
di Vittorio Zucconi
Al fronte del loro dovere quotidiano, fra trincee di pacchi postali, di
cartoline e di lettere, cadono due uomini assassinati da un nemico che attacca
in loro il simbolo più mite, più inerme e più sicuro dell'american way of
life, il postino. Due impiegati della posta centrale di Washington, quella che
ha smistato le lettere all'antrace recapitate al Senato degli Stati Uniti, sono
morti con sintomi "altamente sospetti" di antrace, due loro colleghi
sono in ospedale in condizioni molto serie. E tre settimane e 42 casi dopo il
primo morto e la contaminazione di altri uffici postali in New Jersey e in
Florida, il Dod, (il dipartimento della Difesa), il Doj (il dipartimento della
Giustizia) Fbi, Cia, Nsa, Cdc, e tutta la minestra dell'alfabeto federale
americano pure inondato dai miliardi stanziati da Bush per la "guerra al
male" non hanno ancora la più vaga idea di chi diffonda, e da dove venga,
il male. O, se ce l'hanno, non osano dirlo.
E' sera, qui a Washington, mentre scrivo e la posta è in ritardo come non l'ho
mai vista in ritardo. L'ora della consegna è passata e forse aspetteremo invano
la quotidiana rassicurazione di quella normalità che oggi, mentre la guerra
arriva nelle sale smistamento lettere, ci sembra straordinaria. Non sono ancora
arrivate le lettere degli amici, le fatture, gli assegni, neppure quella odiosa
junk mail, la posta spazzatura di cataloghi e depliant patinati che adesso
accoglieremmo con piacere, pur di ricevere qualcosa. La sede centrale a
Brentwood, nel ghetto nero della capitale, e la sezione di posta aerea nel
vicino aeroporto di Baltimora sono rimaste chiuse per ore, per disinfestazione,
per confusione, per dolore e per paura.
Non sappiamo, perché persino il ministro della Difesa Rumsfeld confessa
pubblicamente di non capirci niente e di non voler attribuire ad Al Qaeda questa
offensiva batteriologica, se questo sia un "salto di qualità", un
nuovo fronte aperto dai vigliacchi delle spore anonime, se le poste siano
diventate un obiettivo primario della campagna degli untori o se i postini siano
caduti sotto i colpi diretti ai media, i politici, alle televisioni
("Nostri eroi caduti sul fronte interno", li ha definiti solennemente
Bush ieri sera).
Ogni sospetto rimane lecito, ogni attribuzione possibile, da Saddam Hussein con
la sua "dottor Batterio", la scienziata che lui ingaggiò a Londra per
preparare armi biologiche, a Osama Bin Laden o a qualcuno dei mille nemici
interni ed esterni, nazisti, ariani, cristianofondamentalisti, abbagliati
dall'odio divorante che l'America e la sua potenza sanno scatenare. Ma i due
assalti a Washington, che hanno imposto prima la chiusura della Casa dei
rappresentanti eletti del popolo, il Congresso e poi hanno ucciso i postini e
infettato la corrispondenza, sono l'esatto equivalente simbolico del massacro di
Manhattan. Sono attentati all'anima, prima che al corpo, di una nazione. Chi
infetta la posta, fa sentire infetti tutti.
I due miliardi al giorno di "pezzi" che gli 800 mila uomini e donne
della US Mail consegnano sono la circolazione vitale di un paese che in essi ha
una fiducia assoluta. Per posta viaggiano le pagelle scolastiche e gli assegni,
le foto del primo nipotino e le diagnosi cliniche, tutto, e l'alibi italiano che
attribuisce le proprie negligenze al disservizio della Posta, qui non attacca.
Qui la posta funziona. Contro i 40 mila uffici postali sparpagliati nel
territorio di una nazione continente si scatena periodicamente la paranoia del
folle armato di fucile mitragliatore, che abbatte a raffiche clienti e postini.
La US Mail, che è un'azienda privata, non un'agenzia pubblica, controllata e
sorvegliata dal governo federale, fu il primo "esercito civile"
razzialmente integrato, che accolse con pari opportunità e stipendi bianchi e
neri, cinesi e latinos, maschi e femmine. Non ricordo casi di truffe o di furti
commessi da postini o da uffici postali. La posta è più che un servizio, è
una chiesa laica. Le cassette blu scuro agli angoli delle strade sono i suoi
tabernacoli.
Profanarli con il sospetto del bacillus anthtracis è la più sottile
vigliaccata che i bioaggressori, gli spregevoli guerrieri che neppure osano
firmare le proprie imprese, possano concepire. Come già l'Unabomber, che
utilizzava appunto la posta per trasmettere i suoi ordigni esplosivi alle
proprie vittime, così i diffusori dell'antrace sanno che niente è più amato
del postino, dunque niente fa più paura. Trasformarlo in terrorista
involontario, in strumento di morte, vuol dire realizzare l'incubo classico
visto in dozzine di film di fantascienza e letto in volumi di horror stories,
dove il mostro, il demonio, l'alieno, hanno la fattezze familiari delle persone
più care e inoffensive. Il postino, diviene the human bomb, la bomba umana. Il
nemico siamo noi.
Ma ciò che innesca la bomba, che la fa ticchettare, è l'ignoranza degli autori
e delle loro intenzioni, la certezza che chi carica le buste di spore non ha
scrupoli, non ha pietà, non ha certamente obiettivi negoziabili e reali, altro
che l'ansia di sfogare un oceano di odio e di rabbia per l'America e gli
americani, visti come colpevoli di ogni male della terra. Quando l'Fbi, con
un'operazione di efficienza tanto straordinaria quanto lo fu la sua incapacità
di prevenzione, identificò in poche ore 19 dirottatori che pilotarono i quattro
aerei suicidi, il male non fu cancellato né punito, ma acquistò un volto, un
nome, un corpo, divenne, se non più rimediabile, almeno comprensibile. Ma di
queste spore microscopiche e di chi pazientemente le chiude in busta, le
francobolla e le imposta, non si sa nulla.
Le autorità oscillano tra la voglia di dire tutto e la paura di seminare il
panico. Offrono un milione di dollari, due miliardi, contro l'Untore. I generali
e il ministro della Difesa, che raccontano di bombardamenti in terre
lontanissime inseguendo obiettivi spettrali come le foto a infrarossi che
distribuiscono, non indicano più in Saddam Hussein o in Osama il possibile
diffusore del batterio, perché incriminare l'Iraq li costringerebbe a
dichiarare un'altra guerra a Bagdad, per finire la vittoria incompiuta di Bush
il Vecchio e accusare Al Qaeda attribuirebbe alla cupola del terrore la capacità
di piegare gli Stati Uniti con qualche cucchiaiata di polverina infetta. Basta
uccidere due poveri postini per rendere impotente una superpotenza?
No. Ecco arrivare il cigolo dei freni sempre mal registrati di quei furgoncini
bianchi. Ecco la posta è arrivata, in ritardo, ma anche questa sera, dalla sede
centrale, quella dove due uomini sono già morti e altri due stanno
boccheggiando. Il camioncino è spuntato come sempre dietro gli alberi ancora
verdissimi di questo autunno straordinariamente dolce, a New York e Washington,
nelle città della insensata guerra che qualcuno ha dichiarato all'America, per
punirla della colpa di esistere. Vedo dalla finestra la postina coi guanti di
gomma infilare le solite fatture del gas e del telefono nella mia casella. Chi
ha lanciato l'offensiva della peste in polvere sappia che si può anche
sconfiggere l'esercito degli Stati Uniti, ma nessuno può fermare i suoi
postini.