
UNA
QUESTIONE DI COERENZA
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che tutta la nostra vita sia per intero la parafrasi della parabola della Volpe
e dell’Uva. Ci sono, nello scorrere inesorabile del tempo, molti
percorsi che ognuno di noi elabora, dettati dalle esperienze e dalle mille
vicissitudini della vita. Al di là del punto di partenza individuale e
fortuito; al di là delle strade che ci troviamo a percorrere ed al di là delle
condizioni che la sorte del nostro tempo ci costringe ad affrontare, siamo,
sostanzialmente, protagonisti, nella nostra vita e di una maturazione che
prevede un passato ed uno sviluppo futuro. Ognuno di noi, è logicamente
condizionato dall’ambiente dove sviluppa le proprie scoperte
e le proprie esperienze; ognuno di noi forma la propria personalità attingendo
dal contesto in cui si muovono il proprio spirito e la propria azione
quotidiana.
Premesso questi concetti, per alcuni sicuramente scontati, ritorno alla primitiva osservazione di questo discorso, per alcuni sicuramente noioso, e spiego, per chi ha la pazienza di continuare a leggermi, il motivo che ispira la mia riflessione: la Volpe e l’Uva.
Ricordate?
L’uva non era matura per la Volpe solo perché era posta in alto e quindi non
facilmente raggiungibile.
Se
trasliamo il messaggio di quella fantasiosa vicenda nel nostro vivere, ci
accorgiamo che molte persone usano il parametro della Volpe dell’idea di
Esopo, rielaborata da Fedro. La verità è, quindi, per loro, distorta e
condizionata, non obiettiva e reale.
Quando
sentiamo parlare alcune persone che politicamente si considerano intellettuali di sinistra,
come se l’intelletto fosse
patrimonio di una fazione politica, avverto quell’insana sensazione di
ribrezzo dettata da una malcelata incoerenza e citando Seneca: Non
quod facio, sed quod dico fecite…o per dirla in modo più prosaico predicar
bene e razzolar male, ritrovo ironicamente una parte della ragione della
nostra miseria umana. Sembra che l’idea
sia solo a sinistra così come tutto quello che sono le lotte sociali e civili
che hanno generato quell’idea. Molti leader
della cosiddetta sinistra italiana, a riprova di tutto quello sin qui detto,
hanno dimostrato, però, grosse incoerenze tra quello che dicono e che tutti
sentono e quello che fanno e che pochi sanno. È il limite prodotto dalla loro
ideologia politica, che, in teoria, è meravigliosa e molto attraente, perché
prevede l’appiattimento di ogni ceto sociale, poco estensibile, in verità, a
tutte le persone del mondo occidentale.
Anche
per questo motivo il militante di sinistra, deluso ed imbrogliato da chi doveva
combattere il padrone e tutelarlo, ha sempre comunque come logica l’invidia.
Non si sa per chi o che cosa. Dato che adesso il padrone non è più
identificabile sotto un unico colore. Ma in fondo, non è l’invidia stessa la
più sincera forma di ammirazione?
Ammettiamolo…la solita volpe, la solita uva.
L’individualità
di ognuno di noi è vitale per la specie umana. Intimamente, infatti, credo
nell’individualità che origina dal concetto più puro di Libertà, ovverosia la
possibilità di scegliere. Maggiore è la conoscenza, maggiore è lo stimolo
di apprendere, sentendoci ignoranti. Generiamo quotidianamente questa ricerca
che parte dentro di noi e si rivolge al mondo, senza veli né inutili filtri.
Riuscendo a lavorare in noi stessi,
riusciremo a tradurre veramente quello che il mondo costantemente ci può
offrire.
Lavorare
su noi stessi, inizialmente, è duro e dispendioso, come per la Volpe
arrampicarsi per prendere l’Uva, ma, con il passare del tempo, produce
ricchezza, vera ricchezza, morale e spirituale e, soprattutto, ci rende liberi!
L’uomo quando è libero è più saggio e più degno di essere figlio di
qualcosa di superiore che, con il resto del mondo, lo ha generato e che molti
vogliono, perché no, sintetizzare con il concetto di Dio.
Solo
molteplici, siffatte, individualità a confronto producono vero benessere
sociale; diversamente si ha il vuoto di idee e di azione. Il vuoto e la
minacciosa sterilità della vita.
Anche
i sentimenti positivi della vita si nutrono logicamente di questa libertà:
amicizia e amore sono tra le condizioni più importanti che ci rendono Vivi.
Diversamente ci si illude con l’indifferenza di far fronte alle vicissitudini
della vita stessa. Non è vero? Saper perdonare un amico oppure un amante
prevede un difficile processo logico. Per questo non sempre accade. E non è una
colpa come l’incoerenza. Perché come quest’ultima non nasce dalla
vigliaccheria di un animo povero di spirito e, quindi, privo di vita!
Molte
risposte alle mille domande che ci facciamo sono sotto i nostri occhi oppure
sono celate dentro di noi, nude e semplici, come quella famosa Rosa di Umberto
Eco: Stat Rosa Pristina Nomine, Nomina
Nuda Tenemus.
L’Amore,
per alcuni di noi, è un sentimento che fa girare il mondo; l’Amore, quello
vero, non è uno scherzo. L’amore è il profumo soave della vita, ci avvolge e
ci rende forti, consapevoli e più di tutto molto operosi. Da un senso concreto
ed immortale a persone e cose; crea il motivo di un’azione o la fine di un
disagio. Quello vero non illude, ma trovarlo non è facile per chi non si apre
con coraggio verso il mondo e, come una boccata di aria fresca, ne assapora la
vera natura. Esser pronti ad amare veramente una persona non è facile; vuol
dire donare. Donare se stessi.
Fa
molta paura, perché ci mette completamente in gioco e non è facile dare senza la sicurezza di ricevere.
Ma in questo è celato il suo più intimo valore. La sua Unicità.
L’amore
vero ha, però, una durissima regola tanto cara a Johann W. von Goethe: una
selezionante Elettiva Affinità.
Siamo
tutti proprietari, sempre dentro di
noi, di una serratura oppure di una chiave.
Come si sa,
ad una chiave corrisponde un solo tipo di serratura e viceversa. Ci sono nella
vita, infatti, persone che unite da vere affinità producono questo
straordinario fenomeno. Questi esempi spiegano quanto sciocche e volpi
siano quelle persone che per loro sfortuna non conoscono il vero amore e si
accontentano con compromessi e succedanei, illudendosi che non possa esistere.
Forse per questo François de la Rochefoucauld ci ricorda che: Il est du véritable amour comme de l’apparition des esprit: tout le
monde en parle, mais peu de gens en ont vu. Non ricordano, inoltre, che
anche Orazio nelle sue Odi ci testimonia la sua scoperta
quando dice semplicemente: …Animæ
Dimidium Meæ. Oppure sono pigri e affaticati da altre vicissitudini della
vita…chissà?
Da sempre, purtroppo, si usa impropriamente la parola amore, relazione sentimentale, rapporto di coppia per nascondere interessi economici e sociali, solitudine, ambiguità. A questi frequentissimi abusi, che offendono chi si ama veramente e chi ama la vita, possiamo parlare almeno d’incoerenza. E per questo, al di là di falsi moralismi, ogni uomo, ogni donna, più semplicemente ogni persona è scandalosa quando non è se stessa in quello che fa.
Perché l’essenza della vita non è la sopravvivenza, ma la vita stessa.
Non trovate?
…e
se guardate bene,
vi
accorgereste
che
tutto il mondo
è
un Giardino.
(da
Il Giardino Segreto, di Frances H.
Burnett)