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UN CONQUISTATORE BASTARDO
Era
il 5 gennaio 1066, quando a Londra
muore all’età di sessantasei anni il re Edoardo, detto il
Confessore. Molti autori gli attribuiscono un’insegna azzurra con una
croce trifogliata d’oro e quattro uccellini intorno di uguale colore. Eravamo
ancora agli albori di questi particolari argomenti, correttamente trattati dalla
scienza araldica, ma l’ipotesi di
questa insegna viene storicamente avvalorata dalle insegne portate
successivamente da re Riccardo II, (1367-1400), che aveva uno stemma, partito, dove si ritrova questa croce trifogliata d’oro accompagnata,
questa volta, da cinque uccellini dorati. Nessuno, però, per molto tempo porterà
questi simboli. Il re morendo, infatti, non lascia figli, né un erede al trono
universalmente riconosciuto.
Nello
stato d’incertezza legato alla successione, tre autorevoli personaggi
reclamano il diritto al trono d’Inghilterra. I loro nomi sono: Aroldo Godwin,
conte di Wessex; Guglielmo detto il
Bastardo, duca di Normandia ed infine Harald Hardrada, re di Norvegia.
Secondo una delle tante versioni della Cronaca
anglosassone, Aroldo, personaggio di spicco inglese, sarebbe stato designato
re dallo stesso Confessore in punto di morte. Dal canto loro le fonti normanne,
quali quelle di Guglielmo di Jumièges e di Guglielmo di Poitiers, affermano che
già intorno al 1051 Edoardo aveva indicato in Guglielmo il Bastardo il proprio
successore. Molto meno inconsistenti, infine, erano i diritti alla successione
reclamati da Harald Hardrada.
Il
6 gennaio, comunque, Aroldo riceve dalle mani del vescovo di Canterbury la
corona di re d’Inghilterra. Contemporaneamente, però, Guglielmo in Normandia
ed Harald in Norvegia iniziano i preparativi per l’invasione dell’isola.
Aroldo
è consapevole del doppio pericolo che si profila al largo delle sue coste. Sin
dai primi di agosto una grande flotta normanna staziona lungo la foce del fiume
Dives, presso l’attuale Dives-sur-Mer. Guglielmo ha già radunato un esercito
di 10000 uomini e 2500 cavalli, con i quali intende attraversare la Manica ed
affrontare Aroldo sul suo terreno. Il 12 settembre 700 navi circa trasportano
l’imponente corpo di spedizione lungo la costa fino, a Saint-Valéry, 250 Km
ad est dell’estuario della Somme.
Nel
frattempo Aroldo, convinto che la prima minaccia giunga dalla Normandia, riceve
la notizia dello sbarco di Harald di Norvegia sulla costa orientale nei pressi
di York. Immediatamente riunisce l’esercito ed il 20 settembre parte per il
Nord.
In
quello stesso giorno, nella battaglia di Gate Fulford, Harald sconfigge
l’esercito di Edwin e Morcar, signori di Mercia e Nothumbria, contee
settentrionali del suo regno. York, quindi, si arrende subito all’invasore.
Dopo
una marcia di più di 300 Km compiuta in soli cinque giorni, il 25 settembre
Aroldo sorprende l’esercito nemico accampato nella località di Stamford
Bridge. La battaglia, sanguinosa ed incerta, si conclude col massacro dei
guerrieri del Nord. Harald è ucciso in combattimento e la minaccia norvegese
sventata per sempre. Intanto, complice il vento che finalmente spira verso nord,
il 28 vengono mollati gli ormeggi della flotta normanna. Destinazione definitiva
la baia di Pevensey, sulla costa inglese. Informato mentre è ancora ad York
della nuova invasione, la sera del 13 ottobre Aroldo raggiunge Caldbec Hill, una
decina di Km a nord di Hastings, dove lo stava aspettando il duca di Normandia
da quasi due settimane. Sulla base di quanto era avvenuto con il re norvegese,
alcuni autori ritengono che Aroldo intendesse prendere di sorpresa l’esercito
normanno, che intanto aveva avuto tutto il tempo per consolidarsi sull’isola.
Però i soldati scelti della guardia inglese superstiti dovevano essere
duramente provati dalla precedente battaglia di Stamford Bridge, e più ancora,
dalle centinaia di chilometri appena percorsi. Aroldo ebbe, inoltre, bisogno di
gran parte della notte del 13 per far affluire nel luogo prestabilito le
migliaia di soldati, tutti appiedati, dei fyrds
del Sussex e del Kent, nonché le nuove leve dalla regione di Londra.
L’esercito che, quindi, schierò la mattina del 14 era, comunque, inferiore
quantitativamente e qualitativamente a quello che avrebbe potuto radunare nei
giorni a venire. Aroldo, infatti, poteva fruire di tutto il tempo necessario,
dato che Guglielmo non aveva dimostrato alcuna intenzione di addentrarsi nel
territorio sassone. Poteva essersi già esso in marcia direttamente su Londra,
aveva invece a lungo aspettato e meglio fortificato l’approdo di Hastings, per
evitare il rischio di esser tagliato fuori dalle proprie linee di comunicazione.
Aroldo, inoltre, avrebbe potuto armare la flotta ed attaccare la base normanna
dal mare, stringendo in una morsa l’esercito del Bastardo e negandogli ogni
collegamento con la madrepatria. La sua ben nota impetuosità fu forse
determinante per gli esiti del conflitto. C’è, inoltre, un episodio poco
conosciuto delle vicissitudini della vigilia dello scontro, quello del rapimento
del re Aroldo, per opera di un luogotenente del duca di Normandia, e, forse, per
il tradimento di elementi dello stato maggiore inglese, risolto dal duca stesso
dopo un colloquio con il rapito e previo, inoltre, una valida intercessione
diplomatica di funzionari reali sassoni, con una dignitosa restituzione del
sovrano. Questo fatto, documentato da più fonti, anche se di difficile
collocazione temporale, fa capire maggiormente l’esigenza di quell’attacco,
generata, quindi, non per una caratteriale impetuosità del re inglese ma per
lavare, col sangue ed in un regolare scontro, l’onta dell’onore offeso.
Motivi
non di errato calcolo o di carattere bellicoso ma di antica virtù.
Alle
6 del mattino del 14 ottobre, quindi, l’esercito di Guglielmo è poco distante
dal crinale dove l’esercito inglese sta prendendo posizione. L’altura
situata sul margine sud di Caldbec Hill, domina il campo di battaglia. Sul
versante meridionale, nel settore di dispiegamento dei Normanni, il declivio
termina in una valle fiancheggiata dal corso di due ruscelli dalle rive
paludose. Dall’altra parte, a nord, c’è il fitto bosco di Andresweald.
La
posizione di entrambe le forze è pesantemente condizionata dalla particolare
conformazione del territorio.
Aroldo
schiera i suoi 8000 fanti su dieci file lungo gli 800 metri di lunghezza del
crinale. Guglielmo di Poitiers scriverà che la collina era talmente affollata
che i feriti non avevano possibilità di abbandonare il campo. Il duca di
Normandia, oltre alle difficoltà rappresentate da un attacco in salita, ha lo
svantaggio di trovarsi imbottigliato tra le due aree paludose.
Il
Bastardo schiera a distanza di tiro dal nemico circa 7500 uomini. Avendo anche
una forte cavalleria ed un nutrito numero di arcieri, divide l’esercito in tre
contingenti, ciascuno composto di arcieri, fanti e cavalleria. Il confronto
delle due tattiche nasce spontaneo: da una parte quella sassone fatta da un
monoblocco; dall’altra quella normanna forte dell’esperienza fatta nel
continente e, per certi aspetti, del tutto simile all’arte bellica romana.
Guglielmo si pone a giuda dei Normanni, nel contingente centrale; alla sua
sinistra c’è il contingente bretone di Alan Fergant, rinforzato da uomini del
Maine, dell’Anjou e del Poitou, territori a lui soggetti; alla sua destra i
Franco-Fiamminghi agli ordini di William Osbern e di Eustache di Boulogne.
Alle
ore 9 il suono delle trombe lacera l’atmosfera satura di grande tensione.
La
prima fase della battaglia è costituita dal tiro degli arcieri normanni, le cui
frecce sono rese inoffensive dagli scudi della compatta formazione sassone. dopo
un tempo relativamente breve gli arcieri vengono richiamati e Guglielmo ordina
l’attacco della fanteria. Mentre sono impegnati a risalire il pendio, gli
uomini vengono investiti da una fitta gragnola di pietre da fionda e da
giavellotti. La linea vacilla e quasi ripiega, poi, sotto la sferza decisa dei
comandanti, si compatta e raggiunge la cima del crinale. Il corpo a corpo si
accende violento e brutale. Successivamente Guglielmo getta anche nella mischia
la cavalleria che attacca a gruppi e ad ondate a carica ridotta per la pendenza.
A questo punto si ha lo scontro definitivo ed entrambi i comandanti attendono il
momento fatale. Improvvisamente l’ala sinistra cede ed i soldati bretoni si
lanciano in una disperata fuga con il nemico alle spalle che incalza. Il panico
si propaga sull’intera linea normanna. Guglielmo viene disarcionato da un
sassone e subito serpeggia la voce che il duca sia morto. Prontamente, il
Bastardo, sale in sella su un cavallo requisito e si toglie l’elmo, così da
essere ben visibile ai fuggitivi, quindi ordina il contrattacco sui soldati
inglesi che, accerchiati facilmente dalla cavalleria normanna, vengono
sterminati. Le cariche si susseguono nel corso di tutta la giornata fino al
pomeriggio fino a quando gli uomini di Aroldo appaiono stanchi e meno motivati.
I tiri degli arcieri normanni, allora, diventano risolutivi e letali. Il fronte
inglese si restringe, la cavalleria crea, di conseguenza, azioni avvolgenti e,
con un ennesimo attacco coordinato di fanteria e cavalleria la linea inglese
viene finalmente sfondata. Aroldo, ingaggiato in combattimento da alcuni
cavalieri, viene ucciso. Subito i Sassoni raggiunti dalla notizia della morte
del coraggioso re, gettano le armi e si danno alla fuga. La guardia personale si
stringe intorno al corpo del re e, come da antica consuetudine, muore
ma non si arrende. La battaglia giunge al suo epilogo.il 25 dicembre 1066
Guglielmo, ormai conosciuto come il
Conquistatore, viene incoronato a Westminster re d’Inghilterra. Da questo
momento l’Inghilterra sassone lascia il posto a quella normanna; è anche
l’inizio, quindi, di quel processo di feudalizzazione che inserirà
definitivamente l’isola nelle vicende politiche europee.
Qualche
anno dopo, su iniziativa di Matilde di Fiandra, moglie del Conquistatore, viene
realizzato un arazzo con immagini ricamate dell’epico scontro lungo settanta
metri. L’arazzo di Bayeux, così chiamato, costituisce una testimonianza
documentaria di altissimo livello per la rappresentazione di abiti, tecniche di
combattimento, armi e armature degli eserciti coinvolti nella battaglia.