
Matilde
nacque nel 1046, circa, a Mantova, da Beatrice, figlia di Federico duca di
Lorena e da Bonifacio, marchese di Toscana che fu ucciso, nel maggio del 1052,
durante una battuta di caccia in un bosco del mantovano. Dopo l’improvvisa morte dei fratelli di Beatrice e Federico,
Matilde, che non aveva ancora dieci anni, divenne l’unica erede dei vasti
possedimenti paterni, in un periodo particolarmente turbolento della storia
italiana.
Deportata
con la madre in Germania, per ordine dell’imperatore, timoroso
dell’accresciuta potenza del lorenese. Fu fatta, poi, tornare in Italia perché
promessa sposa a Goffredo il Barbuto,
duca della Bassa Lorena e patrigno di Beatrice. Ma nella memoria popolare
dell’Appennino della Gran Contessa
con l’imperatore Enrico V, Enrico IV di Franconia, secondo cugino di Matilde.
In quegli anni la tensione tra papato ed impero andava sempre aggravandosi. I Dictatus Papæ si contrapponevano a continui gesti di sfida
dell’imperatore. Gregorio VII, al secolo Ildebrando da Sovana, (1020-1085),
contro Enrico V, due personalità che trovarono in Matilde una paladina del buon
senso, con un carattere forte e deciso, tipico della dinastia da cui discendeva:
gli ATTONI.
La
contessa offrì sicura protezione al suo vecchio educatore, poco appariscente
come uomo, ma famoso arcidiacono che divenne Papa con largo consenso delle masse
popolari e che rimarrà nella storia tra le figure più importanti del Mille.
Per
non abbandonare completamente la politica filoimperiale dei suoi avi, tentò
diversi modi per persuadere Enrico a non acuire il conflitto con il Papa ed a
trovare un accordo.
Il
castello di Canossa fu il teatro della più cocente umiliazione mai inflitta al
potere imperiale. Enrico, atteso come aggressore, si presentò nei panni di un
penitente, vestito da monaco nel freddo gennaio del 1077. Matilde,
come vero e proprio ago della bilancia, mediò le false suppliche e le
successive, deboli, rivendicazioni del sovrano facendole accettare al coriaceo
Papa accreditandole con la sua carismatica garanzia.
La storia che di
seguito verrà maturando, ci presenta una donna coinvolta in defezioni,
ribellioni, sconfitte. Verrà, più volte, isolata in anni difficili e
travagliati, ma non si piegherà mai, per il suo indomabile carattere, ad un
destino avverso e che la segnerà, come donna, anche per la perdita del suo
unico figlio in tenera età. Di lei e della sua figura ci rimane, infine,
l’espressivo Sigillo col quale usava siglare i suoi carteggi ufficiali. Una
croce ai lati della quale si trova scritto: MATHILDIS
DEI GRATIA SI QUID EST, Matilde, con la grazia di Dio, se questa è cosa
giusta.