
IL BAPHOMET NUOVE PROVE
L’occasione
della nota integrativa sul vero volto di Federico ci consente di tornare anche
su altri aspetti, fino ad oggi poco considerati, relativi al mondo federiciano e
alle straordinarie aspirazioni concepite dall’Imperatore, o comunque da lui
condivise. In un nostro precedente lavoro abbiamo, in parte originalmente
sostenuto e in parte confermato nei dettagli, che Castel del Monte, coi suoi
simboli spesso ignorati o solo parzialmente interpretati, ci rivela i più
segreti ideali di Federico II. Tra questi la fusione del pensiero islamico con
quello occidentale al fine di individuare un unico Dio, per un’unica
religione, per un unico grande impero, per un unico Papa-Re. Sul piano
filosofico questa aspirazione traspariva anche da quelle correnti di pensiero
che, in un ideale gnostico, tendevano a fondere il cristianesimo con le
filosofie pagane. Oltre a realizzare una conciliazione armoniosa e profonda,
questo velleitario sincretismo alimentò un intreccio di riti pagani con
dottrine religiose orientali e superstizioni disparate, spesso solo appiccicandole assieme nell’ambito di una distorta spiritualità
cristiana.
Fu in questo confuso momento della storia del pensiero che venne concepita la
figura dell’unico e indiscusso, seppure segreto, dio del potente ordine dei
Cavalieri del Tempio: il Baphomet.
Ce
lo suggerisce lo stesso Castel del Monte, libro di pietra ovvero sorta di bibbia
del mondo federiciano, dove, quindi, non potevano mancare suggerimenti per
l’unificazione (certamente auspicata dall’imperatore anche se mai
apertamente perseguita) tra le religioni d’oriente e d’occidente. Era
divenuta questa, nella società del tempo, un’istanza non del tutto rara,
anche se spesso inconfessata: in realtà nel periodo delle crociate non pochi
furono cavalieri e i mercanti che si convertirono alla religione islamica. Tra
le sculture che il Castello contiene (si tenga conto che l’Ordine dei Templari
non fu estraneo alla costruzione di questo Tempio laico), l’immagine di
quest’unico dio prende forma dalla giustapposizione di Hathor,
cioè la eterna Grande Madre di sempre, fonte di vita e di nutrimento (così
come veniva rappresentata nel Pantheon egizio cioè nell’ambito di una
religione ritenuta origine di tutte quelle mediterranee), con il volto barbuto
di Mosè, simbolo a sua volta unificante del credo monoteista delle popolazioni
ebraiche, islamiche e cristiane.
In
realtà è questi il grande genio religioso che, dal colloquio diretto con Dio,
ha ricevuto le Tavole coi comandamenti ed un complesso di leggi che
costituiscono il "codice dell’alleanza".
Altre regole egli ha dettato, sempre traendole da dirette rivelazioni divine,
specialmente quelle riguardanti il monoteismo. Così si esprime una lunghissima
tradizione ebraico-cristiana che ha dominato il pensiero religioso dell’antico
testamento ed è fondamentale, seppur modificata, nella teologia paolina e
cristiana.
Abramo
aveva lasciato ai discendenti una fede monoteista, Mosè consegna loro la legge
che tutelerà tale fede.
La testa nella chiave di volta della prima sala di Castel del Monte è stata
identificata per quella di Mosè grazie a una lunga e costante tradizione che ne
ha consacrato questa attribuzione. Ma gli scettici di professione non potevano
mancare, attratti dal risultato di poter smantellare, grazie a quest’unico
dubbio, tutte le conclusioni fin qui raggiunte.
Ma prove che rafforzino la tradizione non mancano, di fatto la testa in
questione è dotata di una sorta di protuberanza frontale, simbolo di una
superiore sapienza direttamente inculcata da Dio, presente anche nel più tardo
Mosè michelangiolesco secondo modelli di antica ispirazione cristiana che con
questi "corni" intendevano rappresentare, appunto, i raggi di un luce
divina. L’aspetto del Baphomet ci viene confermato dai motivi che formano la
cinquecentesca facciata moresca del Maniero
della Salamandra a Lisieux (Normandia), descritta da Fulcanelli (Le dimore
filosofali, Ed. Mediterranee), lì dove esso appare, coi suoi orecchi bovini e
la grande barba, al di sopra della figura biblica di Sansone che sganascia un
leone. Nei suoi significati profondi, poi, il Baphomet vede confermato il suo
valore di unico Dio Totipotente dalla
indagine linguistica che definitivamente ne riconosce gli elementi che lo
costituiscono: infatti in greco bafeus
indica colui che tinge, che impregna
ovvero il Grande Inseminatore, il principio maschile (in italiano la lingua dà
ancora un maggior aiuto in quanto impregnare
suggerisce l’idea di rendere pregna)
e Meter richiama la madre, cioè in
esso sono presenti ambedue i principi della divinità totale ed autosufficiente.