CINQUE QUINAS PER UN RE

 

Nelle armi reali del Portogallo, che hanno origine nel XII secolo, si ha la possibilità di osservare cinque scudi azzurri disposti in croce, alcune volte con i due scudi laterali orientati verso l’esterno. Ogni scudo è arricchito da cinque monete, o bisanti, d’argento disposti come il numero cinque dei dadi da gioco. Nella tradizione portoghese questi scudi si chiamano Quinas e sono considerati l’autentico emblema nazionale. Le prime testimonianze certe risalgono al regno di Sancho I, morto nel 1211. La forma, la disposizione ed il numero degli scudetti e dei bisanti variarono a lungo prima del XIV secolo, quando si stabilizzarono nel suddetto e definitivo assetto. Alfonso III, che regnò fino al 1279, aggiunse allo stemma un orlo sul bordo dello scudo, detta bordura, rossa con sette castelli, o sette torri triturrite dorate. Il re Alfonso si era, infatti, sposato con la figlia del re di Castiglia. Le sette torri sono, comunque, quelle dell’Algarve. Giovanni I dopo la battaglia di Aljubarrota, del 1385, nella quale sconfisse i Castigliani che volevano impadronirsi del Portogallo, introdusse nello stemma i gigli verdi della croce dell’Ordine dei cavalieri d’Aviz. Giovanni II riportò nel 1481 lo stemma alla forma tradizionale. Tutti i membri della famiglia reale compreso l’Infante, l’erede al trono, usarono speciali segni, detti in araldica brisure, per differenziare lo stemma da quello del sovrano. Le città portoghesi continuarono ad usare sigilli lo stemma originario, quello di Sancho I. Gli araldi ed i letterati del XV secolo cominciarono ad abbellire ed infiorettare di leggende e significati esoterici questo siffatto stemma. Luis de Camões, il più celebre poeta nazionale portoghese, ne I Lusiadi, scritti nel 1572, ci dice che il primo re del Portogallo, Alfonso I, avrebbe usato i cinque scudi dopo la battaglia di Ourique del 1137, nella quale aveva sconfitto altrettanti re mussulmani. Prima della battaglia, Gesù Cristo apparve in sogno al re, predicendogli la vittoria e chiedendo di porre sul proprio scudo il segno eletto, le piaghe lasciategli dalla croce. Vincendo cinque re crudi, doveva dipingere d’azzurro cinque scudi. Cinque re sconfitti, cinque le piaghe di Cristo: cinque scudi. E dentro i cinque scudi i bisanti sono le monete del tradimento di Giuda. Il re, infatti, contava due volte i bisanti dello scudo centrale, « e così ottiene il numero compiuto, essendo per valore raddoppiato, quello in mezzo alla Croce collocato ».  Probabilmente, però, quelle figure, che diverranno bisanti, saranno in origine semplici chiodi usati per applicare gli scudetti nello scudo. Molte figure araldiche derivano, infatti, da rinforzi o da elementi materiali dello scudo diventati, successivamente, figure dipinte.