di Sebastiano Vassalli

 

 

 

 

Il mondo, il nostro mondo, ha incominciato a cambiare verso la fine degli anni Ottanta del secolo scorso, con la fine dell’Urss e la caduta del muro di Berlino. Prima di quell’epoca noi avevamo tante certezze: sapevamo cos’è il Bene e cos’è il Male, cos’è la Destra e cos’è la Sinistra, cosa sono le Guerre. Ora, qualcuno si chiede se quella in atto sia una vera guerra: perché, quella in Bosnia lo era? E quella in Palestina lo è? L’esplosione delle Torri gemelle ha reso tangibile ciò che era già in atto nel mondo da parecchi anni: l’odio è sfuggito di mano agli Stati, che non lo controllano più. Con che cosa si sconfigge l’odio: con i carri armati? Con i missili? Con le portaerei? La letteratura dei Paesi occidentali dovrebbe attrezzarsi (ma dubito che voglia farlo) per capire e per raccontare l’odio. Per decenni, s’è illusa di poterlo seppellire sotto una poltiglia di buoni sentimenti; se poi i buoni sentimenti non bastavano, c’erano le dietrologie. Mi fa ridere chi, ancora oggi, cerca di spiegare tutto con il petrolio. Mi fa ridere chi marcia per la pace, e non sa più cosa sia la guerra. L’odio è più forte del petrolio e dei carri armati. Per vincerlo, bisogna capirlo; per capirlo, bisogna raccontarlo; per raccontarlo, bisogna superare il tabù che ci impedisce di parlarne. Per arrivare alla pace bisogna usare la testa. I piedi non bastano.