Il futuro della Chiesa.

 

Dagli scritti di Malachia

alle disposizioni di Karol Wojtyla.

 

 

 

 

 

Una regola abbastanza rispettata nella storia dei conclavi, inclinava a far seguire ad un pontificato lungo uno più breve, con la scelta d'un papa meno giovane. Un'altra «regola» consuetudinaria inseriva nella valutazione degli orientamenti maggiori il criterio dell'alternanza, ad un papa di schieramento, molto stagliato nei suoi programmi e nelle sue opzioni, un papa mediano, più consensuale, per far metabolizzare l'eredità precedente. Era difficile dire se queste consuetudini, del resto più empiriche che invariabili, potessero estendersi anche all'elezione del successore di Giovanni Paolo II. Molte cose al contrario indicavano che le categorie tradizionali in questo campo avessero subito un notevole indebolimento a vantaggio di altri fattori, sia personali che politici ed ecclesiastici, difficilmente classificabili. Benché il criterio geopolitico fosse meno impegnativo che in passato il «ritorno» in Italia era nell'ordine delle previsioni dei più e nei corridoi della Curia, evidentemente a disagio col papa polacco, circolava con ostinazione l'assioma: «Mai più, più ad Est di Frascati!».

Era comune l'osservazione che un peso importante sarebbe stato esercitato dall'opinione condivisa dalla maggioranza dei cardinali non europei su alcune opzioni comuni delle loro Chiese. In effetti per la prima volta gli elettori europei erano ridotti al 45% del collegio, quando nel 1903 essi costituivano il 97% e ancora nel 1963 erano il 70% dell'insieme del «potere rosso». Si poteva notare anche che i Paesi del Sud (Africa, America Latina, Asia, Oceania) sono rappresentati da 50 elettori, cioè il 43,4% del totale. Essi non erano che 41 nel 1978 (34%) e solo 3 (2 latinoamericani e 1 cardinale del Medio Oriente) alla morte di Pio XI nel 1939.

Se si computavano insieme i cardinali delle regioni del Sud mondiale, era imperativo integrare con la dovuta importanza le valutazioni della «Chiesa dei Poveri» fra i criteri ermeneutici del Conclave, accanto a una acuta sensibilità per lo sviluppo dell'inculturazione, del decentramento e di un serio pluralismo teologico e disciplinare nella Chiesa. Tuttavia un fattore non meno gravido di riflessioni era la considerazione del ruolo che la Chiesa romana sarebbe stata chiamata a svolgere nei rapporti con la potenza egemone, gli Stati Uniti d'America.

In questo miscuglio assai frammentario di appartenenze e provenienze pastorali, politiche, culturali e nazionali, ci si preparava ad un processo elettorale aperto ad una straordinaria e largamente imprevedibile varietà di soluzioni, rispetto alle quali la struttura classica del conclave — «italiano», oligarchico e segreto — sembrava svelare la propria inadeguatezza, allo sbocco di una millenaria vicenda ormai giunta, con ogni evidenza, al suo limite storico.

Ora il papato appariva sporgersi dal suo simbolico balcone italiano, e dal piccolo territorio della sua sovranità, sulle «terre incognite» dell'uomo planetario, senza più il gravame del suo ormeggio al potere temporale in Italia, e alle sue più recenti, ma anche più velleitarie propaggini.

Questa planetarietà delle funzioni pontifìcie andava ridefinendo il modello del vescovo di Roma, dopo l'impatto del pontificato esuberante di Giovanni Paolo il. Restava sospeso sullo scenario elettorale l'interrogativo sull'effetto immanente, a lungo termine, che l'istituto papale avrebbe ricevuto dalla trasformazione avviata da semplice ministero supremo della Chiesa romana a istituzione religiosa planetaria, in versione anche civile, impegnata a contribuire autorevolmente a dettare l'etica del mondo politico, economico, ecologico per il XXI secolo.

L'interrogativo si faceva più grave quando si osservava la difficoltà in cui il papato ancora versava nell'impresa di trasformarsi in istituzione ecumenicamente coesiva, punto di riferimento accettato per le Chiese cristiane d'Oriente e d'Occidente, finché i modi della sua autorità non fossero stati rimisurati più fortemente su quelli della «forza debole» o della piccolezza ispirati dall'Evangelo.

Tutto ciò sembrava riaprire la questione della semplificazione delle funzioni accumulate sul servizio petrino, questione già sollevata da papa Luciani e tragicamente evocata dalla sua stessa morte. Si è già formulato il dubbio che nemmeno un efficace sistema collegiale di governo potrebbe realmente risolvere il problema del cumulo di responsabilità personali, strutturali della funzione papale, divenuto di fatto esorbitante in ragione della loro indelegabilità giuridica.

Il controllo dell'attività amministrativa centrale, ancorché fosse limitato da un reale progresso nel decentramento, non potrebbe essere che nelle mani del papa. L'esercizio concreto del suo ministero di unità, in rapporto sia alle altre Chiese cristiane, sia alla comunione cattolica, non potrebbe toccare che a lui. Insistono sul suo ufficio attualmente compiti di sorveglianza dottrinale e disciplinare su scala mondiale. Preminente il compito dell'evangelizzazione, che difficilmente potrebbe ridursi solo all'esercizio del suo ministero di vescovo di Roma. Nello sviluppo crescente dei rapporti tra Chiesa e società civile su scala universale al papato ineriscono funzioni estesamente politiche, culturali, etico-sociali, immanenti alla dimensione della promozione umana come parte costitutiva dell'evangelizzazione.
Questo accrescimento continuo delle responsabilità, delle funzioni e dei poteri della monarchia papale ha portato l'istituto a un punto di rottura, rispetto al quale l'interpretazione eccezionale offertane da Karol Wojtyla non avrebbe di fatto rappresentato che un alibi suggestivo e una proroga effettiva.

Intorno al 1140 il vescovo Irlandese Malachia profetizzò le successioni papali, sino al tempo in cui Pietro sarebbe ritornato sulla terra per riprendere le chiavi della chiesa, secondo alcuni queste profezie sono state scritte con la collaborazione ispirata di San Bernardo.

Le profezie di Malachia si riferiscono per lo più al luogo di provenienza dei pontefici, allo stemma della famiglia o anche a eventi storici che caratterizzeranno il suo pontificato.

Esse sono costituite da 111 motti latini che descrivono in maniera impressionante i 111 papi che si sarebbero avvicendati sul trono di Pietro dal 1144 fino alla fine dei tempi:

 

1 Ex Castro Tiberi Celestino II. (1143-1144)

Il motto sembra alludere al paesino di origine di questo papa. Nacque a Città di castello sul Tevere.

 

2 Inimicus expulsus Lucio Caccianemici (1144-1145)

Il motto potrebbe avere due spiegazioni. L'allusione al cognome (Inimicus) e la brutale fine di questo papa che morì colpito da una pietra mentre veniva espulso dal Campidoglio.

 

3 Ex magnitude montis Beato Eugenio III (1145-1153)

Pietro Pignatelli, nativo di Montemagno (Pisa), racchiude nel paese di origine il significato del motto.

 

4 Abbas Suburranus Anastasio IV (1153-1154)

Corrado Suburri, o della Suburra, fu abate di S. Rudo.

 

5 De ruro albo Adriano IV (1154-1159)

Niccolò Breaksper, nato in Inghilterra a Sant'Albano, morì ad Anagni. Il motto deriverebbe dalla città di nascita.

 

6 Ex tetro carcere Antipapa Vittore IV

Gregorio Conti era Cardinale di S. Vittore, noto carcere romano.

 

7 Ex ansere custode Alessandro III (1159-1181)

Rolando Papero Bandinelli. Finora non è stato possibile collegare il motto a nessun avvenimento legato a questo papa.

 

8 De via Transtibertina Antipapa Pasquale III.

Guido da Crema ricoprì il ruolo di Cardinale in S. Maria in Trastevere. (Transtibertina).

 

9 Lux in ostio Lucio III (1181-1185)

Ubaldo Allucignoli fu Cardinale di Ostia. Nel motto appare chiare il riferimento sia al nome papale, sia al cognome di origine, sia alla cittadina di Ostia.

 

10 De Pannonia Tusciae Antipapa Callisto III.

Cardinale di Tuscolo, proveniva dall'Ungheria, che anticamente faceva parte di una vasta regione denominata Pannonia.

 

11 Sus in cribo Urbano III (1185-1187)

Uberto Crivelli aveva nel proprio stemma l'immagine di un maiale (sus). La parola cribo, inoltre sembra alludere in qualche modo al cognome Crivelli.

 

12 Ensis Laurentii Gregorio VIII (1187)

Alberto Mosca era Cardinale di S. Lorenzo in Lucina. Nel suo stemma campeggia una spada (ensis).

 

13 De schola Exiet Clemente III (1187-1191)

Paolo Scolari, Vescovo di Palestrina. Il riferimento al cognome è evidente.

 

14 De rure bovense Celestino III (1191-1198)

Giacinto Orsini (?) della Casata dei Borbone.

 

15 Comes signatus Innocenzo III (1198-1216)

Giovanni Loterio dei conti di Tuscolo da Segni.

 

16 Canonicus de latere Onorio III (1216-1227)

Cencio Savelli, canonico in Laterano.

 

17 Avis ostiensis Gregorio IX (1227-1241)

Ugolino dei conti di Tuscolo da Segni, Cardinale di Ostia. Nel suo stemma appare un'aquila (avis).

 

18 Leo Sabinus Celestino IV (1241)

Goffredo Castiglioni di Milano, Vescovo di Sabina. Anche in questo caso nello stemma c'è un leone.

 

19 Comes Laurentius Innocenzo IV (1242-1254)

Sinibaldo dei conti Fieschi, già cardinale di S. Lorenzo in Lucina.

 

20 Signus Ostiense Alessandro IV (1254-1261)

Rinaldo dei conti di Segni, Cardinale di Ostia.

 

 

21 Jerusalem Campaniae Urbano IV (1261-1264)

Giacomo Troyes Pantaleone, nativo della Champagne e patriarca di Gerusalemme, eletto papa ancor prima di essere nominato cardinale.

 

22 Drago depressus Clemente IV (1261-1264)

Guido le Gros di Saint Gilles. Nel suo stemma vi è un'aquila che tiene stretta tra gli artigli un grosso drago.

 

23 Anguineus vir Gregorio X (1271-1276)

Teobaldo dei Visconti di Piacenza. Malachia lo indica come "uomo del serpente" (anguineus vir), perchè nel suo stemma campeggia in evidenza un serpente.

 

24 Concionator gallus Innocenzo V (1276)

Pietro di Parantasia, di origine francese (gallus) malgrado i soli cinque mesi di pontificato è unanimamente ricordato come un uomo di chiesa probo ed eccellente predicatore (concionator).

 

25 Bonus Comes Adriano V (1276).

Ottobono de' Conti Fieschi morì prima di essere incoronato papa.

 

26 Piscator tuscus Giovanni XXI (1276-1277)

Pietro di Giuliani, famoso medico e filosofo, Cardinale di Tuscolo. Il suo nome di battesimo era quello del famoso pescatore, primo papa della Chiesa cattolica.

 

27 Rosa Composita Niccolò III (1277-1280)

Nello stemma di Giangaetano Orsini appariva una rosa. Egli fu poi soprannominato "compositus" perchè nel corso del suo pontificato si impegnò sopratutto nel tentare di riunire la Chiesa latina e quella greca.

 

28 Ex telonio liliacei Martino IV (1281-1285)

Martinii Simone di Brion, canonico e tesoriere di S.Martino di Toursin in Francia. Nel suo stemma vi erano rappresentati alcuni gigli.

 

29 Ex rosa leonina Onorio IV (1285-1287)

Jacopo Savelli aveva come stemma due leoni attornianti una rosa.

 

30 Picus Inter escas Niccolo IV (1288-1292)

Il motto relativo a Gerolamo di Ascoli Piceno non è ben chiaro. L'unico accenno plausibile protrebbe essere quello alla città natale, (picus).

 

31 Ex eremo celsus Celestino V (1294)

Pietro Anglerio da Morrone fu eremita e fondatore dell'ordine dei Celestini.

 

32 Ex undarum benedictione Bonifacio VIII (1294-1303)

Benedetto Gaetani. Il motto si riferisce al suo nome di battesimo ed al suo stemma nel quale figurano delle onde marine.

 

33 Concionator patarens Benedetto XI (1303-1304)

Nicolò Bocca Sini era nato a Patara e apparteneva all'ordine dei predicatori (concionator).

 

34 De fascis aquitanicis Clemente V (1305-1314)

Lo stemma di Bertrando di Goth è costituito da fascie parallele. Sotto il suo pontificato avvenne il trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone.

 

35 De sutore orseo Giovanni XXII (1316-1334)

Giacomo Duese era figlio di un umile calzolaio.

 

36 Corvus schismaticus Antipapa Nicolò V.

Pietro Rinalducci, originario di Corvaro, fù tra i maggiori esponenti dello scisma papale.

 

37 Frigidus Abbas Benedetto XII (1334-1342)

Giacomo Fournier, fu eletto papa mentre era abate presso il monastero di Fontanafredda.

 

38 Ex rosa atrebatesi Clemente VI (1342-1352).

Pietro Roger di Beaufort fu vescovo di Arras ed aveva un emblema con sei rose.

 

39 De montibus Pammachii Innocenzo VI (1352-1362)

Nell'emblema di Stefano Aubert campeggiano sei montagne. Egli fu eletto papa mentre era cardinale dei Santi Giovanni e Paolo, titolo anticamente soprannominato "Pammacchio".

 

40 Gallus vicecomes Urbano V (1362-1370).

Guglielmo Grimoard, francese (gallus), fu Nunzio, (comes) presso i Visconti di Milano.

 

41 Novus de Virgine fortii Gregorio XI (1370-1378)

Nipote di Clemente VI, Ruggero di Beaufort fu Cardinale di Santa Maria Nuova (Virgine)

 

42 De cruce apostolica Antipapa Clemente VII

Cardinale dei dodici apostoli. Il suo emblema raffigurava una grossa croce.

 

43 Luna cosmedina Antipapa Benedetto XIII.

Pietro de Luna, fu eletto papa mentre ricopriva il titolo di Cardinale di Santa Maria in Cosmedin.

 

44 Schismo barcinonicum Antipapa Clemente VIII.

Canonico di Barcellona (barcinonicum) fu fautore di una politica volta a consolidare lo scisma.

 

45 De inferno pregnani Urbano VI (1378-1389)

Bartolomeo Prignano, napoletano, nacque in una località denominata "inferno".

 

46 Cubus de mixtione Bonifacio VII (1389-1404)

Lo stemma di Pietro Tommacelli era costituito da cubi.

 

47 De miliore sidere Innocenzo VII (1404-1406)

Il motto si riferisce al cognome di Cosma Migliorati ed al suo stemma recante una stella.

 

48 Nauta de Ponte Nigro L'espressione nauta (marinaio-barcaiolo) viene

usata da Malachia per disegnare i papi che provenivano dalla città di Venezia. Angelo Corrier infatti era nato a Venezia ed era stato Cardinale Commendatario di Negroponte.

 

49 Flagellum solis Antipapa Alessandro V.

Pietro Filargico aveva uno stemma in cui campeggiava un sole splendente. Malachia lo indica come flagellum perchè contribui ad aggravare e radicalizzare lo scisma del papato.

 

50 Cervus Sirenae Antipapa Giovanni XXIII

Baldassarre Cossa era nato a Napoli, città il cui emblema è rappresentato dalla sirena Partenope, ed aveva nello stemma l'immagine di un cervo.

 

51 Corono veli aurei Martino V (1417-1431)

L'emblema di Ottone Colonna era una corona dorata.

 

52 Lupa coelestina Eugenio IV (1431-1447)

Il simbolo di Gabriele Condolmer, canonico della compagnia dei Celestini era una lupa.

 

53 Amator Crucis Antipapa Felice V.

Lo stemma di casa Savoia di cui Amedeo VIII era principe è una croce rossa su campo bianco. L'espressione amator si riferisce probabilmente al tormento interiore ed alle accese controversie che accompagnarono questo papa in tutto l'arco del suo antipontificato.

 

54 De modicitate lunae Niccolò V (1447-1455)

Tommaso Parentuccelli era nato a Luni di Sarzana ed apparteneva ad una famiglia molto povera (modicitate).

 

55 Bos pascens Callisto III (1455-1458)

Nello stemma di Alfonso de Borgia compare un bue al pascolo.

 

56 De capra et albergo Pio II (1458-1464).

Enea Silvio Piccolomini fu segretario dei Cardinali Capranica e Albergatti.

 

57 De cervo et leone Paolo II (1464-1471)

Pietro Barbo era stato Cardinale di San Marco (evangelista che ha per simbolo un leone alato) e Commendatario della Chiesa di Cervia.

 

58 Piscator minorita Sisto IV (1471-1484)

Francescano degli ordini minori, Francesco della Rovere era figlio di un umile pescatore.

 

59 Praecursor Siciliae Innocenzo VIII (1484-1492)

Giovanni Battista Cybo visse alla corte del re di Sicilia.

 

60 Bos Albanus in portu Alessandro Vi (1492-1503)

L'emblema di Rodrigo Borgia era un bue. Egli fu Cardinale e Vescovo di Albano e Porto.

 

61 De parvo homine Pio III (1503)

Francesco Todeschi. Il motto farebbe riferimento al cognome materno Piccolomini.

 

62 Fructus Jovis juvabit Giulio II (1503-1513)

L'emblema di Giuliano della Rovere era una quercia che nell'antichità veniva ritenuta albero sacro a Giove.

 

63 De craticule Politiana Leone X (1513-1521)

Il nome del padre di Giovanni de' Medici era Lorenzo, santo martirizzato sulla graticola. L'espressione Politiana deriverebbe invece da Angelo Poliziano di cui egli fu discepolo.

 

64 Leo florentius Adriano VI (1522-1523)

Adriano Florent di Utrecht aveva come stemma leone

 

65 Flos pilae Clemente VII (1523-1534).

Giulio de' Medici, fiorentino, aveva nel proprio stemma una palla attorniata da gigli.

 

66 Hyacinthus medicorum Paolo III (1534-1549)

Alessandro Farnese, cardinale dei SS. Cosma e Damiano, aveva gigli nel suo stemma.

 

67 De corona montana Giulio III (1550-1555).

Giovanni Maria Ciocchi del Monte. Il suo emblema raffigurava due corone.

 

68 Frumentum floccidum Marcello II (1555).

Marcello Cervini nacque a Montepulciano. Il suo stemma raffigura un cervo e del frumento. Qui l'aggettivo floccidum sta ad intendere la breve durata del suo pontificato di solo 23 giorni.

 

69 De fide Petri Paolo IV (1555-1559).

Giampietro Carafa fu promotore del Tribunale della fede. Il petri ricorda la "pietra" su cui fu fondata la chiesa.

 

70 Aesculapii pharmacum Pio IV (1559-1565).

Giovanni Angelo de' Medici. Il motto sembra derivare dal cognome della casata. Esculapio, infatti, era considerato il dio della medicina e primo medico della storia.

 

71 Angelus nemorosus Pio V (1566-1572).

L'aggettivo nemorosus (boscoso) starebbe ad indicare il luogo di nascita (Bosco in provincia di Alessandria) di Michele Ghisleri.

 

72 Medium corpus pilarum Gregorio XIII (1572-1585)

Ugo Boncompagni è passato alla storia come l'ideatore del Calendario Gregoriano.

 

73 Axis in medietate signi Sisto V (1585-1590).

Felice Perretti aveva come stemma un leone diviso a meta da un'ascia.

 

74 De rori coeli Urbano VII (1590)

Il motto potrebbe derivare dal fatto che GiovanBattista Castagna fu Arcivescovo di Rossano cittadina nella quale tradizione si dice fosse venuta giù la manna.

 

75 De antiquitate urbis Gregorio XIV (1590-1591)

Nicola Sfrondati proveniva dall'antica cittadina di Cremona.

 

76 Pia civitas in bello Innocenzo IX (1591).

Il motto sembra indicare il ruolo di sostegno del suo pontificato in un periodo storico caratterizzato da cruente guerre.

 

77 Crux romulea Clemente VIII (1592-1605).

Ippolito Aldobrandini apparteneva ad una nota famiglia originaria di Roma ma da tempo radicatasi a Firenze. Nel suo stemma campeggia una croce romana.

 

78 Undosus vir Leone XI (1605)

Il motto si riferisce probabilmente alla brevissima durata del suo pontificato.

 

79 Gens perversa Paolo V (1605-1621)

Camillo Borghese. Il significato del motto è rimasto misterioso nonostante varie interpretazioni.

 

80 In tribulatione pacis Gregorio XV (1621-1623).

Alessandro Ludovisi istitutore della "Propaganda Fide" nel corso di tutto il suo pontificato fu faticosamente impegnato a sedare guerre e controversie politiche.

 

81 Lilium et rosa Urbano VIII (1623-1644).

Lo stemma di Maffeo Barberinio era animato da api che volano su gigli e rose.

 

82 Jacunditas crucis Innocenzo X (1644-1655)

Giovanni Battista Panphily fu proclamato papa nel giorno dell'esaltazione della croce.

 

83 Montium custus Alessandro VII (1655-1667)

Lo stemma di Fabio Chigi era costituito da tre colline su cui campeggiava una stella. Questo papa istituì nella capitale un Monte di Pietà.

 

84 Sidus olorum Clemente IX (1667-1669)

L'elezione di Giulio Rospigliosi avvenne nella camera dei cigni (olorum).

 

85 De flumine magno Clemente X (1670-1676)

Emilio Altieri fu eletto papa in un giorno in cui il fiume Tevere era in piena (flumine magno).

 

86 Bellua insatiabilis Innocenzo XI (1676-1689)

Benedetto Odescalchi. Nessuna attinenza è stata finora riscontrata.

 

87 Poenitentia gloriosa Alessandro VIII (1689-1691)

L'elezione di Pietro Ottobuoni avvenne nel giorno di San Brunone, Santo ricordato per essere stato uno dei più grandi penitenti della Chiesa cattolica.

 

88 Rastrum in porta Innocenzo XII (1691-1700)

Antonio Pignatelli apparteneva all'omonima illustre casata napoletana che risiedeva presso una porta della città soprannominata "del rastrello".

 

89 Flores circumdati Clemente XI (1700-1721).

Giovanni Francesco Albani aveva uno stemma incorniciato da fiori.

 

90 De bona religione Innocenzo XIII (1721-1724).

Michelangelo Conti, condanno aspramente ogni forma di eresia ed in particolare: Giansenismo e Quietismo

 

91 Miles in bello Benedetto XIII (1724-1730)

Pier Francesco Orsini. L'epoca del suo pontificato fu caratterizzata da aspre guerre.

 

92 Columna excelsa Clemente XII (1730-1740)

Lorenzo Corsini è ricordato sopratutto per i grandi e lussuosi edifici che fece erigere.

 

 

94 Animal rurale Benedetto XIV (1740-1758).

Non è chiaro a cosa Malachia si riferisca con questo motto per Prospero Lambertini.

 

95 Rosa Umbiae Clemente XIII (1758-1769)

Durante il pontificato di Carlo Rezzonico venne istituito l'ordine francescano che ebbe la sua prima sede in umbria.

 

96 Ursus velox Clemente XIV (1769-1774)

Lorenzo Ganganelli, passato alla storia per aver sciolto l'ordine dei Gesuiti, aveva nel proprio stemma l'immagine di un orso.

 

97 Peregrinus Apostolicus Pio VI (1774-1799).

Il motto si spiega con le vicissitudini che questo Papa dovette affrontare. Giovanni Angelo Braschi, infatti, fu fatto prigioniero dai francesi e condotto da questi prima a Siena, poi a Bologna ed infine a Parma.

 

98 Aquila rapax Pio VII (1800-1823)

Gregorio Barnaba discendente dei conti Chiaramonti fu fatto prigioniero da Napoleone Bonaparte. In questo caso l'aquila rapace starebbe ad indicare lo stemma napoleonico su cui campeggi un'aquila.

 

99 Canis et coluber Leone XII (1823-1829)

Annibale della Genga definito dai suoi collaboratore fedele alla causa della Chiesa come il cane ed allo stesso tempo prudente nei suoi attacchi come un serpente.

 

100 Vir religiosus Pio VIII (1823-1830).

Il misticismo è stato una delle maggiori caratteristiche del pontificato di Francesco Saverio dei Castiglioni.

 

101 De balneis Etruriae Gregorio XVI (1831-1836)

Bartolomeo Alberto Capellari apparteneva all'ordine dei Camaldolesi, ordine nato in terra di Etruria.

 

102 Crux de cruce Pio IX (1846-1878).

Durante il pontificato di Giovanni Maria Mastai Ferretti, Roma divenne capitale d'Italia. Pio IX fu dunque costretto a sovrapporre la croce papale a quella sabauda.

 

103 Lumen de coelo Leone XIII (1878-1903)

L'emblema di Gioacchino Pecci era una stella sullo sfondo del cielo.

 

104 Ignis ardens Pio X (1903-1914).

Per la sua bontà e la sua ardente fede, Giuseppe Sarto fu proclamato santo.

 

105 Religio de populata Benedetto XV (1914-1922)

Il pontificato di Giacomo della Chiesa fu funestato dagli avvenimenti della grande guerra e dai numerosi lutti che ne conseguirono. Il motto sembra riferirsi all'enorme numero di cattolici che caddero sul fronte di guerra.

 

106 Fides intrepida Pio XI (1922-1939)

La fede di Achille Ratti, nativo di Desio, lo indusse a lanciare coraggiosi anatemi contro il nazismo rampante e il comunismo.

 

107 Pastor angelicus Pio XII (1939-1958).

Angelo Pacelli, fu pastore della chiesa nel corso della seconda guerra mondiale e nel difficile periodo della ricostruzione post-bellica. A lui toccò il compito di essere la guida spirituale e materiale di un mondo che si preparava a risorgere dalla ceneri della guerra.

 

108 Pastor et nauta Giovanni XXIII (1958-1963)

Angelo Roncalli fu Patriarca di Venezia.

 

109 Flos florum Paolo VI (1963-1978)

Giovanbattista Montini viene profetizzato con il termine "Flos Florum", cioè fiore dei fiori, che secondo il simbolismo floreale, è il giglio. Nello stemma dei Montini appaiono difatti 3 Gigli.

 

110 De medietate lunae Giovanni Paolo I (1978).

Il pontificato di Albino Luciani, già Patriarca di Venezia durò solo 31 giorni, "Il tempo di una luna" riferito al ciclo lunare. Infatti il suo pontificato durò dal 26 agosto 1978 al 25 Settembre 1978. Solo 31 giorni.

 

111 De labore solis Giovanni Paolo II.

Karol Wojtyla, verrà ricordato come il papa polacco. Il motto potrebbe riferirsi al fatto che proviene da un paese dell'est (levante del sole) o dall'enorme lavoro di espansione del suo pontificato (è il papa che in assoluto ha visitato più paesi del mondo), che ha portato la chiesa a possedere un "regno" su sembra non tramontare mai il sole. Comunque, poiché il suo pontificato non è ancora terminato è difficile attribuire con precisione un significato al motto.

 

112 De gloria olivae Il successore di Giovanni Paolo II viene definito con l'ulivo, simbolo di pace. Sarà un portatore di pace ?

Quale incognita si nasconde dietro il motto De gloria ulivae, cioè "la gloria dell'ulivo"?

Alcuni commentatori hanno avanzato altre ipotesi.

Potrebbe essere collegato allo stemma del nuovo cardinale, come già è avvenuto per altri papi, o alludere al cognome Oliva, appellativo abbastanza diffuso in Italia, Spagna e Corsica. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che nella tradizione biblica il ramo d'olivo è il simbolo dei Giudei. Naturalmente non è possibile rispondere a queste domande. Non ci resta che aspettare e sperare che, almeno su queste ultime due profezie, il profeta abbia commesso un errore.

 

113 Petrus romanus L'ultimo papa prima della fine del mondo. Il nome è quanto mai suggestivo. Mentre Pietro I fu il primo pastore della Chiesa cattolica, detentore

delle chiavi del cielo, Pietro II dovrà restituire il mandato e chiudere per sempre le porte del mondo.

A quest'ultimo papa che chiude la profezia, Malachia ha voluto dedicare non solo un motto ma alcuni versi latini:

"In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus,

qui pascet oves in multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis

collis diruetur, ed Judex tremendus judicabit populum suum. Amen"

 

La traduzione è la seguente:

"Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia." nel periodo di Pietro II i cristiani ritorneranno nelle catacombe, come duemila anni fa; quando essi ritorneranno alla luce del sole, la chiesa non sarà più quella di un tempo e nemmeno il mondo sarà quello del passato.

Con Pietro II non ci sarà la fine del Cristianesimo, ma la fine di quel tipo di cristianesimo sorto dalle ceneri dell'impero romano d'occidente. Al vertice della chiesa non ci sarà più nessun pontefice in quanto lo spirito santo illuminerà tutti gli uomini e ci sarà come un paradiso sulla terra.

Il centro della cristianità non sarà più Roma. La città eterna verrà spazzata via in una notte d'estate, come un fuscello di paglia.

E di essa non rimarrà che un vago ricordo.

La profezia sulla distruzione di Roma si trova in un messaggio trovato nel XVI secolo e attribuito genericamente al Monaco di Padova.

In questo messaggio si dice:

" Quando l'uomo salirà sulla luna, grandi cose staranno per maturare sulla terra. Roma verrà abbandonata, come gli uomini abbandonano una vecchia megera, e del Colosseo non rimarrà che una montagna di pietre avvelenate"

Da:"De Magnis tribolationibus et Statu Ecclesiae, stampate a Venezia nel 1527"

 

Queste profezie, meno conosciute di quelle di Malachia, presentano un vaticinio sulla succesione degli ultimi papi.

Giovanni XXIII viene qui presentato come "uomo di grande umanità e dalla parlata francese". Papa Roncalli rappresentò difatti per molti anni la chiesa di Roma a Parigi.

Con il suo successore iniziano le tribolazioni della chiesa.

In questo tempo "l'ombra dell'Anticristo inizierà a oscurare la Città Eterna".

Significativo è il messaggio che riguarda Giovanni Paolo I: "Passerà rapido come una stella cadente, il pastore della laguna", ed infatti papa Luciani, che veniva da Venezia, ebbe un pontificato di 31 giorni.

Giovanni Paolo II: "Verrà da lontano e macchierà col suo sangue la pietra [...] e verrà strappato alla vita". Si prevede quindi una conclusione tragica e violenta del pontificato di papa Wojtyla. Rimangono ancora due pontefici. Il primo sarà un "seminatore di pace e di speranza, in un mondo che vive l'ultima speranza"; il secondo verrà a Roma da terre lontane "per incontrare la tribolazione e la morte".

Che sia autentica o meno, la prefigurazione di un papato al capolinea, quale si ritrova nella profezia di Malachia, potrebbe corrispondere ad un significato meno banale di quello che vi hanno saputo riconoscere le interpretazioni consuete. Come abbiamo visto, secondo questo monaco irlandese dei cistercensi, divenuto arcivescovo di Armagh e morto nel 1148 sotto Eugenio III, dopo Giovanni Paolo II non resterebbero che due papi, l'uno designato dalla sigla De gloria olivi, l'altro Petrus romanus.

Come ormai approfondito, la profezia di questo discepolo di San Bernardo di Chiaravalle è contenuta in un libro, Dei Sommi Pontefici, che include una lista di 112 papi, designati con motti suggestivi, soprattutto per gli ultimi. A Pio XII, infatti,  corrispondeva PastorAngelicus, una definizione passata nella letteratura apologetica. Giovanni XXIII era prefigurato come Pastor et Nauta, pastore e navigante, una sigla cui Roncalli seppe effettivamente corrispondere con la decisione di essere anzitutto Pastore, per portare la Chiesa «in alto mare», verso orizzonti universali ed ecumenici. Per Paolo VI, Malachia vide un Flos florum, fiore dei fiori: quelli presenti nello stemma di Montini e nel pluralismo conciliare del suo regno. Ad Albino Luciani, toccò De medietate lunae, riferito alle sue origini bellunesi e alla brevità del regno, durato il tempo d'una luna. E quanto a Wojtyla, Malachia aveva parlato, come abbiamo visto, di De labore solis, sigla profetica poi forzata a simboleggiare l'ardore solare del pellegrinare apostolico di Giovanni Paolo II sotto ogni sole.

Per il papa seguente, si ritiene che la profezia De Gloria Olivi potrebbe anche prefigurare il ramo d'olivo che la colomba porta alla fine del Diluvio, fuori dell'Arca di Noè, o anche la festa liturgica delle Palme, in memoria della salita trionfale di Gesù a Gerusalemme, prima della sua passione e morte. Di qui una varietà estremamente generica e onnicomprensiva di significati e presagi, dall'avvento d'un papato che rinsaldi i legami con gli Ebrei ad un riferimento più specifico, ad una dislocazione gerosolimitana della sede di Pietro fino al generico pronostico d'un papato impegnato nel servizio della pace globale e della salvezza del Creato, un papato per così dire «ecologista».

Presagio non talmente da banalizzare, appena si consideri che esso verrebbe a corrispondere sia alla centralità di Gerusalemme nella celebrazione multireligiosa del Giubileo del Duemila, sia alle aspettative diffuse affinchè la Chiesa, in continuità con le aperture di Giovanni Paolo II, provveda a sanare — ha scritto il cardinale Carlo Maria Martini — «il primo, grande scisma», quello consumato con la teologia e la prassi nella comunità giudaico-cristiana dei primi anni dopo Cristo. Secondo Martini, questa divisione nella Chiesa primitiva prolunga le sue ferite fino a noi: da essa derivano le difficoltà durature dei cristiani ad assumere un «giusto atteggiamento» verso il potere tecnico, economico e politico del mondo; verso il corpo, il sesso, la famiglia; nell'articolare bene tra loro la speranza escatologico-messianica con le speranze, le aspettative di individui e di comunità, in relazione ai diritti umani, alla giustizia e così via.

Ora la Chiesa non potrebbe risanare questa ferita originaria — sostiene Martini — senza una vitale penetrazione all'interno dell'ebraismo. Perciò questo potrebbe essere considerato il punto qualificante dell'agenda del papato venturo, la traduzione effettiva dell'apologo di Malachia per una figura papale restituita a Gerusalemme, per un Pietro tornato a Pietro, dopo l'esilio a Roma (è ricorrente nella letteratura patristica romana più antica l'espressione: «Chiesa esule a Roma»).

Si potrebbe anche supporre che uno sviluppo del genere non sarebbe essenzialmente incoerente con un'interpretazione anche più radicale, di orientamento cristocentrico, che spieghi la «Gloria dell'Olivo» come riferita al legno stesso della croce, se non al simbolo ligneo del Cristo, glorificato nel legno dell'umiliazione: orientamento che implica comunque il superamento del massimalismo ecclesiocentrico, il rifiuto del perfettismo, e indicherebbe la nuova via del papato, in un programma di radicale riforma.

Il documento di Malachia è considerato apocrifo dalla maggior parte degli storici. Esso conserva comunque, come vediamo, la sua suggestione simbolica. Qualche volta incute inquietudine. L'oroscopo più grave riguarda precisamente l'ultimo papa, Petrus Romanus.

Secondo il testo, «Pietro il Romano farà pascolare le pecore fra numerose tribolazioni, dopo le quali la città dei sette colli sarà distrutta e il giudice temibile giudicherà gli uomini».

La visione è apocalittica, ed è facile prevedere che non suonerà soave all'udito dei romani. Ciò che sembra annunciarsi infatti è piuttosto la provvisorietà e l'impotenza delle istituzioni storicamente stabilite della Chiesa, ma anche la continuità della missione pastorale del papato.

Questa non pare peraltro una esoterica invenzione di Malachia. Potrebbe piuttosto rifarsi al libro dell'Apocalisse del «veggente di Patmos», quando profetizza la Nuova Gerusalemme, come prefigurazione nel simbolo dell'Agnello d'una umanità riconciliata. Del resto, c'è alla fine del Vangelo di Giovanni (21,18 s.) una promessa fatta da Cristo risorto a Pietro: «Pasci le mie pecore. In verità in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste, e ti porterà dove tu non vuoi».

 

Ma veniamo alle disposizioni redatte da Karol Wojtyla, per il nuovo conclave…

 

Costituzione apostolica «Universi Dominici Gregis» circa la vacanza della Sede Apostolica e l'elezione del Romano Pontefice.

 

Giovanni Paolo vescovo Servo dei servi di Dio a perpetua memoria.

 

Pastore dell'intero gregge del Signore è il Vescovo della Chiesa di Roma, nella quale il Beato Apostolo Pietro, per sovrana disposizione della Provvidenza divina, rese a Cristo col martirio la suprema testimonianza del sangue. È pertanto ben comprensibile che la legittima successione apostolica in questa Sede, con la quale «a causa dell'alta preminenza deve trovarsi in accordo ogni Chiesa», sia stata sempre oggetto di speciali attenzioni.

Proprio per questo i Sommi Pontefici, nel corso dei secoli, hanno considerato loro
preciso dovere, non meno che specifico diritto, quello di regolare con opportune norme l'ordinata elezione del Successore. Così, ancora in tempi a noi vicini, i miei predecessori san Pio X. Pio XI. Pio XII, Giovanni XXIII e da ultimo Paolo VI", ciascuno nell'intento di rispondere alle esigenze del particolare momento storico, provvidero ad emanare in proposito sagge e appropriate regole, per guidare l'idonea preparazione e l'ordinato svolgimento del consesso degli elettori a cui, per la vacanza della Sede Apostolica, è demandato l'importante ed arduo ufficio di eleggere il Romano Pontefice.

 

Se oggi mi accingo ad affrontare a mia volta questa materia, non è certamente perché poca considerazione di quelle norme, che anzi profondamente apprezzo e in gran parte intendo confermare, almeno quanto alla sostanza ed ai principi di fondo che le hanno ispirate. Ciò che mi muove a questo passo è la consapevolezza della mutata situazione nella quale sta vivendo oggi la Chiesa e la necessità, inoltre, di tener presente la revisione generale della legge canonica, felicemente attuata col plauso di tutto l'Episcopato mediante la pubblicazione e promulgazione dapprima del Codice di Diritto Canonico e poi del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. A tale revisione, ispirata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, è stata successivamente mia premura adeguare la riforma della Curia Romana con la Costituzione apostolica Pastor Bonus''.

Del resto, proprio quanto disposto dal canone 335 del Codice di Diritto Canonico, e riproposto nel canone 47 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, lascia intendere il dovere di emanare e di costantemente aggiornare leggi specifiche, che regolino la provvista canonica della Sede romana, per qualsiasi motivo vacante.

Nella formulazione della nuova disciplina, pur tenendo conto delle esigenze del nostro tempo, mi sono preoccupato di non deflettere nella sostanza dalla linea della sacra e veneranda tradizione finora invalsa.

Indiscusso, in verità, appare il principio per cui ai Romani Pontefici compete di definire, adattandolo ai cambiamenti dei tempi, il modo in cui deve avvenire la designazione della persona chiamata ad assumere la successione di Pietro nella Sede Romana. Ciò riguarda, in primo luogo, l'organismo a cui è demandato l'ufficio di provvedere alla elezione del Romano Pontefice: per prassi millenaria, sancita da precise norme canoniche confermate anche in una esplicita disposizione del vigente Codice di Diritto Canonico, esso è costituito dal Collegio dei Cardinali di Santa Romana Chiesa. Se, invero, è dottrina di fede che la potestà del Sommo Pontefice deriva direttamente da Cristo, di Cui egli è Vicario in terra, è pure fuori dubbio che tale supremo potere nella Chiesa gli viene attribuito «con l'elezione legittima, da lui accettata, insieme con la consacrazione episcopale». Gravissimo è, pertanto, l'ufficio che incombe sull'organismo a tale elezione deputato. Ben precise e chiare dovranno essere, di conseguenza, le norme che ne regolano l'azione, affinché l'elezione stessa avvenga nel modo più degno e consono all'ufficio di estrema responsabilità che l'eletto per divina investitura dovrà col suo assenso assumere.

Confermando, pertanto, la norma del vigente Codice di Diritto Canonico, nella quale si rispecchia l'ormai millenaria prassi della Chiesa, ribadisco, ancora una volta, che il Collegio degli elettori del Sommo Pontefice è costituito unicamente dai Padri Cardinali di Santa Romana Chiesa. In loro s'esprimono, quasi in mirabile sintesi, i due aspetti che caratterizzano la figura e l'ufficio del Romano Pontefice: Romano
perché identificato nella persona del Vescovo della Chiesa che è in Roma e, quindi in rapporto stretto con il Clero di questa Città, rappresentato dai Cardinali dei titoli presbiteriali e diaconali di Roma, e con i Cardinali Vescovi delle Sedi suburbicarie; Pontefice della Chiesa universale, perché chiamato a fare visibilmente le veci dell'invisibile Pastore che guida l'intero gregge ai pascoli della vita eterna. L'universalità della Chiesa è, peraltro, ben raffigurata nella composizione stessa del Collegio Cardinalizio, che raccoglie i Porporati di ogni continente.

Nelle attuali contingenze storiche la dimensione universale della Chiesa sembra
sufficientemente espressa dal Collegio dei centoventi Cardinali elettori, composto da Porporati provenienti da tutte le parti della terra e dalle più varie culture. Confermo pertanto come massimo questo numero di Cardinali elettori, precisando al tempo stesso che non vuol essere affatto segno di minore considerazione il mantenimento della norma stabilita dal mio predecessore Paolo VI, secondo la quale alla elezione non partecipano coloro i quali hanno già compiuto, il giorno in cui inizia la vacanza della Sede Apostolica, gli ottantanni di vita. La ragione di tale disposizione infatti è da cercare nella volontà di non aggiungere al peso di così veneranda età l'ulteriore gravame costituito dalla responsabilità della scelta di colui che dovrà guidare il gregge di Cristo in modo adeguato alle esigenze dei tempi. Ciò, tuttavia, non impedisce che i Padri Cardinali ultraottantenni abbiano parte alle riunioni preparatorie del Conclave, secondo quanto più sotto disposto. Da loro, poi in particolare s'attende che, in tempo di Sede Vacante, e soprattutto durante lo svolgimento dell'elezione del Sommo Pontefice, facendosi quasi guide del Popolo di
Dio, radunato nelle Basiliche Patriarcali dell'Urbe, come pure in altre chiese delle Diocesi sparse nel mondo intero, coadiuvino con intense preghiere e suppliche al divino Spirito il compito degli elettori, implorando per essi la luce necessaria per fare la loro scelta avendo solamente Dio davanti agli occhi, e mirando unicamente alla «salvezza delle anime che deve sempre essere nella Chiesa la legge suprema».

Particolare attenzione ho voluto prestare alla antichissima istituzione del Conclave:

normativa e prassi, al riguardo, sono consacrate e definite anche in solenni disposizioni di non pochi miei Predecessori. Un'attenta disamina storica conferma non soltanto l'opportunità contingente di tale istituto, a motivo delle circostanze in cui è sorto ed è stato via via normativamente definito, ma altresì la sua costante utilità per l'ordinato, sollecito e regolare svolgimento delle operazioni dell'elezione medesima, particolarmente in momenti di tensione e di turbamento.

Proprio per questo, pur consapevole della valutazione di teologi e canonisti di ogni
tempo, i quali concordemente ritengono tale istituto non necessario per sua natura
alla valida elezione del Romano Pontefice, ne confermo con questa Costituzione la
permanenza nella sua struttura essenziale, apportandovi tuttavia alcune modifiche,
così da adeguarne la disciplina alle esigenze odierne. In particolare, ho ritenuto opportuno disporre che, durante tutto il tempo di durata della elezione, le abitazioni dei Cardinali elettori e di quanti sono chiamati a collaborare al regolare svolgimento della elezione stessa siano collocate in ambienti convenienti dello Stato della Città del Vaticano. Anche se piccolo, lo Stato è sufficiente per assicurare entro la cinta delle sue mura, grazie anche agli opportuni accorgimenti più sotto indicati, quell'isolamento e conseguente raccoglimento che un atto cosi vitale per la Chiesa intera esige negli elettori.

Al tempo stesso, considerata la sacralità dell'atto e perciò la convenienza che esso si svolga in una sede confacente, nella quale, da una parte, le azioni liturgiche ben si compongano con le formalità giuridiche e, dall'altra, agli elettori sia reso più facile
preparare l'animo ad accogliere le interiori mozioni dello Spirito Santo, dispongo che l'elezione continui a svolgersi nella Cappella Sistina, ove tutto concorre ad alimentare la consapevolezza della presenza di Dio, al cui cospetto ciascuno dovrà presentarsi un giorno per essere giudicato.

Confermo, inoltre, con la mia autorità apostolica il dovere del più rigoroso segreto
riguardo a tutto ciò che concerne direttamente o indirettamente le operazioni stesse
dell'elezione; anche in questo, tuttavia, ho voluto semplificare e ridurre all'essenziale le relative norme, così da evitare perplessità e dubbi, e forse anche successivi problemi di coscienza in chi ha preso parte all'elezione.

Infine, ho ritenuto di dover rivedere al forma stessa dell'elezione, tenendo anche qui conto delle attuali esigenze ecclesiali e degli orientamenti della cultura moderna. Così mi è sembrato opportuno non conservare l'elezione per acclamazione quasi ex inspiratione, giudicandola ormai inadatta ad interpretare il pensiero di un collegio elettivo così esteso per numero e tanto diversificato per provenienza. Ugualmente è parso necessario lasciar cadere l'elezione per compromissum, non solo perché di difficile attuazione, come è dimostrato dalla congerie quasi inestricabile di norme emanate in proposito nel passato, ma anche perché di natura tale da comportare una certa deresponsabilizzazione degli elettori i quali, in tale ipotesi, non sarebbero chiamati ad esprimere personalmente il proprio voto.

Dopo matura riflessione sono giunto, quindi, nella determinazione di stabilire che
l'unica forma in cui gli elettori possono manifestare il loro voto per l'elezione del Romano Pontefice sia quella dello scrutinio segreto, attuato secondo le norme più sotto indicate. Tale forma, infatti, offre le maggiori garanzie di chiarezza, linearità, semplicità, trasparenza e, soprattutto, di effettiva e costruttiva partecipazione di tutti i singoli i Padri Cardinali, chiamati a costituire l'assemblea elettiva del Successore di Pietro.

Con questi intendimenti promulgo la presente Costituzione apostolica, nella quale
sono contenute le norme a cui, quando si verifichi la vacanza della Sede Romana, debbono rigorosamente attenersi i Cardinali che hanno il diritto-dovere di eleggere il Successore di Pietro, Capo visibile di tutta la Chiesa e Servo dei servi di Dio.

Parte prima. Vacanza della Sede Apostolica

I. Poteri del Collegio dei Cardinali durante la vacanza della Sede Apostolica

1. Durante la vacanza della Sede Apostolica, il Collegio dei Cardinali non ha nessuna potestà o giurisdizione sulle questioni spettanti al Sommo Pontefice, mentre era in vita o nell’esercizio delle funzioni del suo ufficio; tali questioni dovranno essere tutte ed esclusivamente riservate al futuro Pontefice. Dichiaro, pertanto, invalido e nullo qualsiasi atto di potestà o di giurisdizione spettante al Romano Pontefice mentre è in vita od è nell'esercizio delle funzioni del suo ufficio, che il Collegio stesso dei Cardinali giudicasse di esercitare, se non entro i limiti espressamente consentiti in questa Costituzione.

2. Al Collegio dei Cardinali, nel tempo in cui la Sede Apostolica è vacante, è affidato il governo della Chiesa solamente per il disbrigo degli affari ordinari o di quelli indilazionabili, e per la preparazione di quanto è necessario all'elezione del nuovo Pontefice. Questo compito dovrà essere svolto nei modi e nei limiti previsti da questa Costituzione: dovranno perciò essere assolutamente esclusi gli affari, che — sia per legge sia per prassi — o sono di potestà del solo Romano Pontefice stesso, o riguardano le norme per l'elezione del nuovo Pontefice secondo le disposizioni della presente Costituzione.

3. Inoltre stabilisco che il Collegio Cardinalizio non possa in alcun modo disporre circa i diritti della Sede Apostolica e della Chiesa Romana, ed ancor meno lasciar cadere, direttamente o indirettamente, alcunché di essi, sia pure al fine di comporre dissidi o di perseguire azioni perpetrate contro i medesimi diritti dopo la morte o la valida rinuncia del Pontefice. Sia cura di tutti i Cardinali tutelare questi diritti.

4. Durante la vacanza della Sede Apostolica, le leggi emanate dai Romani Pontefici
nessun modo possono essere corrette o modificate, né si può aggiungere o detrarre qualsiasi cosa o dispensare sia pure da una parte di esse, soprattutto per quanto riguarda l'ordinamento dell'elezione del Sommo Pontefice. Anzi, se accadesse eventualmente che sia fatto o tentato qualcosa contro questa prescrizione, con la mia suprema autorità lo dichiaro nullo e invalido.

5. Qualora sorgessero dubbi circa le prescrizioni contenute in questa Costituzione, o circa il modo di attuarle, dispongo formalmente che ogni potere di emettere un giudizio al riguardo spetti al Collegio dei Cardinali, cui pertanto attribuisco la facoltà di interpretarne i punti dubbi o controversi, stabilendo che quando occorra deliberare su queste ed altre simili questioni, eccetto l'atto dell'elezione, sia sufficiente che la maggioranza dei Cardinali congregati convenga sulla stessa opinione.

6. Allo stesso modo, quando vi è un problema che, secondo la maggior parte dei Cardinali riuniti, non può essere differito ad altro tempo, il Collegio dei Cardinali disponga secondo il parere della maggioranza.

II. Le Congregazioni dei Cardinali in preparazione dell'elezione del Sommo Pontefice

7. In periodo di Sede Vacante, si avranno due specie di Congregazioni dei Cardinali: una generale, cioè dell'intero Collegio, fino all'inizio della elezione e l'altra particolare. Alle Congregazioni generali devono partecipare tutti i Cardinali non legittimamente impediti, non appena sono informati della vacanza della Sede Apostolica. Tuttavia ai Cardinali, che a norma del n. 33 di questa Costituzione non godono del diritto di eleggere il Pontefice, è concessa la facoltà di astenersi, se lo preferiscono, dalla partecipazione a tali Congregazioni Generali.

La Congregazione particolare è costituita dal Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa e da tre Cardinali, uno per ciascun Ordine, estratti a sorte tra i Cardinali elettori già pervenuti a Roma. L'ufficio di questi tre Cardinali, detti Assistenti, cessa al compiersi del terzo giorno, ed al loro posto, sempre mediante sorteggio, ne succedono altri con il medesimo termine di scadenza anche dopo iniziata l'elezione.

Durante il periodo dell'elezione le questioni più importanti, se necessario, sono trattate dall'Assemblea dei Cardinali elettori, mentre gli affari ordinari continuano ad essere trattati dalla Congregazione particolare dei Cardinali. Nelle Congregazioni generali e particolari, in periodo di Sede Vacante, i Cardinali indossino la consueta veste talare nera filettata e la fascia rossa, con zucchetto, croce pettorale e anello.

8. Nelle Congregazioni particolari devono trattarsi solamente le questioni di minore importanza, che si presentano giorno per giorno o momento per momento. Ma se
sorgessero questioni più gravi e meritevoli di un più profondo esame, devono essere sottoposte alla Congregazione generale. Inoltre, ciò che è stato deciso, risolto o negato in una Congregazione particolare non può essere revocato, mutato o concesso in un'altra; il diritto di fare ciò appartiene soltanto alla Congregazione generale, e con la maggioranza dei voti.

9. Le Congregazioni generali dei Cardinali si terranno nel Palazzo Apostolico Vaticano o, se le circostanze lo richiedano, in altro luogo più opportuno a giudizio degli stessi Cardinali. Ad esse presiede il Decano del Collegio o, nel caso sia egli assente o legittimamente impedito, il Sottodecano. Che se uno dei due od ambedue non godessero più, a norma del n. 33 di questa Costituzione, del diritto di eleggere il Pontefice, all'assemblea dei Cardinali elettori presiederà il Cardinale elettore più anziano, secondo l'ordine consueto di precedenza.

10. Il voto delle Congregazioni dei Cardinali, quando si tratta di cose di maggiore
importanza, non deve essere dato a voce, ma in forma segreta.

11. Le Congregazioni generali che precedono l'inizio dell'elezione, dette perciò
preparatorie, devono tenersi quotidianamente, a cominciare dal giorno che sarà stabilito dal Camerlengo di Santa Romana Chiesa e dal primo Cardinale di ciascun Ordine tra gli elettori, anche nei gironi in cui si celebrano le esequie del Pontefice defunto. Ciò dovrà farsi per rendere possibile al Cardinale Camerlengo di sentire il parere del Collegio e dargli le comunicazioni ritenute necessarie o opportune; nonché per permettere ai singoli Cardinali di esprimere il loro avviso sui problemi che si presentano, di domandare spiegazioni in casi di dubbio, e di fare delle proposte.

12. Nelle prime Congregazioni generali si provveda a che i singoli Cardinali abbiano a disposizione una copia di questa Costituzione e, al tempo stesso, sia loro data la possibilità di proporre eventualmente questioni circa il significato e l'esecuzione delle norme nella stessa stabilite. Inoltre conviene che sia letta la parte della presente Costituzione che riguarda la vacanza della Sede Apostolica. Nel contempo tutti i Cardinali presenti dovranno prestare giuramento circa l'osservanza delle prescrizioni in essa contenute e circa il mantenimento del segreto. Tale giuramento, che dovrà essere emesso anche dai Cardinali i quali, arrivando in ritardo, partecipano a queste Congregazioni in un secondo momento, sia letto dal Cardinale Decano o, eventualmente, da altro presidente del Collegio, conformemente alla norma stabilita al n. 9 di questa Costituzione, alla presenza degli altri Cardinali secondo la formula seguente:

Noi Cardinali di Santa Romana Chiesa, dell'Ordine dei Vescovi, dei Presbiteri e dei
Diaconi, promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo, tutti e singoli, di osservare esattamente e fedelmente tutte le norme, contenute nella Costituzione apostolica
Universi Dominici Gregis del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, e di mantenere scrupolosamente il segreto su tutto ciò che in qualsiasi modo abbia attinenza con l'elezione del Romano Pontefice, o che per sua natura, durante la vacanza della Sede Apostolica, postuli il medesimo segreto.

Quindi ciascun Cardinale dirà: Ed io N. Cardinale N. prometto, mi obbligo e giuro.
E, ponendo la mano sopra il Vangelo, aggiungerà: Così Dio mi aiuti e questi Santi
Evangeli, che tocco con la mia mano.

13. In una delle Congregazioni immediatamente successive, i Cardinali dovranno,
sulla base di un prestabilito ordine del giorno, prendere le decisioni più urgenti per
iniziare le operazioni dell'elezione, vale a dire:

a)     stabiliscano il giorno, l'ora e il modo, in cui la salma del defunto Pontefice

portata nella Basilica Vaticana, per essere esposta all'omaggio dei fedeli;

b) predispongano tutto il necessario per le esequie del defunto Pontefice, che
dovranno essere celebrate per nove giorni consecutivi, e fissino l'inizio di esse in modo che la tumulazione abbia luogo, salvo ragioni speciali, fra il quarto e il sesto giorno dopo la morte;

c) sollecitino la Commissione, composta dal Cardinale Camerlengo e dai Cardinali
che svolgevano rispettivamente l'Ufficio di Segretario di Stato e di Presidente della
Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, perché predispongano
tempestivamente sia i locali della Domus Sanctae Marthae per la conveniente sistemazione dei Cardinali elettori, sia gli alloggi adatti per quanti sono previsti al n. 46 della presente Costituzione, e perché, al tempo stesso, provveda alla messa a punto di quanto occorre per la preparazione della Cappella Sistina, affinchè le operazioni relative alla elezione possano svolgersi in modo agevole, ordinato e con la massima riservatezza, secondo quanto previsto e stabilito in questa Costituzione;

d) affidino a due ecclesiastici di specchiata dottrina, saggezza ed autorevolezza
morale il compito di dettare ai medesimi Cardinali due ponderate meditazioni circa i
problemi della Chiesa in tale momento e la scelta illuminata del nuovo Pontefice; al contempo, fermo restando quando disposto al n. 52 di questa Costituzione, prevedano a stabilire il giorno e l'ora in cui dovrà essere loro rivolta la prima di dette dilazioni;

e) approvino — su proposta dell'Amministrazione della Sede Apostolica o, per la parte di competenza, del Governatorato dello Stato Città del Vaticano — le spese
correnti dalla morte del Pontefice fino alla elezione del successore;

f) leggano, qualora vi fossero, i documenti lasciati dal defunto Pontefice per il
collegio dei Cardinali;

g) provvedano a far annullare l'Anello del Pescatore e il Sigillo di piombo, con i quali sono spedite le Lettere Apostoliche;

h) dispongano l'assegnazione per sorteggio delle stanze ai Cardinali elettori;

i) stabiliscano giorno e ora dell'inizio delle operazioni di voto.

III. Circa alcuni uffici in periodo di Sede Apostolica Vacante

14. A norma dell'art. 6 della Costituzione apostolica Pastor Bonus, alla morte del Pontefice tutti i Capi dei Dicasteri della Curia Romana, sia il Cardinale Segretario di
Stato, sia i Cardinali Prefetti, sia i Presidenti Arcivescovi, come anche i Membri dei
medesimi Dicasteri cessano dall'esercizio del loro ufficio. Viene fatta eccezione per il
Camerlengo di Santa Romana Chiesa e il Penitenziere Maggiore, che continua a
svolgere gli affari ordinari, sottoponendo al Collegio dei Cardinali ciò che avrebbe
dovuto essere riferito al Sommo Pontefice.

Allo stesso modo, conformemente alla Costituzione apostolica Vicaræ potes, il Cardinale Vicario Generale per la diocesi di Roma non cessa dal suo ufficio durante la vacanza della Sede Apostolica e, parimenti, non cessa per la sua giurisdizione il Cardinale Arciprete della Basilica Vaticana e Vicario Generale per la città del Vaticano.

15. Qualora alla morte del Pontefice o prima dell'elezione del Successore siano vacanti l'ufficio del Camerlengo di Santa Romana Chiesa o del Penitenziere Maggiore, il Collegio dei Cardinali dovrà eleggere quanto prima il Cardinale o, se è il caso, i Cardinali, che ne terranno la carica fino all'elezione del nuovo Pontefice. In ognuno dei singoli casi citati, l'elezione avviene per mezzo di votazione segreta di tutti i Cardinali elettori presenti, mediante schede, che saranno distribuite e raccolte dai Cerimoniere e quindi aperte alla presenza del Camerlengo e dei tre Cardinali Assistenti, se si tratta di eleggere il Penitenziere Maggiore; oppure, dei suddetti tre Cardinali e del Segretario del Collegio dei Cardinali, se deve essere eletto il Camerlengo. Risulterà eletto e avrà ipso facto tutte le facoltà inerenti alla carica colui sul quale sarà confluita la maggioranza dei suffragi. Nel caso di parità di voti, sarà designato chi appartiene all'Ordine più elevato e, nello stesso Ordine, chi è stato creato Cardinale per primo. Fino a quando non sia eletto il Camerlengo, le sue funzioni sono esercitate dal Decano del Collegio o, in caso di sua assenza o di suo legittimo impedimento, dal Sottodecano o dal Cardinale più anziano secondo l'ordine consueto di precedenza, conformemente al n. 9 di questa Costituzione, il quale può prendere senza indugio le decisioni, che le circostanze suggeriscono.

16. Se invece, in periodo di Sede Vacante, venisse a mancare il Vicario Generale per la Diocesi di Roma, il Vicegerente allora in carica eserciterà anche l'ufficio proprio del Cardinale Vicario, oltre alla giurisdizione ordinaria vicaria che gli è propria.
Qualora manchi pure il Vicegerente, il Vescovo Ausiliare primo per nomina ne compirà le funzioni.

17. Appena ricevuta la notizia della morte del Sommo Pontefice, il Camerlengo di
Santa Romana Chiesa deve accertare ufficialmente la morte del Pontefice alla presenza del Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, dei Prelati Chierici e del Segretario e Cancelliere della stessa Camera Apostolica, il quale compilerà il documento o atto autentico di morte. Il Camerlengo deve, inoltre, apporre i sigilli allo studio e alla camera del medesimo Pontefice, disponendo che il personale abitualmente dimorante nell'appartamento privato vi possa restare fino a dopo la sepoltura del Papa, quando l'intero appartamento pontificio sarà sigillato; comunicarne la morte al Cardinale Vicario per l'Urbe, il quale ne darà notizia al Popolo Romano con speciale notificazione; e parimenti al Cardinale Arciprete della Basilica Vaticana; prendere possesso del Palazzo Apostolico Vaticano e, personalmente o per mezzo di un suo delegato, dei Palazzi del Laterano e di Castel Gandolfo, ed esercitarne la custodia e il governo; stabilire, uditi i Cardinali Capi dei tré Ordini, tutto ciò che concerne la sepoltura del Pontefice, a meno che questi, da vivo, non abbia manifestato la sua volontà a tale riguardo; curare, a nome e col consenso del Collegio dei Cardinali, tutto ciò che le circostanze consiglieranno per la difesa dei diritti della Sede Apostolica e per una retta amministrazione di questa. È infatti compito del Camerlengo di Santa Romana Chiesa, in periodo di Sede Vacante, di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede, con l'aiuto dei tré Cardinali Assistenti, premesso, una volta per le questioni meno importanti, e tutte le volte per quelle più gravi, il voto del Collegio dei Cardinali.

18. Il Cardinale Penitenziere Maggiore ed i suoi Officiali, durante la Sede Vacante,
potranno svolgere ciò che è stato stabilito dal mio predecessore Pio XI nella Costituzione apostilica Quae divinitus, del 25 marzo 1935, e da me stesso nella Costituzione apostolica Pastor Bonus.

19. Il Decano del Collegio dei Cardinali, invece, appena il Cardinale Camerlengo o
il Prefetto della Casa Pontificia lo avrà informato della morte del Pontefice, ha il compito di darne notizia a tutti i Cardinali, convocando costoro per le Congregazioni
del Collegio. Parimenti, egli comunicherà la morte del Pontefice al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede ed ai Capi supremi delle rispettive Nazioni.

20. Durante la vacanza della Sede Apostolica, il Sostituto della Segreteria di Stato
come pure il Segretario per i Rapporti con gli Stati ed i Segretari dei Dicasteri della
Curia Romana mantengono la dirczione del rispettivo Ufficio e ne rispondono al Collegio dei Cardinali.

21. Allo stesso modo, non cessano l'incarico ed i relativi poteri dei Rappresentanti
Pontifici.

22. Anche l'Elemosiniere di Sua Santità continuerà nell'esercizio delle opere di carità, secondo gli stessi criteri usati mentre il Pontefice era in vita; e sarà alle dipendenze del Collegio dei Cardinali, fino all'elezione del nuovo Pontefice.

23. Durante la Sede Vacante, tutto il potere civile del Sommo Pontefice, concernente il governo della Città del Vaticano, spetta al Collegio dei Cardinali, il quale tuttavia non potrà emanare decreti se non in caso di urgente necessità e per il solo tempo della vacanza della Santa Sede. Tali decreti saranno validi per il futuro solamente se il nuovo Pontefice li confermerà.

IV. Facoltà dei Dicasteri della Curia Romana durante la vacanza della Sede
Apostolica

24. In periodo di Sede Vacante, i Dicasteri della Curia Romana, ad eccezione di quelli di cui al n. 26 di questa Costituzione, non hanno alcuna facoltà in quelle materie che, Sede piena, non possono trattare o compiere se non facto verbo cum SS.mo, ovvero ex Audientia SS.mi, o vigore specialium et extraordinariarum facultatum, che il Romano Pontefice suole concedere ai Prefetti, ai Presidenti od ai Segretari dei medesimi Dicasteri.

25. Non cessano, invece, con la morte del Pontefice, le facoltà ordinarie proprie di
ciaseun Dicastero; stabilisco, tuttavia, che i Dicasteri ne facciano uso soltanto per i
provvedimenti di grazia di minore importanza, mentre le questioni più gravi o con-
troverse, se possono essere differite, dovranno essere esclusivamente riservate al futuro Pontefice; che se non ammettono dilazione (come, tra l'altro, i casi in articulo mortis per le dispense che il Sommo Pontefice suole concedere), potranno essere affidate dal Collegio Cardinalizio al Cardinale che era Prefetto fino alla morte del Pontefice, o all'Arcivescovo fino ad allora Presidente, e agli altri Cardinali dello stesso Dicastero, al cui esame il Sommo Pontefice defunto le avrebbe probabilmente affidate. Essi potranno, in tali circostanze, decidere per modum provisionis, fino a quando sarà eletto il Pontefice, ciò che giudicheranno maggiormente adatto e conveniente alla custodia e alla difesa dei diritti e delle tradizioni ecclesiastiche.

26. Il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica ed il Tribunale della Rota Romana, durante la vacanza della Santa Sede, continuano a trattare le cause secondo le leggi loro proprie, fermi restando i prescritti di cui all'art. 18, comma 1 e 3, della Costituzione apostolica Pastor Bonus.

V. Le esequie del Romano Pontefice

27. Dopo la morte del Romano Pontefice, i Cardinali celebreranno le esequie in suffragio della sua anima per nove giorni consecutivi, secondo l’Ordo exsequiarum
Romani Pontificis,
alle cui norme, come pure a quelle dell'Orato rituum conclavis,
essi si atterranno fedelmente.

28. Se la tumulazione avviene nella Basilica Vaticana, il relativo documento autentico è compilato dal Notaio del Capitolo della medesima Basilica o dal Canonico archivista. Successivamente, un delegato del Cardinale Camerlengo e un delegato del Prefetto della Casa Pontificia stenderanno separatamente i documenti che facciano fede dell'avvenuta tumulazione; il primo alla presenza dei membri della Camera Apostolica, l'altro del Prefetto della Casa Pontificia.

29. Se il Romano Pontefice dovesse morire fuori Roma, spetta al Collegio dei Cardinali disporre tutto il necessario per una degna e decorosa traslazione della salma nella Basilica Vaticana di San Pietro in Vaticano.

30. A nessuno è lecito riprendere con alcun mezzo immagini del Sommo Pontefice
sia infermo a letto sia defunto, ne registrarne con alcuno strumento le parole per poi riprodurle. Se qualcuno, dopo la morte del Papa, vorrà farne delle fotografie a titolo di documentazione, dovrà chiederlo al Cardinale Camerlengo di Santa Romana chiesa, il quale, però, non permetterà che siano eseguite fotografie al Sommo Pontefice se non rivestito degli abiti pontificali.

31. Dopo la sepoltura del Sommo Pontefice e durante l'elezione del nuovo Papa,
nessun ambiente dell'appartamento privato del Sommo Pontefice sia abitato.

32. Se il defunto Sommo Pontefice ha fatto testamento delle sue cose, lasciando lettere e documenti privati, ed ha designato un proprio esecutore testamentario, spetta a costui stabilire ed eseguire, secondo il mandato ricevuto dal testatore, ciò che concerne i beni privati e gli scritti del defunto Pontefice. Tale esecutore renderà conto del suo operato unicamente al nuovo Sommo Pontefice.

Parte seconda. L’elezione del Romano Pontefice.

I. Gli elettori del Romano Pontefice

33. Il diritto di eleggere il Romano Pontefice spetta unicamente ai Cardinali di Santa
Romana Chiesa, ad eccezione di quelli che, prima del giorno della morte del Sommo
Pontefice o del giorno in cui la Sede Apostolica resti vacante, abbiano già compiuto
1'80° anno di età. Il numero massimo di Cardinali elettori non deve superare i centoventi. È assolutamente escluso il diritto di elezione attiva da parte di qualsiasi altra dignità ecclesiastica o l'intervento di potestà laica di qualsivoglia grado o ordine.

34. Qualora accada che la Sede Apostolica divenga vacante durante la celebrazione
di un Concilio Ecumenico o di un Sinodo dei Vescovi, che abbiano luogo sia a Roma
sia in altra località del mondo, l'elezione del nuovo Pontefice deve essere fatta unicamente ed esclusivamente dai Cardinali elettori, che sono indicati nel numero precedente, e non dallo stesso Concilio o Sinodo dei Vescovi. Perciò dichiaro nulli ed invalidi gli atti, che in qualunque modo tentassero temerariamente di modificare le norme circa l'elezione o il collegio degli elettori. Anzi, restando a tal riguardo confermati il can. 340 nonché il can. 347 § 2 del Codice di Diritto Canonico ed il can. 53 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, lo stesso Concilio o il Sinodo dei Vescovi, a qualunque punto si trovino, devono ritenersi immediatamente ipso iure sospesi, appena si abbia notizia della vacanza della Sede Apostolica. Pertanto, devono interrompere, senza frapporre alcun indugio, qualsiasi riunione, congregazione, o sessione, e cessare dal compilare o dal preparare qualsiasi decreto o canone, o di promulgare quelli confermati, sotto pena della loro nullità; ne il Concilio o il Sinodo potranno continuare per nessuna ragione, anche se gravissima e degna di speciale menzione, fino a quando il nuovo Pontefice canonicamente eletto non avrà ordinato che essi siano ripresi o continuati.

35. Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall'elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, fermo restando quanto prescritto al n. 40 di questa Costituzione.

36. Un Cardinale di Santa Romana Chiesa, che sia stato creato e pubblicato in
Concistoro, ha per ciò stesso il diritto di eleggere il Pontefice, a norma del n. 33 della presente Costituzione, anche se ancora non gli sia stato imposto il berretto, ne consegnato l'anello, ne abbia prestato il giuramento. Non hanno invece questo diritto i Cardinali canonicamente deposti o che abbiamo rinunciato, col consenso del Romano Pontefice, alla dignità cardinalizia. Inoltre, in periodo di Sede Vacante, il Collegio dei Cardinali non può riammettere o riabilitare costoro.

37. Stabilisco inoltre che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente
vacante, i Cardinali elettori presenti debbano attendere per quindici giorni interi gli
assenti; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l'inizio dell'elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo,
venti giorni dall'inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all'elezione.

38. Tutti i Cardinali elettori, convocati dal Decano, o da altro Cardinale a suo nome, per l'elezione del nuovo Pontefice, sono tenuti, in virtù di santa obbedienza, ad
ottemperare all'annuncio di convocazione e a recarsi al luogo designato allo scopo, a meno che siano trattenuti da infermità o da altro grave impedimento, che però dovrà essere riconosciuto dal Collegio dei Cardinali.

39. Se però dei Cardinali elettori arrivassero re integra, cioè prima che si sia provveduto ad eleggere il Pastore della Chiesa, essi saranno ammessi ai lavori della elezione, al punto in cui questi si trovano.

40. Se, per caso, qualche Cardinale avente diritto al voto rifiutasse di entrare nella
Città del Vaticano per attendere ai lavori dell'elezione o in seguito, dopo che essa è
cominciata, si rifiutasse di rimanere per adempiere al suo ufficio, senza manifesta ragione di malattia riconosciuta con giuramento dai medici e comprovata dalla maggior parte degli elettori, gli altri procederanno liberamente alle operazioni dell'elezione, senza attenderlo, ne riammetterlo nuovamente. Se, invece, un qualche Cardinale elettore è costretto ad uscire dalla Città del Vaticano per sopraggiunta infermità, si può procedere all'elezione anche senza chiedere il suo voto; ma se egli vuole rientrare nella suddetta sede dell'elezione, dopo la guarigione od anche prima, deve esservi riammesso.

Inoltre, se qualche Cardinale elettore scese dalla Città del Vaticano per qualche ragione grave, riconosciuta dalla maggioranza degli elettori, può ritornarvi, per riprendere parte all'elezione.

 

II. Il luogo dell'elezione e le persone ivi ammesse in ragione del loro Ufficio.

 

41. Il Conclave per l'elezione del Sommo Pontefice si svolgerà entro il territorio
della Città del Vaticano, in settori ed edifici determinati, chiusi agli estranei, in modo tale da garantire una conveniente sistemazione e permanenza dei Cardinali elettori e di quanti, a titolo legittimo, sono chiamati a collaborare al regolare svolgimento della elezione stessa.

42. Al momento stabilito per l'inizio delle operazioni dell'elezione del Sommo
Pontefice, tutti i Cardinali elettori dovranno aver avuto e preso conveniente sistemazione nella cosiddetta Domus Sanctae Marthae, costruita di recente nella Città del Vaticano.

Se ragioni di salute, comprovate previamente dall'apposita Congregazione Cardinalizia, esigono che qualche Cardinale elettore abbia presso di sé, anche nel periodo dell'elezione, un infermiere, si dovrà provvedere che anche a questi sia assicurata una dimora opportuna.

43. Dal momento in cui è stato disposto l'inizio delle operazioni dell'elezione, fino
al pubblico annunzio dell'avvenuta elezione del Sommo Pontefice o, comunque, fino a quando così avrà ordinato il nuovo Pontefice, i locali della Domus Sanctae Marthae, come pure in modo speciale la Cappella Sistina e gli ambienti destinati alle celebrazioni liturgiche, dovranno essere chiusi, sotto l'autorità del Cardinale Camerlengo e con la collaborazione esterna del Sostituto della Segreteria di Stato, alle persone non autorizzate, secondo quanto stabilito nei numeri seguenti.

L'intero territorio della Città del Vaticano e anche l'attività ordinaria degli Uffici
aventi sede entro il suo ambito dovranno essere regolati, per detto periodo, in modo da assicurare la riservatezza e il libero svolgimento di tutte le operazioni connesse con l'elezione del Sommo Pontefice. In particolare si dovrà provvedere che i Cardinali elettori non siano avvicinati da nessuno mentre saranno trasportati dalla Domus Sanctae Marthae al Palazzo Apostolico Vaticano.

44. I Cardinali elettori, dall'inizio delle operazioni dell'elezione fino a quando questa sarà avvenuta e pubblicamente annunciata, si astengano dall'intrattenere corrispondenza epistolare, telefonica o con altri mezzi di comunicazione con persone estranee all'ambito dello svolgimento della medesima elezione, se non per comprovata ed urgente necessità, debitamente riconosciuta dalla Congregazione particolare di cui al n. 7. Alla medesima compete riconoscere la necessità e l'urgenza di comunicare con i rispettivi uffici per i Cardinali Penitenziere Maggiore, Vicario Generale per la diocesi di Roma e Arciprete della Basilica Vaticana.

45. A tutti coloro, che non sono indicati nel numero seguente, e che casualmente,
pur presenti nella Città del Vaticano a giusto titolo, come previsto nel n. 43 di questa Costituzione, dovessero incontrare qualcuno dei Cardinale elettori in tempo di elezione, è fatto assoluto divieto di intrattenere colloquio, sotto qualsiasi forma, con qualunque mezzo e per qualsiasi motivo, con i medesimi Padri Cardinali.

46. Per venire incontro alle necessità personali e d'ufficio connesse con lo svolgimento dell'elezione, dovranno essere disponibili e quindi convenientemente alloggiati in locali adatti entro i confini di cui al n. 43 della presente Costituzione, il Segretario del Collegio Cardinalizio, che funge da Segretario dell'assemblea elettiva; il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie con due Cerimonieri e due religiosi addetti alla Sagrestia Pontificia; un ecclesiastico scelto dal Cardinale Decano o dal Cardinale che ne fa le veci, perché lo assista nel proprio ufficio.

Dovranno inoltre essere disponibili alcuni religiosi di varie lingue per le confessioni, nonché due medici per eventuali emergenze.

Si dovrà poi provvedere in tempo utile perché un congrue numero di persone, addette ai servizi della mensa e delle pulizie, siano disponibili allo scopo.

Tutte le persone qui indicate dovranno ricevere approvazione previa dal Cardinale Camerlengo e dai tre Assistenti.

47. Tutte le persone elencate al n. 46 della presente Costituzione, che per qualsivoglia motivo e in qualsiasi tempo venissero a conoscenza da chiunque di quanto direttamente o indirettamente concerne gli atti propri dell'elezione e, in modo particolare, di quanto attiene agli scrutini avvenuti nell'elezione stessa, sono obbligate a stretto segreto con qualunque persona estranea al Collegio dei Cardinali elettori: per tale scopo, prima dell'inizio delle operazioni dell'elezione, dovranno prestare giuramento secondo le modalità e la formula indicate nel numero seguente.

48. Le persone indicate nel n. 46 della presente Costituzione, debitamente ammonite sul significato e sull'estensione del giuramento da prestare, prima dell'inizio delle operazioni dell'elezione, dinanzi al Cardinale Camerlengo o ad altro Cardinale dal medesimo delegato, alla presenza di due Cerimonieri, a tempo debito dovranno pronunziare e sottoscrivere il giuramento secondo la formula seguente:

Io N. N. prometto e giuro di osservare il segreto assoluto con chiunque faccia parte del Collegio dei Cardinali elettori, e ciò in perpetuo, ameno che non ne riceva speciale facoltà data espressamente dal nuovo Pontefice eletto o dai suoi Successori, circa tutto ciò che attiene direttamente o indirettamente alle votazioni e agli scrutini per l'elezione del Sommo Pontefice.

Prometto parimenti e giuro di astenermi dal fare uso di qualsiasi strumento di registrazione o di audizione o di visione di quanto, nel periodo della elezione, si svolge entro l'ambito della Città del Vaticano, e particolarmente di quanto direttamente o indirettamente in qualsiasi modo ha attinenza con le operazioni connesse con l'elezione medesima.

Questo giuramento dichiaro di emettere consapevole che una infrazione di esso
comporterà nei miei confronti quelle sanzioni spirituali e canoniche che il futuro
Sommo Pontefice  riterrà di adottare.

Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli, che tocco con la mia mano.

III. L'inizio degli atti dell'elezione.

49. Celebrate secondo i riti prescritti le esequie del defunto Pontefice, e preparato quanto è necessario per il regolare svolgimento dell'elezione, il giorno stabilito — quindi, il quindicesimo giorno dalla morte del Pontefice, o, secondo quanto previsto al n. 37 della presente Costituzione, non oltre il ventesimo — i Cardinali elettori converranno nella Basilica di San Pietro in Vaticano, o altrove secondo l'opportunità e le necessità del tempo e del luogo, per prender parte ad una solenne celebrazione eucaristica con la Messa votiva pro eligendo Papa". Ciò dovrà essere compiuto possibilmente in ora adatta del mattino, così che nel pomeriggio possa svolgersi quanto prescritto nei numeri seguenti della presente Costituzione.

50. Dalla Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, dove si saranno raccolti in ora conveniente del pomeriggio, i Cardinali elettori in abito corale si recheranno in solenne processione, invocando col canto del Veni Creator l'assistenza dello Spirito Santo, alla Cappella Sistina del Palazzo Apostolico, luogo e sede dello svolgimento dell'elezione.

51. Conservando gli elementi essenziali del Conclave, ma modificandone alcune modalità secondarie, che il mutamento delle circostanze ha reso irrilevanti allo scopo a cui precedentemente servivano, con la presente Costituzione stabilisco e dispongo che tutte le operazioni dell’elezione del Sommo Pontefice, secondo quanto è prescritto nei numeri seguenti, si svolgano esclusivamente nella Cappella detta Sistina del Palazzo Apostolico Vaticano, che resta quindi luogo assolutamente riservato fino alla avvenuta elezione, in modo tale che sia assicurata la totale segretezza di quanto ivi sarà fatta o detto di comunque attinente, direttamente o indirettamente, all’elezione del Sommo Pontefice.

Sarà pertanto cura del Collegio Cardinalizio, operante sotto l’autorità e la responsabilità del Camerlengo coadiuvato dalla Congregazione particolare di cui al n.7 della presente Costituzione, che, all’interno di detta Cappella e dei locali adiacenti, tutto sia previamente disposto, anche con l'aiuto dall'esterno del Sostituto della Segreteria di Stato, in maniera che la regolare elezione e la riservatezza di essa siano tutelate.

In special modo si dovranno fare accurati e severi controlli, anche con l’ausilio di
persone di sicura fede e provata capacità tecnica, perché in detti locali non siano subdolamente installati mezzi audiovisivi di riproduzione e trasmissione all’esterno.

52. Giunti i Cardinali elettori nella Cappella Sistina, secondo quanto disposto al n.50, ancora la presenza di coloro che hanno fatto parte del solenne corteo, emetteranno il giuramento, pronunciando la formula indicata nel numero seguente.

Leggerà ad alta voce la formula il Cardinale Decano o il Cardinale primo per Ordine ed anzianità, secondo quanto stabilito al n. 9 della presente Costituzione; alla fine poi ciascuno dei Cardinali elettori, toccando il Santo Vangelo, leggerà e pronuncerà la formula, così come indicato nel numero seguente.

Dopo che avrà prestato il giuramento l’ultimo dei Cardinali elettori, sarà intimato
dal Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie l’extra omnes e gli estranei al
Conclave dovranno lasciare la Cappella Sistina.

In essa resteranno soltanto il medesimo Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie e l’ecclesiastico già scelto per tenere la seconda delle meditazioni ai Cardinali elettori, di cui al n. 13/d, circa il gravissimo compito loro incombente e, quindi, sulla necessità di agire con retto intendimento per il bene della Chiesa universale, solum Deum præ oculis habentes.

53. Secondo quanto disposto nel numero precedente, il Cardinale Decano o il

Cardinale primo degli altri per Ordine ed anzianità, pronunzierà la seguente formula di giuramento:

Noi tutti e singoli Cardinali elettori presenti in questa elezione del Sommo Pontefice promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo di osservare fedelmente e scrupolosamente tutte le prescrizioni contenute nella Costituzione apostolica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, emanata il 22 febbraio 1996. Parimenti, promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo che chiunque di noi, per divina disposizione, sia eletto Romano Pontefice, si impegnerà a svolgere fedelmente il munus Petrinum di Pastore della Chiesa universale e non mancherà di affermare e difendere strenuamente i diritti spirituali e temporali, nonché la libertà della Santa Sede. Soprattutto, promettiamo e giuriamo di osservare con la massima fedeltà e con tutti,sia chierici che laici, il segreto su tutto ciò che in qualsiasi modo riguarda l’elezione del Romano Pontefice e su ciò che avviene nel luogo dell’elezione, concernente direttamente o indirettamente lo scrutinio; di non violare in alcun modo questo segreto siadurante sia dopo l’elezione del nuovo Pontefice, a meno che non ne sia stata concessa esplicita autorizzazione dallo stesso Pontefice; di non prestare mai appoggio o favore a qualsiasi interferenza, opposizione o altra qualsiasi forma di intervento con cui autorità secolari di qualunque ordine e grado, o qualunque gruppo di persone o singoli volessero ingerirsi nell’elezione del Romano Pontefice.

Dopo di che, i singoli Cardinali elettori, secondo l’ordine di precedenza, presteranno giuramento con la seguente formula:

Ed io N. Cardinale N. prometto, mi obbligo e giuro, e, ponendo la mano sopra il Vangelo, aggiungeranno: Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano.

54. Dettata la meditazione, l’ecclesiastico che l’ha tenuta esce dalla Cappella Sistina insieme con il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie. I Cardinali elettori, recitate le preci secondo il relativo Ordo, ascoltano il Cardinale Decano (o chi ne
fa le veci), il quale sottopone al Collegio degli elettori innanzitutto la questione se si
possa ormai procedere ad iniziare le operazioni dell’elezione, o se occorra ancora
chiarire dubbi circa le norme e le modalità stabilite in questa Costituzione, senza tuttavia che sia consentito, anche se vi fosse l’unanimità degli elettori, e ciò sotto pena di nullità della medesima deliberazione, che qualcuna di esse, attinente sostanzialmente agli atti dell’elezione stessa, possa essere modificata o sostituita.

Se poi, a giudizio della maggioranza degli elettori, nulla impedisce che si proceda alle operazioni dell’elezione, si passerà immediatamente ad esse, secondo le modalità indicate in questa medesima Costituzione.

IV. Osservanza del segreto su tutto ciò che attiene l'elezione

55. Il Cardinale Camerlengo ed i tré Cardinali Assistenti pro tempore sono obbligati a vigilare con diligenza, perché non sia in alcun modo violata la riservatezza di
quanto avviene nella Cappella Sistina, dove si svolgono le operazioni di votazione, e
dei locali contigui, tanto prima quanto durante e dopo tali operazioni.

In modo particolare, anche ricorrendo alla perizia di due tecnici di fiducia, cercheranno di tutelare tale segretezza, accertando che nessun mezzo di ripresa o di trasmissione audiovisiva sia immesso da chiunque nei locali indicati, particolarmente nella predetta Cappella, dove si svolgono gli atti dell'elezione.

Se una qualsiasi infrazione a questa norma venisse compiuta e scoperta, sappiano
gli autori di essa che saranno soggetti a gravi pene a giudizio del futuro Pontefice.

56. Per tutto il tempo in cui dureranno le operazioni dell'elezione, i Cardinali elettori sono tenuti ad astenersi da corrispondenza epistolare e da colloqui anche telefonici o per radio con persone non debitamente ammesse negli edifici a loro riservati.

Soltanto gravissime e urgenti ragioni, accertate dalla Congregazione particolare dei
Cardinali, di cui al n. 7, potranno consentire simili colloqui.

Dovranno quindi i Cardinali elettori provvedere, prima che sia dato inizio agli atti
dell'elezione, a predisporre quanto attiene alle rispettive esigenze d'ufficio o personali e non differibili, in modo tale che non sia necessario ricorrere a simili colloqui.

57. Parimenti dovranno i Cardinali elettori astenersi dal ricevere o inviare messaggi
di qualsiasi genere al di fuori della Città del Vaticano, essendo fatto naturalmente divieto che questi abbiano come tramite qualche persona ivi legittimamente ammessa.
In modo specifico è fatto divieto ai Cardinali elettori, per tutto il tempo della durata
delle operazioni dell'elezione, di ricevere stampa quotidiana e periodica, di qualsiasi
natura, così come di ascoltare trasmissioni radiofoniche o di vedere trasmissioni televisive.

58. Coloro che, in qualsiasi modo, secondo quanto previsto al n. 46 della presente
Costituzione, prestano la loro opera di servizio per le incombenze inerenti all'elezione, e che direttamente o indirettamente potrebbero comunque violare il segreto — riguardi esso parole o scritti, o segni, o qualsiasi altra cosa — dovranno assolutamente evitarlo, perché altrimenti incorrerebbero nella pena della scomunica latæ sententiæ riservata alla Sede Apostolica.

59. In particolare, è proibito ai Cardinali elettori di rivelare a qualunque altra persona notizie, che direttamente o indirettamente riguardino le votazioni, come pure ciò che è stato trattato o deciso circa l'elezione del Pontefice nelle riunioni dei Cardinali, sia prima che durante il tempo dell'elezione. Tale obbligo al segreto concerne anche i Cardinali non elettori partecipanti alle Congregazioni generali a norma del n.7 della presente Costituzione.

60. Ordino, inoltre, ai Cardinali elettori, graviter onerata ipsorum conscientia, di
conservare il segreto su queste cose anche dopo l'avvenuta elezione del nuovo Pontefice, ricordando che non è lecito violarlo in alcun modo, se non sia stata concessa al riguardo una speciale ed esplicita facoltà dallo stesso Pontefice.

61. Infine, perché i Cardinali elettori possano tutelarsi dall'altrui indiscrezione e da
eventuali insidie, che potrebbero essere tese alla loro indipendenza di giudizio e alla
loro libertà di decisione, proibisco assolutamente che, per qualunque pretesto, siano

introdotti nei luoghi dove si svolgono le operazioni dell'elezione o, se già ci fossero,
siano usati strumenti tecnici di qualunque genere, che servano a registrare, riprodurre e trasmettere voci, immagini o scritti.

 

V. Lo svolgimento dell'elezione

 

62. Aboliti i modi di elezione detti per acclamationem seu inspirationem e per compromissum, la forma di elezione del Romano Pontefice sarà d'ora in poi unicamente per scrutinium.

Stabilisco, pertanto, che per la valida elezione del Romano Pontefice si richiedono i due terzi dei suffragi, computati sulla totalità degli elettori presenti.
Nel caso in cui il numero dei Cardinali presenti non possa essere diviso in tre parti
uguali, per la validità dell'elezione del Sommo Pontefice è richiesto un suffragio in più.

63. All'elezione si procederà immediatamente dopo che siano stati espletati gli adempimenti di cui al n. 54 della presente Costituzione.

Qualora ciò avvenga già nel pomeriggio del primo giorno, si avrà un solo scrutinio;

nei giorni successivi, poi, se l'elezione non s'è avuta al primo scrutinio, si dovranno
tenere due votazioni sia al mattino sia al pomeriggio, dando sempre inizio alle operazioni di voto all'ora già precedentemente stabilita o nelle Congregazioni preparatorie o durante il periodo dell'elezione, secondo tuttavia le modalità stabilite nei nn. 64 e seguenti della presente Costituzione.

64. La procedura dello scrutinio si svolge in tre fasi, la prima delle quali, che si può
chiamare pre-scrutinio, comprende: 1) la preparazione e la distribuzione delle schede da parte dei Cerimonieri, i quali ne consegnano almeno due o tre a ciascun Cardinale elettore; 2) l'estrazione a sorte, fra tutti i Cardinali elettori, di tre Scrutatori, di tre incaricati a raccogliere i voti degli infermi, denominati per brevità Infirmarli, e di tre Revisori; tale sorteggio viene fatto pubblicamente dall'ultimo Cardinale Diacono, il quale estrae di seguito i nove nomi di coloro che dovranno svolgere tali mansioni; 3) se nell'estrazione degli Scrutatori, degli Infirmarii e dei Revisori, escono i nomi di Cardinali elettori che, per infermità o altro motivo, sono impediti di svolgere tali mansioni, al loro posto vengano estratti i nomi di altri non impediti. I primi tre estratti fungeranno da Scrutatori, i secondi tre da Infirmarii, gli altri tre da Revisori.

65. Per questa fase dello scrutinio occorre si tengano presenti le seguenti disposizioni: 1) la scheda deve avere la forma rettangolare, e recare scritte nella metà superiore, possibilmente a stampa, le parole: Eligo in Summum Pontificem, mentre nella metà inferiore si dovrà lasciare il posto per scrivere il nome dell'eletto; pertanto la scheda è fatta in modo da poter essere piegata in due; 2) la compilazione delle schede deve essere fatta segretamente da ciascun Cardinale elettore, il quale scriverà chiaramente, con grafia quanto più possibile non riconoscibile, il nome di chi elegge, evitando di scrivere più nomi, giacché in tal caso il voto sarebbe nullo e piegando e ripiegando poi la scheda; 3) durante le votazioni, i Cardinali elettori dovranno rimanere nella Cappella Sistina soli e perciò, subito dopo la distribuzione delle schede e prima che gli elettori incomincino a scrivere, il Segretario del Collegio dei Cardinali, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie ed i Cerimonieri devono uscire dall'aula; dopo la loro uscita, l'ultimo Cardinale Diacono chiuda la porta, aprendola e richiudendola tutte le volte che sarà necessario, come ad esempio quando gli Infirmarii escono per raccogliere i voti degli infermi e fanno ritorno in Cappella.

66. La seconda fase, detta scrutinio vero e proprio, comprende: I) la deposizione
delle schede nell'apposita urna; 2) il mescolamento ed il conteggio delle stesse; 3) lo spoglio dei voti. Ciascun Cardinale elettore, in ordine di precedenza, dopo aver scritto e piegato la scheda, tenendola sollevata in modo che sia visibile, la porta all'altare, presso il quale stanno gli Scrutatori e sul quale è posto un recipiente coperto da un piatto per raccogliere le schede. Giunto colà, il Cardinale elettore pronuncia ad alta voce la seguente formula di giuramento:

Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a

colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto.

Depone, quindi, la scheda nel piatto e con questo la introduce nel recipiente. Eseguito ciò, fa inchino all'altare e torna al suo posto.

Se qualcuno dei Cardinali elettori presenti in Cappella non può recarsi all'altare
perché infermo, l'ultimo degli Scrutatori gli si avvicina ed egli, premesso il suddetto
giuramento, consegna la scheda piegata allo stesso Scrutatore, il quale la porta ben
visibile all'altare e, senza pronunciare il giuramento, la depone sul piatto e con questo la introduce nel recipiente.

67. Se vi sono dei Cardinali elettori infermi nelle loro stanze, di cui al n. 41 e seguenti di questa Costituzione, i tré Infirmarti si recano da essi con una cassetta, che abbia nella parte superiore un foro, per cui possa esservi inserita una scheda piegata. Gli Scrutatori, prima di consegnare tale cassetta agli Infirmarti l'aprano pubblicamente, in modo che gli altri elettori possano costatare che è vuota, quindi la chiudano e depongano la chiave sull'altare. Successivamente gli Infirmarti con la cassetta chiusa ed un congruo numero di schede su un piccolo vassoio, si recano, debitamente accompagnati, alla Domus Sanctae Marthae presso ciascun infermo il quale, presa una scheda, vota segretamente, la piega e, premesso il suddetto giuramento, la introduce nella cassetta attraverso il foro. Se qualche infermo non è in grado di scrivere, uno dei tre Infirmanti o un altro Cardinale elettore, scelto dall'infermo, dopo aver prestato giuramento nelle mani degli stessi Infirmarti circa il mantenimento del segreto, esegue le suddette operazioni. Dopo di ciò, gli Infirmarti riportano in Cappella la cassetta, che sarà aperta dagli Scrutatori dopo che i Cardinali presenti avranno depositato il loro voto, contando le schede che vi si trovano e, accertato che il loro numero corrisponde a quello degli infermi, le pongano una ad una sul piatto e con questo le introducano tutte insieme nel recipiente. Per non protrarre troppo a lungo le operazioni di voto, gli Infirmarti potranno compilare e deporre le proprie schede nel recipiente subito dopo il primo dei Cardinali, e recarsi, quindi, a raccogliere il voto degli infermi nel modo sopra indicato, mentre gli altri elettori depongono la loro scheda.

68. Dopo che tutti i Cardinali elettori avranno deposto la loro scheda nell'urna, il primo Scrutatore l'agita più volte per mescolare le schede e, subito dopo, l'ultimo
Scrutatore procede al conteggio di esse, prendendole in maniera visibile una ad una
dall'urna e riponendole in un altro recipiente vuoto, già preparato a tale scopo. Se il
numero delle schede non corrisponde al numero degli elettori, bisogna bruciarle tutte e procedere subito ad una seconda votazione; se invece corrisponde al numero degli elettori, segue lo spoglio così come appresso.

69. Gli Scrutatori siedono ad un tavolo posto davanti all'altare: il primo di essi
prende una scheda, la apre, osserva il nome dell'eletto, e la passa al secondo Scrutatore che, accertato a sua volta il nome dell'eletto, la passa al terzo, il quale la legge a voce alta e intelligibile, in modo che tutti gli elettori presenti possano segnare il voto su un apposito foglio. Egli stesso annota il nome letto nella scheda. Qualora nello spoglio dei voti gli Scrutatori trovassero due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore, se esse portano lo stesso nome vanno conteggiate per un solo voto, se invece portano due nomi diversi, nessuno dei due voti sarà valido; tuttavia, in nessuno dei due casi viene annullata la votazione.

Concluso lo spoglio delle schede, gli Scrutatori fanno la somma dei voti ottenuti dai
vari nomi, e li annotano su un foglio a parte. L'ultimo degli Scrutatori, man mano
che legge le schede, le perfora con un ago nel punto in cui si trova la parola, Eligo, e le inserisce in un filo, affinché possano essere più sicuramente conservate. Al termine della lettura dei nomi, i capi del filo vengono legati con un nodo, e le schede così vengono poste in un recipiente o ad un lato della mensa.

70. Segue quindi la terza ed ultima fase detta anche post-scrutinio, che comprende:

1) il conteggio dei voti; 2) il loro controllo; 3) il bruciamento delle schede.

Gli Scrutatori fanno la somma di tutti i voti, che ciascuno ha riportato, e se nessuno
ha raggiunto i due terzi dei voti in quella votazione, il Papa non è stato eletto; se invece risulterà che uno ha ottenuto i due terzi, si ha l'elezione del Romano Pontefice canonicamente valida.

In ambedue i casi, abbia cioè avuto luogo o no l'elezione, i Revisori devono procedere al controllo sia delle schede sia delle annotazioni fatte dagli Scrutatori, per accertare che questi abbiano eseguito esattamente e fedelmente il loro compito.

Subito dopo la revisione, prima che i Cardinali elettori lascino la Cappella Sistina,
tutte le schede siano bruciate dagli Scrutatori, con l'aiuto del Segretario del Collegio
e dei Cerimonieri, chiamati nel frattempo dall'ultimo Cardinale Diacono. Se però si
dovesse procedere immediatamente ad una seconda votazione, le schede della prima votazione saranno bruciate solo alla fine, insieme con quelle della seconda votazione.

71. Ordino a tutti e singoli i Cardinali elettori che, al fine di conservare con maggior
sicurezza il segreto, consegnino al Cardinale Camerlengo o ad uno dei tre Cardinali
Assistenti gli scritti di qualunque genere, che abbiano presso di sé, relativi all'esito di ciascuno scrutinio, affinchè siano bruciati con le schede.

Stabilisco, inoltre, che alla fine dell'elezione il Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa stenda una relazione, da approvarsi anche dai tre Cardinali Assistenti, nella quale dichiari l'esito delle votazioni di ciascuna sessione. Questa relazione sarà consegnata al Papa e poi sarà conservata nell'apposito archivio, chiusa in una busta sigillata, che non potrà essere aperta da nessuno, se il Sommo Pontefice non l'avrà permesso esplicitamente.

72. Confermando le disposizioni dei miei predecessori, san Pio X, Pio XII e Paolo VI, prescrivo che — eccettuato il pomeriggio dell'ingresso in Conclave —, sia al
mattino, sia al pomeriggio, subito dopo una votazione in cui non abbia avuto luogo
l'elezione, i Cardinali elettori procedano immediatamente ad una seconda, in cui
esprimano nuovamente il loro voto. In questo secondo scrutinio devono essere osservate tutte le modalità del primo, con la differenza che gli elettori non sono tenuti ad emettere un nuovo giuramento, ne ad eleggere nuovi Scrutatori, Infirmarli e Revisori, valendo a tale scopo anche per il secondo scrutinio ciò che è stato fatto nel primo, senza alcuna ripetizione.

73. Tutto ciò che è stato sopra stabilito circa lo svolgimento delle votazioni, deve
essere diligentemente osservato dai Cardinali elettori in tutti gli scrutini, che si dovranno fare ogni giorno, al mattino e nel pomeriggio, dopo la celebrazione delle sacre funzioni o preghiere, stabilite nel menzionato Ordo rituum conclavis.

74. Nel caso che i Cardinali elettori avessero difficoltà nell'accordarsi sulla persona
da eleggere, allora, compiuti per tré giorni senza esito gli scrutini secondo la forma
descritta al n. 62 e seguenti, questi vengono sospesi al massimo per un giorno al fine di avere una pausa di preghiera, di libero colloquio tra i votanti e di una breve esortazione spirituale, fatta dal Cardinale primo dell'Ordine dei Diaconi. Quindi riprendono le votazioni secondo la medesima forma e dopo sette scrutini, se non è avvenuta l'elezione, si fa un'altra pausa di preghiera, di colloquio e di esortazione, tenuta dal Cardinale primo dell'Ordine dei Presbiteri. Si procede poi ad un'altra eventuale serie di sette scrutini, seguita, se ancora non si è raggiunto l'esito, da una nuova pausa di preghiera, di colloquio e di esortazione, tenuta dal Cardinale primo dell'Ordine dei Vescovi. Quindi riprendono le votazioni secondo la medesima forma, le quali, se non è avvenuta l'elezione, saranno sette.

75. Se le votazioni non avranno esito, pur dopo aver proceduto secondo quanto
stabilito nel numero precedente, i Cardinali elettori saranno invitati dal Camerlengo
ad esprimere parere sul modo di procedere, e si procederà secondo quanto la maggioranza assoluta di loro avrà stabilito.

Tuttavia non si potrà recedere dall'esigere che si abbia una valida elezione o con la
maggioranza assoluta dei suffragi o con il votare soltanto sui due nomi, i quali nello
scrutinio immediatamente precedente hanno ottenuto la maggior parte dei voti, esigendo anche in questa seconda ipotesi la sola maggioranza assoluta.

76. Se l'elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l'elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e,
quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta.

77. Stabilisco che le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l'elezione del
Romano Pontefice e lo svolgimento della medesima, debbano essere osservate integralmente, anche se la vacanza della Sede Apostolica dovesse avvenire per rinuncia al Sommo Pontefice, a norma del can. 332, § 2 del Codice di Diritto Canonico e del can. 44, § 2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

 

VI. Ciò che si deve osservare o evitare nell'elezione del Sommo Pontefice.

 

78. Se nell'elezione del Romano Pontefice fosse perpetrato — che Dio ce ne scampi
— il crimine della simonia, delibero e dichiaro che tutti coloro che se ne rendessero
colpevoli incorreranno nella scomunica latæ sententiæ e che è tuttavia tolta la nullità o la non validità della medesima provvista simoniaca, affinchè per tale motivo — come già stabilito dai miei Predecessori — non venga impugnata la validità dell'elezione del Romano Pontefice.

79. Confermando pure le prescrizioni dei Predecessori, proibisco a chiunque, anche se insignito della dignità del Cardinalato, di contrattare, mentre il Pontefice è in
vita e senza averlo consultato, circa l'elezione del suo Successore, o promettere voti, o prendere decisioni a questo riguardo in conventicole private.

80. Allo stesso modo, voglio ribadire ciò che fu sancito dai miei Predecessori, allo
scopo di escludere ogni intervento esterno nell'elezione del Sommo Pontefice. Perciò nuovamente, in virtù di santa obbedienza e sotto pena di scomunica latæ sententiæ, proibisco a tutti e singoli i Cardinali elettori, presenti e futuri, come pure al Segretario del Collegio dei Cardinali ed a tutti gli altri aventi parte alla preparazione ed alla attuazione di quanto è necessario per l'elezione, di ricevere, sotto qualunque pretesto, da qualsivoglia autorità civile l'incarico di proporre il veto, o la cosiddetta esclusiva, anche sotto forma di semplice desiderio, oppure di palesarlo sia all'intero Collegio degli elettori riunito insieme, sia ai singoli elettori, per iscritto o a voce, sia direttamente e immediatamente sia indirettamente o a mezzo di altri, sia prima dell'inizio dell'elezione che durante il suo svolgimento. Tale proibizione intendo sia estesa a tutte le possibili interferenze, opposizioni, desideri, con cui autorità secolari di qualsiasi ordine e grado, o qualsiasi gruppo umano o singole persone volessero ingerirsi nell'elezione del Pontefice.

81. I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d'ora commino la scomunica latæ sententiæ ai trasgressori di tale divieto. Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l'elezione.

82. Parimenti, vieto ai Cardinali di fare, prima dell'elezione, capitolazioni, ossia di
prendere impegni di comune accordo, obbligandosi ad attuarli nel caso che uno di loro sia elevato al Pontificato. Anche queste promesse, qualora in realtà fossero fatte, sia pure sotto giuramento, le dichiaro nulle e invalide.

83. Con la stessa insistenza dei miei Predecessori, esorto vivamente i Cardinali elettori a non lasciarsi guidare, nell'eleggere il Pontefice, da simpatia o avversione, o influenzare dal favore o dai personali rapporti verso qualcuno, o spingere dall'intervento di persone autorevoli o di gruppi di pressione, o dalla suggestione dei mezzi di comunicazione sociale, da violenza, da timore o da ricerca di popolarità. Ma, avendo dinanzi agli occhi unicamente la gloria di Dio ed il bene della Chiesa, dopo aver implorato il divino aiuto, diano il loro voto a colui che anche fuori del Collegio Cardinalizio avranno giudicato idoneo più degli altri a reggere con frutto e utilità la Chiesa universale.

84. In tempo di Sede Vacante, e soprattutto durante il periodo in cui si svolge l'elezione del Successore di Pietro, la Chiesa è unita in modo del tutto particolare con i sacri Pastori e specialmente con i Cardinali elettori del Sommo Pontefice, e implora da Dio il nuovo Papa come dono della sua bontà e provvidenza. Infatti, sull'esempio della prima comunità cristiana, di cui si parla negli Atti degli Apostoli (cfr. 1, 14), la Chiesa universale, spiritualmente unita con Maria, Madre di Gesù, deve perseverare unanimemente nell'orazione; così l'elezione del nuovo Pontefice non sarà un fatto isolato dal Popolo di Dio e riguardante il solo Collegio degli elettori, ma, in un certo senso, un'azione di tutta la Chiesa. Stabilisco perciò che in tutte le città e negli altri luoghi, almeno i più insigni, appena avutasi notizia della vacanza della Sede Apostolica e, in modo particolare, della porte del Pontefice, dopo la celebrazione di solenni esequie per lui, si elevino umili e insistenti preghiere al Signore (cfr. Mt 21,22; Me 11, 24), affinchè illumini l'animo degli elettori e li renda così concordi nel loro compito, che si ottenga una sollecita, unanime e fruttuosa elezione, come esige la salute delle anime ed il bene di tutto il Popolo di Dio.

85. Raccomando questo in modo vivissimo e cordialissimo ai venerandi Padri Cardinali che, a ragione dell'età, non godono più del diritto di partecipare all'elezione del Sommo Pontefice, per lo specialissimo vincolo con la Sede Apostolica che la porpora cardinalizia comporta, si pongano alla guida del Popolo di Dio, radunato particolarmente nelle Basiliche Patriarcali della città di Roma ed anche nei luoghi di culto delle altre Chiese particolari, perché con la preghiera assidua ed intensa, soprattutto mentre si svolge l'elezione, si ottengano dall'Onnipotente Iddio l'assistenza e la luce dello Spirito Santo necessarie ai Confratelli elettori, partecipando così efficacemente e realmente all'arduo compito di provvedere la Chiesa universale del suo Pastore.

86. Prego, poi, colui che sarà eletto di non sottrarsi all'ufficio, cui è chiamato, per
il timore del suo peso, ma di sottomettersi umilmente al disegno della volontà divina.
Dio infatti, nell'imporgli l'onere, lo sostiene con la sua mano, affinchè egli non sia
ìmpari a portarlo; nel conferirgli il gravoso incarico, gli da anche l'aiuto per compierlo e, nel donargli la dignità, gli concede la forza affinchè non venga meno sotto il peso dell'ufficio.

VII. Accettazione, proclamazione e inizio del Ministero del nuovo Pontefice

87. Avvenuta canonicamente l'elezione, l'ultimo dei Cardinali Diaconi chiama nell'aula dell'elezione il Segretario del Collegio dei Cardinali e il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie; quindi, il Cardinale Decano, o il primo dei Cardinali per Ordine e anzianità, a nome di tutto il Collegio degli elettori chiede il consenso dell'eletto con le seguenti parole: Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? E appena ricevuto il consenso, gli chiede: Come vuoi essere chiamato? Allora il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, con funzione di notaio e avendo per testimoni due Cerimonieri che saranno chiamati in quel momento, redige un documento circa l'accettazione del nuovo Pontefice e il nome da lui assunto.

88. Dopo l'accettazione, l'eletto che abbia già ricevuto l'ordinazione episcopale, è
immediatamente Vescovo della Chiesa Romana, vero Papa e Capo del Collegio Episcopale; lo stesso acquista di fatto la piena e suprema potestà sulla Chiesa universale, e può esercitarla.

Se, invece, l'eletto è privo del carattere episcopale, sia subito ordinato Vescovo.

89. Eseguite frattanto le altre formalità, previste dall'Orafo rituum conclavis, i Cardinali elettori, secondo i modi stabiliti, si accostano per prestare atto di ossequio e di obbedienza al neo eletto Sommo Pontefice. Successivamente si rendono grazie a Dio, e quindi il primo dei Cardinali Diaconi annuncia al popolo in attesa l'avvenuta elezione e il nome del nuovo Pontefice, il quale, subito dopo, imparte l'Apostolica Benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia della Basilica Vaticana.

Se l'eletto è privo del carattere episcopale, soltanto dopo che sarà stato solennemente ordinato Vescovo gli viene prestato l'omaggio e viene dato l'annuncio.

90. Se l'eletto risiede fuori della Città del Vaticano, devono osservarsi le norme
contenute nel menzionato Orda rituum conclavis.

L'ordinazione episcopale del Sommo Pontefice eletto, che non sia ancora Vescovo,
di cui si fa menzione ai nn. 88 e 89 della presente Costituzione, viene fatta secondo
l'uso della Chiesa del Decano del Collegio dei Cardinali o, in sua assenza, dal Sottodecano o, qualora questi ne sia impedito, dal più anziano dei Cardinali Vescovi.

91. Il Conclave avrà fine subito dopo che il nuovo Sommo Pontefice eletto abbia
dato l'assenso alla sua elezione, a meno che Egli disponga diversamente. Fin da quel momento potranno accedere al nuovo Pontefice il Sostituto della Segreteria di Stato, il Segretario per i Rapporti con gli Stati, il Prefetto della Casa Pontificia e chiunque altro debba trattare con il Pontefice eletto di cose che al momento sono necessarie.

92. Il Pontefice, dopo la solenne cerimonia di inaugurazione del pontificato ed entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto.

Promulgazione

Pertanto, dopo matura riflessione, e mosso dall'esempio dei miei Predecessori, stabilisco e prescrivo queste norme, deliberando che nessuno osi impugnare
la presente Costituzione e quanto è in essa contenuto per qualsivoglia causa. Da
tutti essa deve essere inviolabilmente osservata, nonostante qualsiasi disposizione in contrario, anche se degna di specialissima menzione. Essa sortisca ed ottenga i suoi pieni ed integri effetti, e sia di guida a tutti coloro a cui si riferisce.

Dichiaro parimenti abrogate, come è stato sopra stabilito, tutte le Costituzioni
e gli Ordinamenti emanati a questo riguardo dai Romani Pontefici, e in pari
tempo dichiaro del tutto privo di valore quanto da chiunque, con qualsiasi autorità, consapevolmente o inconsapevolmente, venisse attentato in senso contrario a questa Costituzione.

 

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 22 febbraio, festa della Cattedra di
S. Pietro apostolo dell'anno 1996, decimottavo di Pontificato.