Paralleli & incertezze

 

 

Elucubrazioni irriverenti intorno al momento attuale

 

Quando lo scorso 11 marzo Madrid ha subito una strage immane perpetrata da una formazione terroristica, sinceramente, di incerta origine, la Spagna era alla vigilia delle sue elezioni politiche. Il risultato prodotto sia dallo sgomento che dal continuo dissenso all’intervento armato in Iraq, sia ancora dalla cattiva gestione della conseguente crisi da parte del governo in carica ha portato alla vittoria di misura del partito socialista e del suo leader Zapatero. Subito con il pensiero sono ritornato ad un giorno non troppo lontano quando nella tarda primavera, credo, del 1992 l’Italia intera è stata scossa dal terribile attentato di Capaci, dove un tratto dell’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi con la città di Palermo è stato fatto brillare con il tritolo facendo sparire in una voragine le macchine del giudice Giovanni Falcone e della sua scorta. Eravamo alla vigilia della inevitabile elezione del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

L’uno e l'altro nati da una violenza inaudita.

Tutti ricordiamo quel mediocre mandato presidenziale; tutti immaginiamo e temiamo le molte difficoltà della scarsa maggioranza socialista. Siamo infatti uniti ormai in una comunità europea dove le vicissitudini di uno stato sovrano possono condizionare quelle dei rimanenti. Ne siamo lieti e consci. È per questo, quindi, che siamo maggiormente attenti alle difficili mediazioni che il governo spagnolo dovrà fare soprattutto verso le varie entità etniche e culturali.

Sono problemi non solo di natura politica ma anche economica che il precedente governo di Aznar doveva ancora sistematicamente affrontare. Anch’esso nato, ad onor del vero, sotto la falsa riga di un attentato sanguinoso.

E ancora, ritornando sul suolo natio, alleandosi con la Casa delle Libertà per guidare il governo Berlusconi l’unico punto programmatico del partito della Lega è stato proprio l’attuarsi della riforma federalista racchiusa nel concetto di Devolution. In buona sostanza fulcro fondamentale della riforma leghista sarà la formazione di strutture pubbliche indipendenti, a livello regionale, soprattutto di forze dell’ordine. Polizie civiche, provinciali e regionali con autonomie proprie rispetto a quelle di stato. Un sistema americano applicabile sul nostro paese per la lotta al crimine organizzato ed per il crescente terrorismo nazionale ed internazionale.

Addirittura lo stesso G. W. Bush dopo l’ormai tristemente famoso 11 settembre 2001 ha ulteriormente costituito una specifica agenzia antiterrorismo.

Come è possibile non rimanere con un senso di profonda incertezza riguardo ai nostri problemi sulla Devolution quando i deputati, proprio in questi giorni, la stanno discutendo e votando nelle due camere? Come è possibile senza l’intervento diretto dei deputati della coalizione politica che l’ha fortemente proposta?

Con solo il 3,8% dei consensi popolari il partito della Lega Nord, attualmente latitante dalla scena politica, sta creando un minaccioso imbarazzo per l’attuale coalizione politica di Berlusconi.

Il suo leader, il carismatico Umberto Bossi, è sparito. Ricoverato in ospedale per un attacco cardiaco non ben precisato, è tenuto fuori dal mondo politico per un singolare riservo voluto dai suoi famigliari e dai suoi famìgli. Le sue condizioni cliniche sono strette da una forte e segreta cortina di silenzio. Nessuno sa più come sta e che fine ha fatto. Rispettosi oltremodo della vita e della salute altrui, come lo fummo nel doloroso caso di Lucio Battisti, rimaniamo però perplessi per l’attuale assenza politica del suo partito.

Lucio Battisti è stato solo un rimpianto artista, autore di immortali canzoni; Umberto Bossi è forse il padre padrone di un movimento cardine della politica italiana e, quindi, degli interessi di tutti noi. Nessun supplente ha preso ancora il suo posto durante il dibattito sulla Devolution. Maroni non può, data la sua figura istituzionale di ministro, e per il fatto che preferisce spesso parlar per sé; Pagliantini latita; gli altri, meno moderati, tacciono.

Sembra che con la momentanea uscita di scena del senatur si sia verificato uno svilimento di questa formazione politica, sembra che quel 3,5% di elettorato sia solamente rappresentato dal sofferente leader.

Fatto è che il vuoto politico in questa fase politica potrà nuocere più alla coalizione di governo, poco convinta in tema di devoluzione, che alla Lega stessa che l’ha fortemente voluta. Manca, infatti, un interlocutore fondamentale perché venga accettata questa riforma. Criticabile o no che sia.

È come se il nuovo premier Zapatero volesse istituire una delicata riforma di obbligatorietà nelle scuole spagnole della lingua catalana unita allo studio della lingua e della letteratura basca in buona parte della Navarra e degli altri idiomi nelle altre regioni e, improvvisamente impossibilitato, non delegasse nessuno in sua vece. Anche perché dopo il Cinese, (Mandarino), e prima dell’Inglese, lo Spagnolo catalano è la lingua più parlata nel mondo.

Silvio Berlusconi non può permettersi questa nuova defaillance.

Di questo, ne siamo enormemente certi.