I bizzarri testamenti di un insolito senese



A chi si meravigliasse della fremente passione agonistica, anche oggi sentita dai veri contradaioli per il nostro Palio, (che non fa riscontro al "tifo" degli amatori gioco del calcio), potremmo dire che il fenomeno senese è vecchio di secoli, e che proprio per il Palio si sono fatte in Siena vere pazzie. Se non si trovassero registrate dai cronisti del tempo, si stenterebbe a crederle e potrebbero sembrare spiritose invenzioni, create dalla fantasia di chi si occupa della cronistoria del nostro tradizionale spettacolo.
Una la riportiamo come più unica che rara specialità del genere, perché esce assolutamente dallo ordinario; e può considerarsi come una bizzarria trovata di uno dei non pochi cervelli balzani, fioriti in Siena nel '700, e dei quali fu prototipo il celebre letterato Girolamo Gigli, vivo anche oggi nelle sue festose commedie.
È dunque da sapersi che visse in quel tempo un cittadino senese, tale Pio Giannelli, di buona e onorata famiglia, e, a dire dell'erudito Ettore Romagnoli suo biografo, dotto nelle buone lettere e amico dei dotti; ma così stravagante nei suoi pensieri, libero nel dire, quanto era libero nel suo operare. Questo bravo uomo aveva adottato il costume di aprire a uno scientifico crocchio di amici quasi ogni sera la sua casa, che si poteva dire più una letteraria accademia che una conversazione cittadina. Apparteneva alla Congrega dei Rozzi, dei quali fu anche capo molto stimato; e nelle brighe, assai vivaci in quel tempo, fra i Nobili Accademici Intronati e i Rozzi cittadini, si mostrò sempre
impavido campione dei cittadini, senza cedere mai alla supremazia che allora, (a quanto dice il Romagnoli), nel ceto nobile degenerava oltremodo in orgoglio.
Conviene anche credere che fosse pure assai affezionato alle costumanze popolari senesi, e specialmente al Palio delle Contrade, nelle cui gare annuali, forse anche più di oggi, i ferventi contradaioli si appassionavano con un entusiasmo, che arrivava fino al più ardente fanatismo. Non si sa a quale Contrada appartenesse: ma forse amava il Palio in sé, come la sintesi della tipica originalità delle feste tradizionali che si svolgevano nel nostro storico Campo.
E proprio per il Palio la sua esagerata passione arrivò a disporre la più bizzarra pazzia che mai potesse pensarsi.
Sembra dunque che il nostro Giannelli fosse giunto ormai ad un'età piuttosto inoltrata, quando si ammalò piuttosto gravemente; e da buon cristiano volle fare regolare testamento, nel quale incluse una disposizione tanto strana, da destare in tutta la cittadinanza una giustificata meraviglia.
Dichiarò, infatti, essere sua formale volontà che appena morto fosse esposto nella Cappella della Piazza del Campo, coram populo; ed assegnò una vistosa somma di denaro, affinchè, presente il suo cadavere, dieci Contrade da lui designate corressero un Palio, a tamburo battente e a bandiere spiegate secondo il costume solito delle corse del 2 luglio e del 16 agosto. Terminata la corsa, il suo corpo, festeggiato, (il testamento dice proprio così), dalle Contrade esultanti, doveva essere trasportato nella Chiesa di San Giovanni Decollato contigua alla porta Laterina, dove allora avevano sepoltura gli "impiccati" intendendo essere sepolto tra i malfattori condannati per i loro misfatti all'estremo supplizio.
Se non è pazzia questa, c'è da domandarsi quale altro nome era da darsi a una tanto bislacca disposizione. Anche da morto, potrebbe dirsi, si voleva godere un Palio; e si può immaginare quanto dovesse essere allegro lo spettacolo di una corsa, davanti a quel cadavere esposto nella Cappella, mentre la folla si eccitava nelle imprevedibili peripezie della carriera paliesca.
Fortunatamente il fantasioso Giannelli guarì dalla sua malattia, e così fu tolto l'impiccio di effettuare un Palio in condizioni così insolite e stravaganti.
Recuperata la salute, i familiari e gli amici gli si misero attorno a fargli cambiare il testamento, cosa che a fatica egli si indusse a fare. Nonostante volle insistere a dar prova della sua stravaganza: e in una nuova disposizione testamentaria lasciò detto di volere essere sepolto in S. Francesco, con questo però, che sulla sua tomba si ponesse la scritta - Per sé e per chi lo vuol favorire. - L'allegro mattacchione voleva mostrarsi spiritoso anche da morto!
Dal necrologio del convento Francescano si apprende che il Giannelli morì il 30 agosto 1764 e fu sepolto nel chiostro della chiesa. Ma non è detto se sulla sua sepoltura fosse effettivamente collocata quella scritta, che somiglia quella voluta dal famoso pievano Arlotto sul suo sepolcro nella chiesa dei Pretoni a Firenze; e che vi si legge anche oggi:
Questa sepoltura il piovano Arlotto la fece fare per sé e per chi ci vuol entrare.
Con questi esempi non è da trovare strano che il Granduca Leopoldo, quando gli venne domandato come i senesi potessero fare per accrescere il loro manicomio, diventato insufficiente per l'aumentato numero di pazzi, pratico com'era delle bizzarrie loro, specialmente in tempo di Palio, argutamente rispondesse: "chiudete le porte della città e il manicomio sarà senz'altro allargato".
Era allora un detto comune che fosse l'acqua di Fontebranda quella che faceva girare il cervello ai senesi anche in fatto di Palio.
Ma in realtà l'acqua di Fontebranda sembra avesse qualità più peculiari e producesse più nobili effetti. Se altri non lo avessero detto, basterebbe quel che ne scrisse Vittorio Alfieri in un suo celebre sonetto:
Fontebranda mi trae meglio la sete,
Farmi, che ogni acqua di città latina.
E, in tema di Palio, anche il grande astigiano pare l'avesse bevuta; perché del Palio fu assai appassionato, e anche lontano da Siena ne parlava con passione. In una lettera del 12 luglio 1793, scritta da Firenze all'amico Mario Bianchi, domandava: "come è andato il 2 luglio? Come andrà il 16 agosto? chi fu l'eroe dei fantini? Quale la bestia vincitrice? la Giraffa, il Montone o il Leocorno?": E si riprometteva, stando bene in salute, di fare in agosto una "scorsarella" a Siena, proprio per rivedere la Corsa delle Contrade.
Al di fuori dunque della settecentesca pazzia del Giannelli, (roba potrebbe dirsi da Settecento), resta come cosa naturale l'interesse, l'amore, l'entusiasmo dei senesi per il loro Palio secolare, che ebbe, ha, ed avrà sempre lo assoluto primato fra tutte le congeneri feste italiane.