Storia dell'Ateneo Senese

 

Il 26 dicembre 1240 il podestà di Siena Ildebrandino CACCIACONTI firmava un decreto che imponeva ai cittadini che affittavano camere agli studenti, di pagare una tassa i cui introiti sarebbero serviti per gli stipendi dei maestri dello Studio Senese. E’ questa una delle prime testimonianze dell’esistenza di uno Studio finanziato dal Comune.

Ne facevano parte una Scuola Giuridica, una Scuola di Grammatica e una Scuola Medica; quest'ultima, in particolare, avrebbe acquisito in pochi anni un prestigio notevole, potendo annoverare tra i suoi maestri anche Pietro JULIANI detto Pietro Ispano, illustre medico e filosofo, archiatra dell’imperatore Federico II, eletto papa nel 1276, con il nome di Giovanni XXI.

Con lo scopo di sostenere lo Studio, nel 1252 papa Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo FIESCHI, concedeva a maestri e studenti il privilegio dell’immunità fiscale, mentre negli anni successivi provvedimenti delle autorità cittadine stanziavano risorse e sancivano protezione e garanzie per tutti coloro che fossero presenti a Siena per motivi di studio.

L’occasione di accrescere il proprio potere e attirare in gran numero scolari e maestri si presentò per lo Studium nel 1321, quando uno studente dell’Alma Mater di Bologna, accusato di aver rapito una fanciulla, venne condannato a morte dai magistrati felsinei. Della protesta scatenatasi contro il potestà da parte delle universitates studentesche, anche su istigazione del lettore di legge Guglielmo TOLOMEI, ne approfittò Siena, dove il Comune, grazie ad ingenti stanziamenti, si era preparato ad accogliere i giovani che stavano abbandonando in massa lo Studium bolognese. La città senese aveva capito che l’Università era un avamposto culturale e politico molto importante e non bisognava perderlo.

Tra sorti alterne, ora chiamando docenti illustri, ora cercando di trattenerli, Siena ebbe finalmente nel 1357 il suo Studium Generale, riconosciuto dall'imperatore Carlo IV, che lo prendeva sotto la sua protezione e vi concedeva ampi privilegi e immunità, mettendo i suoi scolari e i suoi docenti al riparo da imposte e attacchi delle magistrature.

Per gli studenti fu costruita la Casa della Sapienza, un collegio le cui sorti furono intimamente legate a quelle dello Studio. Proposta dal vescovo MORMILLE nel 1392, la Casa della Sapienza fu realizzata una ventina di anni dopo e i primi scolari vi entrarono nel 1416, pagando cinquanta fiorini d'oro per il soggiorno. In una città che in quel tempo si ritrovava ormai ad aver perso molto del suo potere e splendore, dove la peste del 1348 aveva lasciato il segno, un collegio che richiamava intellettuali e studiosi da tutta Europa era qualcosa di eccezionale. Nel sigillo dell'Università, giunto ai giorni nostri, viene raffigurata Santa Caterina d'Alessandra in trono. A lei la chiesa ha sempre affidato la protezione dell'ingegno e della ricerca. Ai lati della santa la balzana, simbolo di Siena; e lo stemma imperiale antico, lo spirito ghibellino della città.

Di anno in anno l'elenco dei grandi maestri che insegnavano nello Studium si faceva sempre più lungo, ed è grazie alla lungimiranza di questi che le grandi innovazioni dell'epoca, come la stampa, entrarono in città.Perfino dopo la caduta della Repubblica di Siena, nel 1555, le autorità cittadine chiesero ai conquistatori, i Medici, di conservare l'ateneo. Sotto Francesco, poi sotto il Granduca Ferdinando, questo fu riformato con nuovi statuti e nuove prerogative. Si istituì anche la figura del Rettore, eletto sia dagli scolari che dai magistrati cittadini.

Sotto i Lorena l'ateneo riuscì ad acquisire la grande biblioteca dell’illustre economista Sallustio BANDINI. Ma la crisi era a un passo: i francesi, occupando la Toscana, cancellarono lo Studio senese nel 1808. Le porte dell'Università si riaprirono solo dopo la restaurazione e il ritorno del Granduca coincise con la ripresa delle attività dei collegi. Nel periodo del Risorgimento gli studenti senesi si schierarono su posizioni apertamente patriottiche. Eespressero pubblicamente il loro dissenso e nell'aprile del 1848 tre professori, un assistente e 55 studenti formarono la Compagnia della Guardia Universitaria per partecipare alla battaglia di Curtatone e Montanara. Ancora oggi la bandiera di quella Guardia è custodita nel palazzo del Rettorato.

Tanta passione risorgimentale non poteva però mancare di preoccupare il Granduca, che a Siena finì per chiudere la Scuola Medica, facendo sopravvivere solo Giurisprudenza e Teologia.

L'ateneo senese risollevò le sue sorti dopo il 1859, grazie anche agli enti cittadini e a una serie di riconoscimenti legislativi che dettero fama alle scuole di Farmacia, di Ostetricia e di conseguenza alla Scuola di Medicina, mentre l’antico ospedale del Santa Maria della Scala venne trasformato in Policlinico universitario. Più tardi la facoltà di Giurisprudenza dette vita nel 1880 al Circolo Giuridico, dove veniva ulteriormente approfondito lo studio del diritto attraverso seminari e conferenze. Ma, nonostante tanto fervore, nel 1892 il ministro della Pubblica istruzione Ferdinando Martini lanciò il progetto di soppressione dell'ateneo senese. Siena lo accolse come una dichiarazione di guerra, subito contrastata da uno sciopero generale dei commercianti, dall’intervento di tutte le istituzioni cittadine e da veri e propri moti popolari, che indussero il ministro a ritirare il progetto.

Scampato il pericolo, la città ritornò a investire grandi risorse per l'università, creando nuovi corsi di laurea e nuove facoltà; il Monte dei Paschi finanziò la costruzione degli istituti biologici – l’avrebbe fatto anche 100 anni dopo –, mentre il mondo accademico italiano era in apprensione per ripetuti progetti di legge, tra i quali quello del ministro della Pubblica istruzione Guido BACCELLI, che imponendo l’autonomia finanziaria, avrebbe potuto penalizzare gli atenei minori.

Il Novecento ha visto la crescita costante dell'Università di Siena, passata dai quattrocento studenti iscritti a cavallo tra le due guerre, agli oltre 20 mila di questi ultimi anni. Nel novembre 2000 l’Ateneo senese ha festeggiato i 760 anni. Un’istituzione che per oltre sette secoli ha coltivato e diffuso il sapere.