di Giuliano Zincone

 

 

Con la consueta petulanza isolana, il quotidiano inglese The Guardian esprime qualche beffardo stupore per la qualità e la quantità del cordoglio che noi italiani abbiamo dedicato alla morte di Maria Grazia Cutuli, la giornalista del Corriere assassinata in Afghanistan. «L’Italia ha ricevuto la notizia come un pugno nello stomaco ed è imbacuccata nel lutto. Una cronista coraggiosa è stata trasformata in una martire della patria. Questa donna, che prima era sconosciuta, è ora simbolo d’ardimento e fonte d’orgoglio per un Paese che ha bisogno d’eroi». Con queste parole (che abbiamo riassunto), il Guardian sottolinea bonariamente le nostre inclinazioni sentimentali, piagnone e vittimiste. Poi aggiunge che i nostri mass-media hanno riferito la notizia con toni scioccanti, che l’evento è stato vissuto come una tragedia nazionale e che (addirittura) «gli amici, i parenti e i colleghi hanno pianto».
«E se non piangi, di che pianger suoli?», scriveva il vecchio Alighieri. Ma lui, appunto, era un toscano sentimentale. Sarebbe il caso di ricordare che quando i terroristi uccisero un loro concittadino (Klinghoffer), gli americani non si limitarono a piangere, ma alzarono i caccia e scatenarono una baruffa internazionale.
Ma limitiamoci al
Guardian e alla cultura che esso esprime, sempre svelta nel considerare gli italiani un po’ patetici e folkloristici. Pazienza: ciò è nel carattere di quella nostra nobile e antica colonia (romana), ingiustamente accusata d’imperturbabilità. Gli inglesi, al contrario, sono sempre capaci di giocondi stupori e, come i bimbi, si meravigliano di tutto.
Trovano buffo, per esempio, il cibo degli stranieri, e così chiamano «rane» i francesi, «crauti» i tedeschi e (indovinate) «spaghetti» gli italiani. Com’è l’umorismo inglese? Alimentare, Watson. Invece a Londra circolano poche barzellette sulla mucca pazza, ma ciò è comprensibile. Il britannico diventa ironico, quando il dolore mediterraneo gli sembra eccessivo. Sfugge al critico del Guardian che le nostre emozioni per Maria Grazia Cutuli sono state sollecitate anche dal suo amore per il mestiere, dall’inedita complessità della guerra, dal suo recente scoop sul gas nervino, dall’inutile brutalità dell’agguato e perfino (ebbene, sì) dal suo raro impegno di donna in prima linea.
Quest’ultimo particolare, anzi, accende un’ulteriore lampadina nel cervello dell’analista britannico: «Ms Cutuli era una ragazza attraente», ecco perché gli italiani hanno esagerato nel lutto. Strano. Che cos’altro era Lady Diana? Chi la conosceva, prima che sposasse il principe di Galles? E quali altri meriti acquistò, a parte i fidanzamenti con alcune personalità dell’esercito e delle ex colonie? Lei sì che è stata santificata e onorata con tonnellate di fiori, con cerimonie (anche canore) trionfali, ed è morta in un incidente d’auto, mica al fronte. Chiaro, i Windsor sono memorabili perché nascono, si sposano, divorziano e cadono da cavallo. Vuoi mettere questa gloria con le lacrime per la nostra povera principessina in camionetta? Molti inglesi sono fatti così. Si stupiscono degli altri, e non si guardano mai allo specchio. Ricordo come sbeffeggiarono le piume dei nostri bersaglieri in Libano. «Penne di pollo», li chiamarono. Proprio loro, che hanno soldati con grembiuloni di leopardo, orsacchiotti in testa e gonne scozzesi. Quando i nostri incrociatori andarono a salvare i profughi vietnamiti, gli opinionisti di Londra sghignazzarono: «Navi italiane? Meglio il Titanic!» . E il famoso fair play ? Alla signora (oggi baronessa) Thatcher annunciarono in Parlamento che era morto l’onorevole Bobby Sands, dopo uno sciopero della fame. Lei rispose: «Macché onorevole, quello era un terrorista».
Secondo il Guardian , infine, noi giornalisti italiani siamo viscerali e opportunisti: avremmo approfittato della morte della collega per rifarci una verginità, per acquistare un prestigio eroico, per invitare i lettori a «genuflettersi» di fronte ai mass-media. Tutto questo, aggiunge l’astuto analista, in un Paese dove «la libertà di stampa è più fragile che nella maggioranza delle nazioni europee». Come no? Siamo talmente fragili che addirittura ci dispiace, quando uno di noi muore in Afghanistan.