleati costituivano invece le cosiddette truppe ausiliarie, composte sia da fanteria specializzata, (fanti gallici, frombolieri delle Baleari, arcieri cretesi e siriani), che da cavalleria, (numida e gallica).

Con l’ampliarsi delle conquiste e degli impegni militari, aumentò anche il numero delle legioni : durante le guerre civili del I secolo a.C. giunse fino a settanta, per poi scendere a venticinque sotto Augusto e stabilizzarsi fra trenta e trentadue in epoca adrianea.

In origine, la fanteria era distinta in tre tipi di legionari: hastati, soldati più giovani che combattevano in prima fila; princeps, già esperti, e triarii, i veterani di molte guerre. Questa tripartizione col tempo venne abbandonata, ma si continuò ad adottare uno schieramento su tre linee, con le coorti disposte a scacchiera.

Questa formazione consentiva ai generali romani varie opzioni: facendo avanzare la seconda fila negli spazi della prima, si poteva costituire un fronte compatto; spostando invece i manipoli della seconda e terza fila dietro quelli della prima , si creavano dei corridoi entro cui incanalare e bersagliare la cavalleria nemica, poiché i cavalli, per istinto, cercano sempre di evitare il punto di maggior resistenza. Tale schieramento, molto maneggevole, consentiva al comandante in modo estremamente facile la direzione dell’attacco, oltre che far operare le truppe su ogni tipo di terreno. Questa tattica rimase per secoli la chiave di volta della potenza militare romana. Fino a quando Diocleziano, nel III secolo d.C. riformò in maniera radicale l’esercito.

Così, mentre le legioni furono relegate a compiti di guarnigione semi-residente di decrescente valore militare, dall’altro vennero costituiti eserciti di campagna sempre più mobili, costituiti, soprattutto da cavalleria leggera e corazzata, detta catafratta, sullo stile dei popoli germanici e persiani. Ma da un punto di vista strettamente militare, l’esercito tardo imperiale non era di fatto debole.

Nonostante l’inserimento di contingenti tedeschi sempre più numerosi, che peraltro dettero prova di grande fedeltà e combattività, l’esercito rimase una struttura forte e ben organizzata, con una mobilità notevolmente accresciuta.

Oltre ad essere un combattente, ogni legionario aveva anche una specifica mansione, che rendeva l’unità completamente indipendente, soprattutto in territorio nemico: vi erano ingegneri, topografi, architetti ma anche genieri, fabbri, cuochi, infermieri e addetti al trasporto delle salmerie.

L’unità legionaria era classificata da un numero progressivo e spesso da un nome di battaglia come Parthica, Fulminata, Rapax, Flavia, derivato dal luogo dove aveva combattuto, dalla tenacia dei combattimenti, o dal nome dell’imperatore che ne era stato al comando. Le insegne erano simboli sacri per i legionari: l’aquila era la bandiera, trasportata da un soldato, detto signifer, che indossava una pelle d’orso o di leone, ma accantoa questa ogni legione portava e venerava un proprio vessillo zoomorfo a forma di cinghiale, leone, toro, ecc. . tali insegne costituivano il simbolo stesso della potenza militare romana e non vi era onta peggiore della loro perdita. Quando, dopo la disfatta contro i Germani nella selva  di Teutoburgo, (9 d.C.),  due legioni persero le loro aquile, i romani organizzarono una campagna militare al solo scopo di recuperarle.

Del resto, a Roma, politica e capacità guerresche non furono mai disgiunte. Si poteva accedere alla carriera politica solo dopo aver prestato servizio nell’esercito. Viceversa, solo coloro che avevano ricoperto importanti cariche politiche potevano ottenere alti incarichi militari quali il comando di una legione o di un’armata. Il sistema funzionò finché il potere politico e quello militare seppero mantenersi complementari. Quando i militari iniziarono a far politica, fatalmente iniziò il declino di Roma. Ma l’impero dei cesari cadde solamente quando le legioni cessarono di esistere come forza combattente. Finché furono poste in grado di affrontare il nemico, anche se occasionalmente sconfitte in battaglia, vinsero le guerre. Sempre.